
«Guardate cosa stanno facendo a noi e al nostro quartiere. Non smettete di raccontare cosa sta accadendo, è l’unico modo per difenderci». Le parole di una portavoce degli occupanti dell’L38 Squat accusano l'Ater mentre a pochi metri dal sesto ponte, circa 70 persone presidiano l’area dopo lo sgombero iniziato all’alba di oggi.
La mobilitazione non si è limitata ai confini del quartiere infatti il focus della protesta si è spostato davanti alla nuova sede della Leonardo nata nel quartiere, su via Laurentina, davanti il centro commerciale Maximo.
L’operazione di sgombero è scattata alle 7, ma la resistenza degli attivisti era iniziata molto prima. «Tantissimi compagni dal resto della città ci hanno raggiunti fino alle quattro del mattino per difendere l'incolumità di chi era nell'occupazione», spiega la portavoce. Quando le forze dell'ordine hanno circondato il sesto ponte, una decina di attivisti è salita sul tetto.
«Sentire i colpi di mazzetta su uno spazio autocostruito in 35 anni, mentre l’Ater lo aveva abbandonato, ci ha ferito profondamente. Abbiamo curato quella cubatura rendendola un sogno di tanti sogni. Quelle case non le abbiamo mai sentite nostre: erano a disposizione di una comunità», raccontano.
Durante il presidio, una portavoce ha tracciato un parallelo tra lo sgombero locale e i conflitti internazionali, spiegando perché la protesta si sia diretta contro Leonardo S.p.A.: «Non vogliamo un’industria di morte nel nostro quartiere. La guerra è una merda a prescindere da quanto ricade sulle nostre tasche. I politici parlano solo di carovita per normalizzarla, ma sfugge il massacro quotidiano di intere popolazioni».
Il legame con la causa palestinese è diventato quindi il focus del discorso politico del pomeriggio: «Vedere quelle macerie ci ha fatto pensare immediatamente a chi da anni si sveglia sotto le bombe e vive nelle tende. Non sono le stesse macerie di Gaza, la nostra condizione resta privilegiata, ma la popolazione palestinese con la sua dignità ci insegna a vivere ogni giorno. Siamo con chi resiste alle occupazioni coloniali e alle bombe di Leonardo in ogni parte del mondo».
Lo sgombero mette fine a un’esperienza nata nel 1991 per colmare il deserto di servizi del Laurentino 38. In un quartiere pensato come autosufficiente ma rimasto privo di presidi sociali, l’L38 Squat aveva creato dal nulla una palestra, una sala prove, un hacklab e una radio. Tutto questo dovrà ora lasciare spazio a un progetto della Regione Lazio da 7 milioni di euro per la costruzione di 56 alloggi popolari e studenteschi.
Il progetto, fermo da cinque anni, è contestato dagli attivisti che sottolineano l'abbandono del patrimonio edilizio già esistente: «Siamo solidali con chi è sfruttato, ma anche con chi alza la testa ogni giorno nonostante le difficoltà».
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