
È stato presentato in Vaticano l’Osservatorio sul contributo all’ambiente delle tecnologie digitali, promosso dal Consiglio di Alti Studi della Pontificia Accademia di Teologia.
La conferenza stampa si è svolta lunedì 18 maggio 2026 e ha riunito rappresentanti della PATH, del mondo ambientale, della sostenibilità e del settore digitale. Al centro dell’iniziativa, il rapporto tra intelligenza artificiale, tecnologie digitali, ambiente e visione antropologica.
All’iniziativa hanno partecipato mons. Antonio Staglianò, vescovo e presidente della Pontificia Accademia di Teologia; padre Giuseppe Marco Salvati, prelato segretario della PATH e presidente dell’Osservatorio; Maria Siclari, presidente del Consiglio di Alti Studi della PATH e direttore generale ISPRA; Daniela Alba, del Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia; Maria Vittoria Trussoni, Head of Sustainability & Green Tech di NTT DATA Italia; e Carlo Simeone, segretario del Consiglio di Alti Studi della PATH.
L’Osservatorio nasce con l’obiettivo di mettere in relazione competenze diverse, dalla teologia alla sostenibilità ambientale, fino alle infrastrutture digitali, per affrontare gli effetti delle nuove tecnologie sull’ambiente e sulle relazioni umane.
Per mons. Staglianò, il tema non può essere ridotto alla sola definizione di regole. «Dare vita a un codice etico per l’Intelligenza Artificiale o per il digitale non è sufficiente», ha affermato il presidente della PATH, sottolineando che «un’etica slegata da una visione profonda dell’uomo rischia di diventare un regolamento freddo, facilmente manipolabile o sfruttabile a piacimento dai giganti del web».
Secondo Staglianò, occorre «ripartire dall’antropologia: ricordare che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio». Solo in questo modo, ha aggiunto, si può indirizzare la tecnologia «verso il vero bene».
Il presidente della PATH ha poi spiegato che l’Osservatorio «non sarà un tavolo per soli teologi, ma uno spazio aperto in cui tutti i saperi metteranno in comune le proprie competenze per un fine condiviso: la pace e la custodia del creato». Il pensiero teologico, ha concluso, «deve sapersi tradurre in buone pratiche per offrire soluzioni tangibili ai drammi della contemporaneità».
Un’impostazione condivisa anche da padre Giuseppe Marco Salvati, secondo cui «conoscere i mali che affliggono l’ambiente e rivalutare l’idea di “essere umano” come soggetto voluto da Dio quale nobile e speciale costruttore di pace e di rispetto fra tutte le creature» è uno degli impegni richiamati dal Magistero ecclesiale contemporaneo.
Maria Siclari si è soffermata invece sulla governance ambientale della transizione digitale. «Quando si valutano fenomeni complessi come quello delle innovazioni digitali, questi devono essere misurabili, valutabili e governabili», ha spiegato la presidente del Consiglio di Alti Studi della PATH e direttore generale dell’ISPRA.
Per Siclari, «monitorare l’ambiente significa, in ultima analisi, monitorare la “casa comune”». L’integrazione con la visione dell’ecologia dell’uomo, ha aggiunto, permette di superare una prospettiva puramente formale: «il dato ambientale diventa lo strumento per garantire la dignità umana, la salute e la sicurezza delle generazioni presenti e future».
Daniela Alba, Advocacy Coordinator del Segretariato di Giustizia Sociale ed Ecologia della Compagnia di Gesù, ha richiamato l’impatto materiale dell’innovazione digitale.
Secondo Alba, «le tecnologie digitali amplificano la domanda di materie prime ed energia» e per questo la Dottrina Sociale della Chiesa sollecita a considerare anche gli effetti antropologici e morali dell’innovazione.
Serve, ha spiegato, promuovere «uno sviluppo integrale che non lasci indietro i più vulnerabili come le comunità pastorali, gli indigeni e i contadini». In questo quadro, per Alba occorrono «trasparenza, regolamentazione e cooperazione internazionale» per ridurre l’impatto estrattivo e favorire l’economia circolare.
Dal fronte delle imprese tecnologiche, Maria Vittoria Trussoni di NTT DATA ha sottolineato che «la tecnologia non è una leva neutra, ma un abilitatore potente che genera a sua volta conseguenze».
Per questo, ha spiegato, «sostenibilità e innovazione devono essere pensate insieme, come parte integrante delle scelte di progettazione e di business».
Secondo Trussoni, dalle applicazioni di intelligenza artificiale e dati fino all’evoluzione delle infrastrutture digitali verso la fotonica, «la vera innovazione responsabile nasce quando il digitale è progettato sin dall’origine per essere sostenibile, contribuendo alla custodia del creato e allo sviluppo di una società più armonica».
Il segretario del Consiglio di Alti Studi della PATH, Carlo Simeone, ha illustrato gli impegni concreti e i prossimi passi dell’Osservatorio.
«L’obiettivo è quello di gettare ponti di dialogo con i produttori e i consumatori delle nuove tecnologie per ricercare comuni strade di comportamento che preservino l’ambiente», ha detto Simeone.
L’ambiente, ha precisato, non va inteso soltanto come «l’acqua, la terra, il mare, l’aria e il cosmo», ma anche come «la cultura e le relazioni di cui si alimentano i rapporti tra gli uomini, che tanto sono condizionati dall’uso delle nuove tecnologie».
Un primo appuntamento sul lavoro svolto dall’Accademia, dal Consiglio di Alti Studi e dall’Osservatorio è previsto nel mese di ottobre, con un Forum di due giorni al quale parteciperanno rappresentanti impegnati a vario titolo nel settore delle tecnologie digitali.
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