
Marzo è il mese che, per tradizione, riaccende i riflettori sulla prevenzione oncologica femminile. Ma c'è chi, invece di aspettare appuntamenti sul calendario, lavora tutto l'anno perché la salute non conosce stagioni.
È il caso della dottoressa Silvia D'Onofrio, responsabile dei Centri Open Senologia del Gruppo INI, che ha costruito nel tempo qualcosa che va ben oltre il semplice centro diagnostico: un percorso integrato in cui la paziente non viene lasciata sola di fronte alla diagnosi.
Dott.ssa D’Onofrio, partiamo dall’inizio: quanto ha inciso la diagnosi precoce sull'andamento della malattia?
«Le campagne di prevenzione e screening hanno aumentato di gran lunga il numero delle diagnosi, ma a fronte di questo si riscontra una riduzione della mortalità. Nella maggior parte dei casi il tumore della mammella viene individuato in fase precoce grazie agli strumenti di prevenzione - in primis la mammografia, ma anche l'ecografia e metodiche di secondo livello. Se scoperto precocemente, abbiamo una percentuale di risoluzione del problema superiore al 95%, con una sopravvivenza che si attesta oltre l'88%. Va ricordato che il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nel sesso femminile: un tumore su tre della donna riguarda la mammella. Con la mammella, però, fare prevenzione è più semplice rispetto ad altri organi: basta un esame mammografico accompagnato da un'ecografia una volta l'anno per ottenere diagnosi assolutamente precoci, che si traducono in opzioni terapeutiche meno demolitive e farmaci meno impattanti.»
«Se scoperto precocemente, abbiamo una percentuale di risoluzione superiore al 95%, con una sopravvivenza oltre l'88%.»
Oltre alla mammografia, esistono comportamenti che aiutano a ridurre il rischio?
«La mammografia ci fa scoprire il tumore prima; lo stile di vita ci aiuta nella prevenzione primaria. Tutto ciò che vale come fattore di rischio per le altre forme tumorali vale anche per la mammella: evitare il fumo, la sedentarietà, l'obesità. Si è vista in particolare una forte correlazione tra aumento del grasso viscerale - quello addominale - e tumore della mammella. E poi l'alcol. Adottare uno stile di vita sano, con attività fisica almeno tre volte a settimana, aiuta concretamente a prevenire.»
Ci sono tappe da rispettare in base all'età?
«Al di sotto dei 40 anni è sempre bene eseguire una visita senologica completata da un'ecografia mammaria. Dopo i 40 anni si consiglia la mammografia abbinata all'ecografia. Esistono poi percorsi particolari: donne giovani con molti casi di tumore al seno in famiglia — di primo grado, quindi madre o sorelle — possono anticipare la mammografia dai 35 anni in su. Oppure donne con un rischio genetico accertato: alcune mutazioni non fanno necessariamente sviluppare il tumore, ma predispongono in misura tre volte superiore rispetto alla media. In quel caso il percorso è differente.»
Quali sono le principali evoluzioni tecnologiche nella diagnosi del tumore al seno?
«Da un punto di vista tecnologico, nell'ambito della mammografia è stata sviluppata la tomosintesi: il seno non viene più analizzato in modo statico ma dinamico, suddiviso in fettine sottili dello spessore di un millimetro, il che ci consente di rilevare il 40% dei tumori in più rispetto alla mammografia tradizionale. Negli ultimi anni si è poi affermata l'intelligenza artificiale — il cosiddetto CAD — che segnala ai radiologi le aree sospette a livello mammografico. È particolarmente utile quando si eseguono molti esami: fisiologicamente la soglia di attenzione può abbassarsi, e l'intelligenza artificiale ci aiuta a non perdere nulla. Chiaramente deve sempre avere concordanza con il nostro occhio clinico.»
Ci sono altre tecnologie disponibili nei centri senologici più avanzati?
«Sicuramente la tomosintesi e il mammografo dotato di intelligenza artificiale. Nei centri in cui non è disponibile la risonanza magnetica con contrasto — ad esempio per pazienti con pacemaker o claustrofobia — è possibile ricorrere alla mammografia con mezzo di contrasto, molto valida nella stadiazione prechirurgica. L'innovazione tecnologica nel campo della senologia è in continua evoluzione.»
«La tomosintesi suddivide il seno in fettine di un millimetro: rileva il 40% dei tumori in più rispetto alla mammografia tradizionale.»
Quanto è importante il lavoro multidisciplinare nella gestione delle pazienti?
«È fondamentale. C'è un motto a cui mi attengo sempre: se tutti guardiamo insieme, il rischio di errore si riduce al massimo. Siamo medici, ma siamo anche esseri umani: guardare una paziente con tanti occhi aiuta a vederla sotto ogni prospettiva. La mia è una prospettiva radiologica, ma c'è anche quella del radioterapista, dell'oncologo, del nutrizionista, dello psicologo. La malattia è l'espressione di tanti aspetti che vanno valutati insieme affinché il percorso della donna sia il più idoneo possibile. Siamo ormai su una medicina customizzata: a seconda delle caratteristiche della patologia e della singola paziente si interviene in modo assolutamente mirato.»
Se dovesse sottolineare un messaggio sulla prevenzione primaria, quale sceglierebbe?
«Sicuramente l'alimentazione. Vedo tante persone poco attente a questo fattore, che è a mio avviso fondamentale: il corpo assimila quello che introduciamo con il cibo. Un'alimentazione sana ci aiuta a stare in forma, soprattutto dal punto di vista oncologico.»
Marzo è spesso associato a iniziative di sensibilizzazione. Come vi muovete come gruppo?
«Devo dire che sono un po' contraria a queste iniziative concentrate solo in certi mesi dell'anno. Le mie pazienti sono istruite a controllarsi ogni mese, perché la prevenzione non può ridursi a un controllo simbolico in un periodo preciso: bisogna controllarsi sempre. Marzo ci ricorda l'importanza della prevenzione, ma la prevenzione va fatta tutto l'anno. Come gruppo non facciamo iniziative straordinarie: siamo attive tutto l'anno, praticamente ogni giorno, a seguire le nostre pazienti.»
«Abbiamo però attivato un servizio che si chiama SOS Seno: tutte le pazienti che avvertono un'urgenza - scoprono improvvisamente un nodulo, percepiscono un cambiamento nella forma del seno o nella cute - possono contattarci e noi nel giro di massimo 24 ore le prendiamo in carico, le studiamo e le valutiamo. È un servizio completamente gratuito, nato in epoca Covid per aiutare le donne che non avevano accesso alle strutture ospedaliere, e che abbiamo deciso di mantenere attivo. È molto apprezzato anche dai medici del territorio, che indirizzano a noi le pazienti con questo tipo di problematica.
«Il messaggio che voglio che arrivi è questo: la prevenzione non deve avvenire a marzo o a ottobre. Deve avvenire sempre.»
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Silvia D'Onofrio è medico radiologo specializzata in senologia e responsabile dei Centri Open Senologia del Gruppo INI. Entrata nel gruppo a 29 anni, ha sviluppato nel tempo un modello di senologia integrata che accompagna la paziente dalla diagnosi alla terapia attraverso un approccio multidisciplinare. Sotto la sua guida è stato attivato il servizio gratuito SOS Seno, che garantisce presa in carico entro 24 ore per le urgenze senologiche.
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