Roma, 21 luglio 2026
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Psicologo di base nel Lazio, Sara Battisti: «La salute mentale non può dipendere dal reddito»

La proposta di legge regionale di iniziativa popolare è attesa in Aula alla Pisana il 16 settembre. Oltre 13mila le firme raccolte per istituire un servizio di assistenza psicologica primaria nelle Asl

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 8'
Psicologo di base nel Lazio, Sara Battisti: «La salute mentale non può dipendere dal reddito»

Il 16 settembre è atteso in Aula, al Consiglio regionale del Lazio, l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Servizio di assistenza psicologica primaria. Il testo rappresenta una nuova tappa di un percorso politico e legislativo avviato nel 2019, quando fu depositata una precedente proposta dedicata alla sperimentazione dello psicologo delle cure primarie.

Il provvedimento prevede l’attivazione del servizio in ogni Asl del Lazio, a livello di distretto sanitario, con la presenza di uno psicologo o di una psicologa ogni 15mila abitanti. Si tratta quindi di una figura traducibile in quella di uno "psicologo di base" chiamata a offrire un primo livello di valutazione e intervento e a operare in collaborazione con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e servizi specialistici di salute mentale.

Alcune regioni, tra cui Campania e Puglia, hanno già approvato norme analoghe. Nel Lazio la campagna ha raccolto oltre 13mila firme attraverso banchetti e iniziative organizzate in tutto il territorio regionale. Tra le principali promotrici politiche dell’iniziativa c’è la consigliera regionale del Partito democratico Sara Battisti, che La Capitale ha intervistato per approfondire obiettivi, funzionamento e prospettive della proposta.

La salute mentale in Italia

Partiamo dal quadro generale. Dopo il Covid la salute mentale è entrata con maggiore forza nel dibattito pubblico, ma spesso sembra tornare ai margini dell’agenda politica. Secondo lei, in Italia è ancora sottovalutata?

«Purtroppo sì. I numeri ci dicono che non siamo davanti a un fenomeno marginale. Nel 2024, ovvero gli ultimi dati disponibili, i servizi di salute mentale hanno assistito oltre 845 mila persone in Italia e quasi 273 mila sono stati nuovi utenti: significa che il bisogno continua a crescere».
«Anche nel Lazio i Dipartimenti di Salute Mentale registrano una pressione sempre maggiore, soprattutto tra giovani e adolescenti, con liste d’attesa che spesso costringono le famiglie a rivolgersi al privato».
«La pandemia ha acceso i riflettori su un problema che esisteva già, ma una volta superata l’emergenza il tema è tornato a essere affrontato in maniera episodica. Per noi la salute mentale deve diventare una priorità strutturale del Servizio sanitario, perché il benessere psicologico è parte integrante del diritto alla salute e non può dipendere dal reddito delle persone».

Nella relazione che accompagna la proposta si richiama l’aumento della domanda rivolta ai servizi specialistici di salute mentale. Secondo lei, questo incremento dipende soprattutto dal peggioramento delle condizioni sociali, economiche e relazionali oppure da una maggiore consapevolezza e, quindi, da una più ampia emersione del bisogno?

«Credo che entrambe le componenti abbiano inciso. Da un lato viviamo una fase caratterizzata da precarietà lavorativa, fragilità economiche, isolamento sociale e incertezza, che inevitabilmente hanno un impatto sulla salute mentale. Dall’altro è cresciuta la consapevolezza: oggi chiedere aiuto è meno stigmatizzato rispetto al passato».
«Questo è un segnale positivo, ma impone alle istituzioni una responsabilità ancora maggiore. Oggi nel Lazio il diritto alla salute mentale dipende troppo spesso dal conto corrente: chi può, paga uno psicologo privato, chi non può, aspetta o rinuncia. È questa la disuguaglianza che vogliamo cancellare».

Venendo al Lazio, la proposta punta a istituire un servizio di assistenza psicologica primaria nelle Asl. Quale vuoto dovrebbe colmare rispetto ai servizi già esistenti, come i centri di salute mentale, i consultori, i medici di medicina generale e i pediatri?

«Il nostro obiettivo non è sostituire i servizi esistenti, ma rafforzarli. Oggi esiste un vuoto evidente tra il medico di medicina generale e i Centri di salute mentale, che intervengono quando il disagio è già diventato importante».
«Lo psicologo delle cure primarie serve proprio a intercettare precocemente il bisogno, offrendo ascolto, valutazione e primi interventi, lavorando in stretta collaborazione con medici, pediatri, consultori e servizi territoriali».

«Nel Lazio il diritto alla salute mentale dipende troppo spesso dal conto corrente: chi può, paga uno psicologo privato; chi non può, aspetta o rinuncia. È questa la disuguaglianza che vogliamo cancellare»

«La prevenzione da parte dello psicologo è alla base di questa riforma. Prevenire significa anche evitare che situazioni affrontabili diventino patologie più complesse. È un lavoro che considero molto importante, e approfitto per ringraziare per il prezioso supporto la segretaria nazionale Pd, Elly Schlein, il sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri e tutti i promotori che hanno dato ancora più valore a questa iniziativa».

La maggioranza regionale ha più volte rivendicato interventi sulla salute mentale e il presidente Francesco Rocca ha parlato della necessità di riportare il tema al centro dell’agenda politica. Perché, allora, sullo psicologo di base si è aperto uno scontro?

«Questo testo può rappresentare il punto di partenza di un lavoro che possiamo portare avanti e completare assieme. Se tutti condividiamo che la salute mentale sia una priorità, allora dovremmo lavorare in maniera sinergica per dare una risposta concreta ai cittadini».

«La prevenzione da parte dello psicologo è alla base di questa riforma. Prevenire significa anche evitare che situazioni affrontabili diventino patologie più complesse»

«Si tratta di una proposta nata da un'iniziativa popolare e sostenuta da oltre tredicimila persone di ogni colore politico. Noi non rivendichiamo una bandiera: chiediamo semplicemente che si dia una risposta concreta a un bisogno reale».

Avete criticato la maggioranza sostenendo che ci sarebbe il rischio di annacquare o stravolgere il testo della proposta. Quali sono i punti che considerate non negoziabili?

«Ci sono alcuni principi che per noi sono fondamentali. Il primo è che il servizio sia pubblico, gratuito e universale. Il secondo è che lo psicologo delle cure primarie sia inserito stabilmente nelle Asl e non affidato a progetti sperimentali o temporanei. Il terzo è la piena integrazione con la medicina territoriale e con i servizi di salute mentale già esistenti. Se vengono meno questi elementi, il rischio è di costruire un provvedimento che cambia poco nella vita delle persone».

Nel promuovere la proposta avete esaminato i modelli già attuati in altre regioni? Ci sono esperienze dalle quali avete tratto indicazioni utili, anche rispetto alle criticità emerse?

«Il nostro è un testo che è stato depositato già nel 2019 dopo un lungo confronto con professionisti, ordini e associazioni che hanno dato un contributo decisivo a questa proposta».
«In altre regioni, e faccio l’esempio della Puglia e della Campania, hanno approvato leggi molto simili alla nostra proposta. È chiaro: ogni territorio ha caratteristiche diverse, ma un elemento accomuna le esperienze più efficaci e cioè che lo psicologo funziona quando è inserito nella rete delle cure primarie e lavora in équipe con gli altri professionisti della sanità territoriale. È questa l’impostazione che abbiamo scelto anche per il Lazio».

Uno degli aspetti di maggiore interesse per i cittadini riguarda il funzionamento concreto del servizio. Se la proposta diventasse legge, come immaginate l’accesso allo psicologo di base? Attraverso il medico di medicina generale, il pediatra e i servizi territoriali oppure anche su richiesta diretta del cittadino?

«L’idea è costruire un servizio semplice e accessibile. Il cittadino potrà arrivare allo psicologo attraverso il medico di famiglia, il pediatra, i servizi territoriali o gli altri canali della rete sociosanitaria, ma vogliamo favorire anche modalità di accesso diretto, proprio per evitare percorsi burocratici che spesso rappresentano il primo ostacolo. Il principio deve essere uno: chi manifesta un bisogno non deve sentirsi rimbalzato da un ufficio all’altro».

L’ultimo punto riguarda l’attuazione. La proposta prevede una figura inserita nel sistema delle Asl e integrata con gli altri servizi presenti sul territorio. Come si può costruire concretamente questa rete, evitando sovrapposizioni e garantendo tempi rapidi di presa in carico?

«La sfida è proprio quella di fare rete. Oggi troppo spesso ogni servizio lavora separatamente, mentre le fragilità delle persone sono complesse e richiedono risposte integrate».
«Lo psicologo delle cure primarie dovrà rappresentare un punto di raccordo tra sanità, servizi sociali, realtà territoriali e comunità locali, attraverso percorsi chiari e condivisi. Solo così sarà possibile garantire una presa in carico tempestiva, evitare duplicazioni e utilizzare al meglio le risorse disponibili. È questa la direzione verso cui deve andare una sanità territoriale moderna, vicina alle persone e capace di prevenire prima ancora che curare».
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