
Curarsi lontano da casa significa affrontare non soltanto la malattia, ma anche le spese di viaggio, il costo di un alloggio e le difficoltà di conciliare l’assistenza a un familiare con il lavoro. È una realtà che riguarda anche i pazienti di Roma e del Lazio che devono spostarsi per ricevere cure specialistiche. A occuparsi dell’accoglienza di malati e accompagnatori è anche CasAmica ODV, presente con sei strutture tra Milano, Lecco e Roma, che nel 2025 ha ospitato quasi 6mila persone per un totale di 40.500 notti. L’associazione ha annunciato il Progetto 3.000, una nuova casa di accoglienza a Segrate, vicino all’IRCCS Ospedale San Raffaele, che dovrebbe aprire entro il 2027. La struttura avrà 75 posti letto, spazi ambulatoriali e un’area riabilitativa, con l’obiettivo di ridurre gli spostamenti dei pazienti verso l’ospedale e offrire un sostegno più completo alle famiglie.
I numeri della mobilità sanitaria sono stati presentati lunedì 26 ottobre a Palazzo Lombardia, durante l’incontro «Un nuovo modello di accoglienza socio-sanitaria – Progetto 3.000», promosso da CasAmica in collaborazione con la Regione. Secondo i dati del ministero della Salute illustrati nel corso dell’iniziativa, 99.898 pazienti residenti fuori regione sono stati ricoverati negli ospedali lombardi per acuti in regime ordinario, mentre 46.120 lombardi hanno ricevuto cure fuori dal territorio regionale. Il saldo positivo è di 53.778 ricoveri. Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo economico attivo per la mobilità sanitaria di 645,8 milioni di euro. A livello nazionale, i ricoveri fuori regione sono stati 691.640 e la quota di mobilità sanitaria è passata dal 7,2% del 2004 all’8,6%. Dati che raccontano un fenomeno che coinvolge pazienti e familiari costretti a spostarsi per accedere alle cure.
Dietro i trasferimenti tra regioni c’è un costo che non compare nei bilanci ospedalieri. Le elaborazioni di ALTEMS – Università Cattolica del Sacro Cuore sui pazienti con malattie rare indicano una distanza media di 185 chilometri tra la propria abitazione e il centro di cura. Chi deve pernottare fuori casa trascorre lontano dalla propria abitazione circa nove giorni all’anno, con una spesa media di 134 euro a notte per l’alloggio. Il peso riguarda anche chi assiste il malato: i caregiver perdono in media 43,7 giornate lavorative l’anno, equivalenti a circa 3.650 euro di mancata produttività. Un’indagine EMG Different per CasAmica condotta tra i residenti del Sud e delle Isole che si sono curati fuori regione conferma le difficoltà: il 60% indica tra i principali ostacoli il costo dei trasporti, il 59% quello degli alloggi e il 58% dichiara che avrebbe avuto bisogno di una sistemazione gratuita o a prezzo calmierato. Milano è la destinazione di un migrante sanitario su quattro.
Il progetto di Segrate prevede due miniappartamenti, un piano dedicato ai bambini e alle loro famiglie, un auditorium e un giardino. Il cantiere, avviato nel maggio 2025, è nella fase degli impianti e dei rivestimenti. La conclusione dei lavori è prevista all’inizio del 2027, con apertura entro la fine dell’anno. Sono in fase di definizione accordi con le strutture sanitarie, a partire dal San Raffaele, per consentire agli ospiti di ricevere nella casa alcune prestazioni ambulatoriali e cure domiciliari. Prevista anche la collaborazione con realtà del Terzo Settore, tra cui Fondazione Telethon, Prometeo e Fondazione Oxiamo. Alcuni servizi saranno aperti alla cittadinanza di Segrate. «Il ricovero è coperto dal sistema sanitario, ma viaggio, alloggio e giornate di lavoro perse restano sulle spalle delle famiglie», ha dichiarato Marinella Vedani, vicepresidente di CasAmica, sottolineando la necessità di un’alleanza tra istituzioni, ospedali e organizzazioni non profit. L’associazione, che in quarant’anni ha accolto oltre 150mila persone, punta così a rafforzare un modello in cui l’accoglienza diventa parte del percorso di cura, sostenendo anche chi accompagna i pazienti lontano dalla propria città.
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