
Un passaggio decisivo dopo anni di stop. Dopo oltre quindici anni di passaggi amministrativi, rallentamenti e polemiche, arriva un nuovo capitolo per l’ex cinema Metropolitan, storica sala a due passi da piazza del Popolo. La commissione capitolina Urbanistica ha espresso parere favorevole alla riconversione dell’immobile, aprendo la strada alla trasformazione in uno spazio multifunzionale con presenza di attività commerciali. Il via libera è arrivato al termine della seduta presieduta dal consigliere della lista Gualtieri Tommaso Amodeo. Un passaggio tecnico ma politicamente rilevante, perché riguarda uno dei casi più simbolici del dibattito sulla tutela delle sale cinematografiche a Roma.
La vicenda del Metropolitan è da anni al centro di un confronto acceso tra chi chiede di salvaguardare integralmente le sale storiche e chi ritiene inevitabile una loro riconversione, almeno parziale, alla luce dei cambiamenti del mercato e delle abitudini del pubblico. A chiarire la posizione dell’amministrazione è stato l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, intervenuto durante la commissione: «Stiamo parlando della ratifica di un accordo di programma sottoscritto dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, pena la decadenza, ma che nasce ormai più di 15 anni e che ha visto varie vicissitudini». Un iter lungo e complesso, che ha attraversato diverse fasi amministrative e politiche, fino ad arrivare all’attuale proposta di riconversione.
Il progetto rappresenta una deroga rispetto alle norme urbanistiche vigenti, rafforzate negli ultimi anni proprio per proteggere i presìdi culturali della città. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione, non vuole però diventare un precedente generalizzato. «Dal punto di vista politico si tratta di una deroga perché, come voi sapete, abbiamo delle norme urbanistiche, che sono state anche rafforzate, sul presidio degli spazi culturali», ha spiegato Veloccia. «L’intento è quello di cercare di preservare queste realtà e di intervenire puntualmente, non in modo generalizzato, andando a valutare di volta in volta l’irreversibilità di una chiusura di un cinema, e quale sia davvero l’interesse pubblico che possa essere sotteso a una trasformazione». Il caso del Metropolitan, dunque, viene considerato specifico e non automaticamente replicabile altrove.
Nel ragionamento dell’assessore emerge con chiarezza una linea politica: evitare sia la conservazione integrale, ritenuta non sostenibile, sia una liberalizzazione totale delle riconversioni. «Se vogliamo essere onesti con noi stessi non possiamo pensare che tutte le sale cinematografiche chiuse potranno essere riaperte o mantenere funzioni legate al cinema. Allo stesso tempo, non possiamo neppure pensare che tutte le sale chiuse possano essere riconvertite liberamente a qualche altra cosa. Salvarle tutte sarebbe irragionevole, ma una buona quantità vogliamo cercare di riconvertirle. Non necessariamente a cinema, ma almeno mantenendo una vocazione culturale nei territori. Questa è una battaglia che almeno la maggioranza in Consiglio comunale, mi sento di dire, condivide». Un equilibrio complesso, che prova a tenere insieme sostenibilità economica e funzione sociale degli spazi.
Alla base della decisione c’è un accordo di programma tra Regione Lazio e Roma Capitale, rimasto a lungo in sospeso. «C’è stata la definizione dell’accordo di programma che non è arrivato a una sottoscrizione per una un parere negativo dato in Regione Lazio sull’applicazione della legge regionale proprio sui beni culturali», ha ricostruito Veloccia. La svolta è arrivata solo di recente, grazie a un intervento normativo regionale: «Dopodiché c’è stato un intervento legislativo della Regione Lazio a ottobre 2025, con un’interpretazione autentica dell’applicabilità, invece, della norma che aveva ostacolato la sottoscrizione dell’accordo in precedenza, che ha portato da parte della Regione la trasmissione a Roma capitale dell’accordo, che è stato sottoscritto dal sindaco Gualtieri, e successivamente dal presidente Rocca». Ora la parola passa all’Assemblea capitolina, chiamata a ratificare formalmente l’accordo, passaggio necessario perché la riconversione comporta una variante urbanistica.
Il progetto prevede la trasformazione dell’ex cinema in uno spazio polifunzionale, in cui convivranno attività commerciali e funzioni aperte al pubblico. Non una cancellazione totale della vocazione originaria, ma una riconfigurazione che punta a mantenere almeno in parte una dimensione culturale. Nel contesto urbano del centro storico, e in particolare nell’area intorno a piazza del Popolo, la scelta assume un valore simbolico: segna il tentativo di trovare un nuovo equilibrio tra memoria e trasformazione. Il destino del Metropolitan, insomma, racconta una città che cambia e che prova a ridefinire il ruolo dei suoi spazi culturali, senza rinunciare del tutto alla loro identità.
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