Roma, 24 marzo 2026
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Epatite A, salgono i casi tra Napoli e Lazio: 20 ricoveri all’Umberto I nell’ultimo mese, 24 segnalazioni a Latina

L’infettivologo Claudio Maria Mastroianni segnala l’aumento dei ricoveri a Roma, mentre a Latina l’Asl conta 24 casi. Tra le ipotesi, frutti di mare contaminati. Gli esperti insistono su cottura adeguata e vaccinazione

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 4 ore fa - TEMPO DI LETTURA 4'
Policlinico Umberto I Roma

Policlinico Umberto I Roma

L’epatite A torna al centro dell’attenzione sanitaria tra Campania e Lazio, con un aumento dei casi che coinvolge Napoli, la provincia di Latina e anche Roma. Al policlinico Umberto I nell’ultimo mese sono stati registrati 20 ricoveri, in prevalenza di persone provenienti dal Sud Pontino e dal Centro-Sud, mentre nella provincia di Latina l’Asl ha comunicato 24 segnalazioni e 6 ricoveri. Il quadro, secondo gli specialisti, richiede attenzione soprattutto sul fronte della prevenzione alimentare e della vaccinazione nelle aree considerate più esposte.

I ricoveri a Roma e i casi segnalati nel Pontino

A tracciare il quadro dal versante romano è Claudio Maria Mastroianni, direttore della Uoc Malattie infettive dell’Aou policlinico Umberto I, che riferisce di 20 ricoveri nell’ultimo mese. Si tratta, spiega, soprattutto di pazienti provenienti dal Sud Pontino o dal Centro-Sud. Solo nella giornata di ieri, aggiunge, la struttura ha ricoverato quattro pazienti arrivati dalla provincia di Latina. Le condizioni cliniche, secondo quanto riferito, sono buone, anche se per gli anziani può rendersi necessario un monitoraggio più stretto nei primi giorni di malattia.

Nel frattempo, il focolaio viene osservato con attenzione anche nel territorio pontino. L’Asl di Latina ha comunicato 24 segnalazioni nella provincia e 6 ricoveri. È questo il dato che alimenta l’allerta nel Lazio dopo il focolaio campano, dove i ricoveri hanno già superato quota 70 secondo i lanci riportati. In questo contesto, il collegamento tra l’area napoletana e il Lazio viene seguito con prudenza, senza che al momento emerga una ricostruzione definitiva sull’origine comune dei contagi.

L’ipotesi dei frutti di mare contaminati

Tra le ipotesi formulate dagli infettivologi c’è quella di una contaminazione alimentare legata ai frutti di mare. Mastroianni parla di casi «probabilmente» riconducibili a una contaminazione di questo tipo e richiama la possibilità che le forti piogge del mese scorso abbiano favorito un rimescolamento delle acque marine. In questa fase, però, la pista viene indicata come ipotesi e non come accertamento conclusivo.

Sullo stesso punto interviene anche Matteo Bassetti, che invita a evitare il consumo di frutti di mare crudi nelle aree colpite e insiste sulla necessità della prevenzione.

Secondo il primario, i casi registrati a Latina potrebbero verosimilmente essere collegati al consumo di molluschi crudi contaminati, forse per problemi legati alle fognature. Anche in questo caso, il riferimento resta quello di una valutazione preliminare, in attesa di verifiche puntuali da parte delle autorità sanitarie.

Prevenzione, vaccinazione e controlli

Sul piano delle misure da adottare, gli specialisti convergono su due indicazioni principali: cottura adeguata degli alimenti e vaccinazione. Mastroianni sottolinea che il virus può essere eliminato con una cottura ben eseguita, oltre i 100 gradi e protratta nel tempo, precisando che non è sufficiente un rapido passaggio in padella. Bassetti, dal canto suo, richiama il modello già sperimentato in altre regioni e indica nella vaccinazione uno strumento importante soprattutto nelle aree dove il virus potrebbe diffondersi con maggiore facilità.

Da Napoli arriva intanto una nuova circolare del prefetto Michele di Bari indirizzata ai sindaci dell’area metropolitana sulle misure di prevenzione del contagio. Nel corso del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è stato disposto il rafforzamento delle attività di controllo, il potenziamento della vaccinazione anti epatite A, il coordinamento dei presidi ospedalieri e l’istituzione di una task force per i controlli in locali pubblici, allevamenti, ristorazione e mercati.

Parallelamente, Legacoop Agroalimentare chiede che ogni valutazione venga condotta su basi scientifiche accertate, per evitare allarmismi e conclusioni affrettate che possano colpire indiscriminatamente il comparto ittico prima di una piena ricostruzione dei fatti.

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