
Incendio nell'area di Pomezia/Torvaianica dello scorso 8 giugno
Non è ancora finita la fase più calda dell'estate e il bilancio degli incendi in Italia è già pesante. E il Lazio non fa eccezione. È quanto emerge dal nuovo report «Italia in Fumo 2026» di Legambiente, diffuso oggi, proprio nella giornata segnata da un nuovo picco di caldo record sulla Penisola.
Secondo l'analisi dell'associazione ambientalista, condotta sui dati del sistema europeo Effis (European Forest Fire Information System), nella nostra regione tra il 1° gennaio e il 15 giugno 2026 si sono registrati 11 incendi, per un totale di 131 ettari di territorio andati in fumo.
Un dato che colloca il Lazio in una fascia intermedia rispetto al resto del Centro Italia, ma che comunque solleva preoccupazione se si considera che si tratta di mesi che, in teoria, dovrebbero precedere la fase di massimo rischio.
La vera anomalia, sottolineano da Legambiente, sta proprio in questo. I roghi non sono più un fenomeno confinato alle settimane più calde dell'anno, ma si manifestano ormai anche in inverno e in primavera, ben prima dell'avvio ufficiale della stagione Antincendio Boschivo (Aib), che a livello nazionale quest'anno va dal 15 giugno al 15 ottobre.
Allargando lo sguardo all'intero Paese, il report parla di 469 roghi registrati nei primi cinque mesi e mezzo del 2026, con un incremento del 36,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli incendi censiti nella stessa finestra temporale erano stati 344. Gli ettari bruciati a livello nazionale sono 9.545, una superficie equivalente a circa 13.368 campi da calcio.
Un dato che, se il trend dovesse proseguire con lo stesso ritmo, rischia di avvicinarsi al bilancio drammatico del 2025, definito da Legambiente un vero e proprio «annus horribilis»: lo scorso anno le fiamme avevano divorato in Italia 96.517 ettari, quasi il doppio rispetto al 2024.
Il report evidenzia come stia cambiando la mappa delle aree più esposte. Se al Sud si confermano le regioni storicamente più colpite — Sicilia (4.769 ettari bruciati e 175 roghi) e Calabria (1.543 ettari e 156 roghi), seguite da Campania, Puglia, Sardegna e Basilicata — a preoccupare gli esperti è soprattutto l'aumento dei roghi in territori del Centro-Nord finora considerati a basso rischio in questa fase dell'anno.
È il caso del Piemonte, passato da 23 a 355 ettari bruciati rispetto allo stesso periodo del 2025, e della Liguria, che con 386 ettari e 10 roghi supera ampiamente i 97 ettari registrati un anno fa. In Toscana, poi, il solo mese di maggio ha fatto segnare 623 ettari andati in fumo nella provincia di Lucca.
Nelle altre regioni del Centro, oltre al Lazio, Legambiente segnala l'Abruzzo (21 ettari e 1 rogo) e l'Umbria (24 ettari e 2 roghi).
Accanto ai dati, Legambiente ha indirizzato al Governo un pacchetto di 14 proposte per affrontare in modo strutturale il problema, dalla gestione sostenibile delle aree rurali al coinvolgimento delle comunità locali, fino al ripristino ecologico delle zone percorse dal fuoco e al potenziamento dei presidi statali sul territorio.
Tra le richieste principali c'è quella di anticipare l'avvio della stagione Antincendio Boschivo al 15 maggio, oltre alla piena applicazione della legge quadro 353/2000 sugli incendi boschivi e al rafforzamento delle sanzioni penali previste dal Codice penale.
Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha ribadito che la prevenzione resta l'unica difesa realmente efficace contro i roghi, insieme alla cura del bosco e al contrasto dell'abbandono delle campagne, chiedendo un aiuto concreto ai piccoli Comuni per l'aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco.
Sulla stessa linea Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell'associazione, secondo cui gli incendi boschivi in Italia non possono più essere considerati episodi eccezionali legati a poche settimane estive, ma vanno letti come il sintomo di una fragilità territoriale ormai diffusa in gran parte del Paese, da affrontare con pianificazione preventiva e non più solo con la logica dell'emergenza.
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