
Cambia radicalmente il quadro giudiziario del delitto di Federica Torzullo. La procura di Civitavecchia ha contestato a Claudio Carlomagno, marito della vittima, il reato di femminicidio, applicando per la prima volta nel caso la nuova fattispecie introdotta dall’articolo 577 bis del codice penale, che prevede la pena dell’ergastolo.
L’uomo era stato fermato dopo il ritrovamento del corpo della donna, rinvenuto sepolto in un canneto alle spalle dell’azienda di famiglia ad Anguillara Sabazia. In un primo momento l’accusa formulata nei suoi confronti era quella di omicidio, a cui si aggiungeva il reato di occultamento di cadavere.
Alla luce delle risultanze investigative, i pubblici ministeri – coordinati dal procuratore Alberto Liguori – hanno ritenuto che la condotta dell’indagato rientrasse nella nuova definizione giuridica di femminicidio, introdotta con un disegno di legge approvato lo scorso anno. La modifica del capo di imputazione rappresenta un passaggio centrale nell’inchiesta.
Secondo la norma, è punito con l’ergastolo chi cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come limitazione delle sue libertà individuali. Una cornice giuridica che, per gli inquirenti, rispecchia quanto emerso sul rapporto tra Carlomagno e la moglie.
Accanto alla nuova imputazione di femminicidio, resta contestato anche il reato di occultamento di cadavere. Claudio Carlomagno comparirà domani davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida del fermo, un passaggio decisivo per la prosecuzione dell’azione penale.
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