
Due giorni di mobilitazione proclamati dal Sindacato medici italiani (Smi) contro l'accordo sulle Case della Comunità, con un presidio chiave organizzato proprio a Roma.
I medici di medicina generale convenzionata incroceranno le braccia il 15 e 16 settembre 2026 per protestare contro l'accordo stralcio sottoscritto il 23 giugno scorso. Al centro della contestazione ci sono nodi cruciali come il debito orario imposto nelle strutture e la contrarietà all'attuale impostazione del ruolo unico in medicina generale, mentre il sindacato rilancia l'importanza di un'azione unitaria per difendere la dignità della categoria e il diritto alla salute dei cittadini.
La protesta punta a ottenere risposte concrete su diversi fronti ritenuti vitali per la tenuta del sistema sanitario. Tra le proposte avanzate figurano l'istituzione di un doppio canale con accesso volontario alla dipendenza, l'attivazione di una scuola di specializzazione universitaria dedicata e la reintroduzione dell'area della medicina dei servizi. I professionisti chiedono inoltre il rafforzamento degli organici del 118 e il riconoscimento di tutele essenziali, come quelle per maternità e infortunio. Una linea di fermezza che trova riscontro anche nel forte consenso della base: la petizione n.1451 promossa dalla segretaria generale Pina Onotri ha infatti superato le 9.300 firme in soli 40 giorni.
La Capitale rappresenta il fulcro centrale della prima giornata di protesta, fissata per domani 15 settembre. Lo Smi ha convocato tutti i medici romani e laziali per un sit-in di forte protesta che si terrà dalle 10:00 alle 13:00 direttamente presso la sede sindacale di via Sambucuccio d'Alando 9. Un'occasione di confronto e assemblea aperta per far sentire la voce della medicina territoriale proprio nel cuore delle istituzioni nazionali.
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