
Sciopero per Gaza (Foto d'archivio)
A Roma la mobilitazione per la Global Sumud Flotilla si sposta in corteo. Durante la giornata di sciopero generale nazionale indetta dall’Unione sindacale di base, la stessa ha annunciato una nuova iniziativa nella Capitale dopo l’intercettazione della Flotilla da parte di Israele.
Il corteo partirà alle 18 dal presidio di "piazza Gaza", così come è stata rinominata dagli attivisti piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini.
«Israele ha attaccato di nuovo la Global Sumud Flotilla, durante la giornata di sciopero generale indetta da Usb mentre le manifestazioni ed i presidi stavano cominciando. È il momento della mobilitazione generale», scrive il sindacato nel post pubblicato su Instagram.
L’Usb collega la chiamata in piazza alla difesa della missione umanitaria diretta verso Gaza: «Difendiamo la Global Sumud Flotilla, fermiamo il genocidio in Palestina e le politiche complici del Governo Meloni, che ci portano in guerra ed impoveriscono la popolazione».
La giornata di sciopero generale era stata indetta dall’Usb in tutti i settori «contro guerra e genocidio, carovita e sfruttamento» e a sostegno della Flotilla.
A Roma, il presidio nazionale era stato convocato proprio in piazza dei Cinquecento, con lo slogan «Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio». Dopo la notizia dell’intercettazione delle imbarcazioni, il sindacato ha rilanciato la mobilitazione con il corteo pomeridiano.
Anche nelle altre città, spiega Usb, per la mobilitazione dello sciopero erano previste più di 20 piazze e in diversi territori ci si sta organizzando per scendere in piazza anche nel pomeriggio.
Tra gli appuntamenti indicati dal sindacato figurano Genova, Palermo, Bologna, Torino, Pisa, Brescia, Bergamo, Padova e Cagliari.
La Global Sumud Flotilla è stata intercettata questa mattina da navi da guerra israeliane in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza. A denunciarlo è la stessa organizzazione internazionale, che parla di «un’altra aggressione illegale in alto mare».
Secondo la ricostruzione diffusa dalla missione, 52 imbarcazioni civili con a bordo 461 volontari provenienti da 45 Paesi sarebbero state intercettate mentre trasportavano verso Gaza cibo, latte in polvere per neonati e aiuti medici.
La missione era partita quattro giorni fa da Marmaris, in Turchia, con l’obiettivo dichiarato di creare un corridoio umanitario e «rompere l’assedio illegale di Israele» sulla Striscia di Gaza.
Gli organizzatori collegano l’operazione di oggi a quanto avvenuto due settimane fa al largo di Creta, quando le forze israeliane avevano abbordato e sequestrato 22 imbarcazioni civili nella zona greca di ricerca e soccorso, fermando 181 volontari.
La Global Sumud Flotilla denuncia «violazioni sistematiche del diritto marittimo internazionale», della libertà di navigazione in alto mare e della Convenzione Onu sul diritto del mare.
Secondo fonti interne alla missione citate dalla Dire, su 35 italiani presenti nella Global Sumud Flotilla, otto sarebbero stati presi dalle forze della Marina militare israeliana. Al momento non sono state rese note le identità delle persone trattenute e portate in Israele.
Di segno opposto la posizione del ministero degli Esteri israeliano, che definisce la Flotilla «un’altra provocazione per il gusto della provocazione», sostenendo che il suo scopo sia «servire Hamas, distogliere l’attenzione dal rifiuto di Hamas di disarmarsi e ostacolare i progressi sul piano di pace del presidente Trump».
La Global Sumud Flotilla respinge questa ricostruzione e accusa i media israeliani, in particolare l’emittente N12, di aver promosso una «campagna di propaganda coordinata» per giustificare l’intervento militare contro una missione che definisce «pacifica e non armata», composta da medici, giornalisti e operatori umanitari.
Il team legale della missione afferma di aver notificato alla comunità internazionale che eventuali episodi di violenza sarebbero «responsabilità esclusiva del regime israeliano». Gli organizzatori sostengono inoltre che siano in corso indagini in venti Paesi e che verranno perseguite responsabilità individuali davanti ai tribunali internazionali.
La Global Sumud Flotilla ha lanciato un appello ai governi, sostenendo che abbiano il dovere legale, ai sensi del diritto internazionale, di proteggere le missioni umanitarie.
L’organizzazione invita inoltre i cittadini a scrivere al proprio ministero degli Esteri e all’ambasciatore israeliano per chiedere il rilascio dei cittadini detenuti, un passaggio sicuro per i volontari ancora in mare e interventi per porre fine all’assedio di Gaza.
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