
«Oltre quella dei cervelli avremo anche la fuga della figa e dei peni». È così che ironica e provocatoria Valentina Nappi ha riassunto uno degli effetti più controversi della cosiddetta «tassa etica», al centro di una proposta di legge di iniziativa popolare presentata il 26 gennaio all’Hotel delle Nazioni di Roma e illustrata oggi 27 gennaio, in una delle sale del Senato.
La proposta di legge mira all’abrogazione della cosiddetta «tassa etica», un’addizionale del 25 per cento su Irpef e Ires applicata ai redditi derivanti dal settore pornografico. La misura è stata introdotta con la finanziaria 2006 dall’allora governo Berlusconi e, secondo i promotori, rappresenta una forma di imposizione fiscale basata su un giudizio morale e non sulla capacità contributiva.
Come chiarito di recente dall’Agenzia delle entrate, l’addizionale si applica anche ai contenuti audiovisivi prodotti su piattaforme digitali come Onlyfans, estendendo il perimetro della norma anche a creator e lavoratori online.
Secondo il testo della proposta promossa dai Radicali Italiani, la tassa viola una serie di diritti e di principi costituzionali fondamentali, tra cui la laicità dello Stato, l’uguaglianza dei contribuenti davanti alla legge, la libertà di espressione e il principio di capacità contributiva. Per i promotori si tratta di una misura punitiva e stigmatizzante, che colpisce un settore pienamente legale e che, in futuro, potrebbe essere estesa anche ad altre attività ritenute non etiche o scomode: «Ad esempio il cinema nelle scene più hard» evidenzia Valentina Nappi, «oppure - aggiunge Debora Striani, membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani e promotrice della campagna. - alla Boxe, al Body Building e chissà cos'altro... Da oltre vent’anni lo Stato italiano si arroga il diritto di imporre una morale attraverso il fisco, introducendo la cosiddetta “tassa etica” - continua e spiega Debora Striani -. Una misura che colpisce e penalizza una specifica categoria di lavoratori sulla base di un arbitrio morale che non dovrebbe avere cittadinanza in uno Stato laico, fondato sull’eguaglianza dei contribuenti davanti alla legge».
Striani sottolinea come la battaglia non riguardi solo il settore pornografico, ma la tenuta dei principi costituzionali: «Noi dobbiamo pagare le tasse non in base a quello che facciamo, ma in base a quanto guadagniamo».
Secondo i promotori, la tassa etica agisce come una forma di «censura indiretta», rendendo economicamente difficile o insostenibile lo svolgimento di un’attività legale. Un meccanismo che inciderebbe anche sulla libertà di iniziativa economica e sulla libertà di espressione, scoraggiando la produzione senza incidere sui consumi.
A spiegare gli effetti concreti della norma è Luiza Munteanu, content creator e promotrice della campagna: «La tassa etica è un 25% in più, oltre alle normali tasse, che colpisce chi ha redditi derivanti da porno». Secondo Munteanu, la misura non riduce il consumo di contenuti ma favorisce la delocalizzazione della produzione all’estero, colpendo una categoria che spesso fatica a esporsi per via dello stigma sociale.
Valentina Nappi evidenzia inoltre le difficoltà applicative della norma e l’incertezza nel definire cosa sia o meno pornografico, con il rischio di valutazioni arbitrarie. «È un deterrente a produrre porno», afferma, definendo la tassa «morale» e potenzialmente in grado di rendere economicamente insostenibile il lavoro.
Il convegno in Senato è stato promosso dai parlamentari di Azione, Marco Lombardo e Giulia Pastorella, e organizzato dai Radicali. Alla presentazione del 26 gennaio all’Hotel delle Nazioni sono intervenuti, tra gli altri, Filippo Blengino, segretario e Matteo Hallissey, presidente di Radicali Italiani, l’attrice Valentina Nappi e l’avvocato Francesco Leone.
L’obiettivo dichiarato della proposta di legge è eliminare una misura considerata discriminatoria e ripristinare un sistema fiscale «equo, neutrale e coerente con la Costituzione».
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