Roma, 9 settembre 2026
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Lavoro, nel Lazio crescono gli infortuni tra i giovanissimi: la Cgil chiede interventi strutturali

Il dato più drammatico è quello dei decessi. Le denunce con esito mortale nella regione passano da 47 a 50. L'aumento è trainato in particolare da Roma, dove i morti sul lavoro salgono da 30 a 32, e da Latina, dove passano da 6 a 8

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Lavoro, nel Lazio crescono gli infortuni tra i giovanissimi: la Cgil chiede interventi strutturali

Nel Lazio l'estate di quest'anno lascia in eredità un dato che la Cgil ha definito da allarme rosso, con le denunce di infortunio sul lavoro cresciute a doppia cifra rispetto alla media nazionale proprio nei mesi più caldi. Solo a luglio i casi denunciati sono stati 3.645, il 6,7% in più rispetto allo stesso mese del 2025, oltre due punti sopra la media italiana.

Il bilancio dei primi sette mesi

Allargando lo sguardo da gennaio a luglio, il totale delle denunce nel Lazio sale da 25.607 a 27.576, un incremento del 7,7% contro il +5,3% registrato a livello nazionale. A crescere di più sono in particolare gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, passati da 19.836 a 21.645 (+9,1%).

Il dato più drammatico resta però quello dei decessi. Le denunce con esito mortale nella regione passano da 47 a 50. L'aumento è trainato in particolare da Roma, dove i morti sul lavoro salgono da 30 a 32, e da Latina, dove passano da 6 a 8. Restano invece stabili Frosinone (6) e Viterbo (4).

La mappa provinciale

L'aumento delle denunce riguarda quasi tutto il territorio regionale, ma con intensità diverse. A Viterbo l'incremento è il più marcato, +14% (da 1.112 a 1.268 casi). Seguono Roma, +8,1% (da 20.284 a 21.917), Rieti, +7,7% (da 676 a 728), e Latina, +5,5% (da 2.079 a 2.194). Più contenuta la crescita a Frosinone, +0,9% (da 1.456 a 1.469).

I settori più colpiti

Per numero assoluto di denunce, il comparto più esposto resta quello del trasporto e magazzinaggio, con 1.846 casi e un aumento del 7,9%. Seguono sanità e assistenza sociale (1.799 denunce, +5,3%), commercio (1.435, +5%) e costruzioni (1.343, +3,6%).

Colpiscono però soprattutto le crescite percentuali in settori meno tradizionalmente associati al rischio infortunistico. Le attività artistiche, sportive e di intrattenimento segnano un +41,4%, le attività professionali, scientifiche e tecniche un +18%, la pubblica amministrazione un +9,8% e i servizi di informazione e comunicazione un +8,8%. Un quadro che, secondo la Cgil, dimostra come il fenomeno non possa più essere circoscritto ai soli comparti considerati storicamente a maggior rischio.

Un capitolo a parte riguarda le nuove generazioni. Nei primi sette mesi del 2026 gli infortuni denunciati tra i 15 e i 34 anni sono stati 8.124, contro i 7.406 dello stesso periodo del 2025, un aumento del 9,7%, che porta l'incidenza di questa fascia d'età sul totale regionale dal 28,9% al 29,5%. La Cgil segnala inoltre il ruolo dei Pcto (gli ex percorsi di alternanza scuola-lavoro), che espongono studentesse e studenti al rischio di infortunio, oltre agli incidenti che si verificano nelle scuole, anche tra gli under 14, spesso legati alla carenza di manutenzione degli edifici scolastici.

Il ruolo del caldo estremo

Sul picco estivo pesa, secondo il sindacato, lo stress termico legato alle temperature record. Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, osserva come le giornate di rischio alto siano salite da 14 a giugno a 30 a luglio, e sostiene che le ordinanze anticaldo, pur utili, non siano più sufficienti da sole ad affrontare un fenomeno che definisce ormai strutturale. Di Cola chiede quindi interventi che vadano oltre la gestione emergenziale, una revisione degli orari e dell'organizzazione del lavoro nelle città, insieme a risorse per garantire un sostegno al reddito a chi è costretto a interrompere l'attività lavorativa a causa del caldo.

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