Roma, 29 giugno 2026

Disastro Malagrotta, stop al processo per Cerroni. I medici confermano l'incapacità: «Incapace di stare in giudizio»

I giudici si sono riservati di ufficializzare la decisione nella prossima udienza del 13 aprile, ma il verdetto clinico sembra aver già chiuso il caso

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Disastro Malagrotta, stop al processo per Cerroni. I medici confermano l'incapacità: «Incapace di stare in giudizio»

Potrebbe non esserci un verdetto finale, almeno non nel senso tradizionale, per l’uomo che per cinquant’anni ha deciso dove e come Roma dovesse smaltire i propri scarti.

Manlio Cerroni, il «Supremo» di Malagrotta, non è più in grado di stare in giudizio. A pochi mesi dal traguardo del secolo di vita, compirà 100 anni a novembre, la biologia ha presentato il conto prima della magistratura.

L’esito della perizia medica, illustrata oggi davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, parla chiaro perchè l’imprenditore è affetto da una «perdita totale delle funzioni cognitive». Non cammina più, non parla più. Secondo lo specialista nominato dai giudici, ci troviamo di fronte a una «situazione permanente» che può solo peggiorare. Il processo per il disastro ambientale della discarica più grande d’Europa, per quanto riguarda il suo protagonista principale, potrebbe essere a un binario morto.

Il peso di una sentenza che rischia di sparire

Soltanto nel luglio del 2024, la Terza Corte d’Assise aveva condannato Cerroni a sei anni e quattro mesi di reclusione. Con lui era stato condannato a tre anni anche il suo storico braccio destro, l’ottantenne Francesco Rando. L’accusa era pesante come un macigno. Aver «cagionato un disastro ambientale consistente nell’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema».

I magistrati parlavano di una vera e propria «offesa alla pubblica incolumità», citando i 160 ettari di terreno della Valle Galeria compromessi da decenni di sversamenti. Un’area dove il suolo, il sottosuolo e la flora sono stati stravolti, con migliaia di cittadini esposti a rischi per la salute. Comune di Roma, Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente si erano costituiti parti civili, ottenendo il diritto al risarcimento dei danni. Ma ora, con lo stralcio della posizione di Cerroni chiesto dai legali Alessandro Diddi e Pier Gerardo Santoro, quel risarcimento e quella condanna restano sospesi nel limbo della burocrazia giudiziaria.

Un impero tra le mura di casa

Cerroni ha gestito il ciclo dei rifiuti romano basandosi su un concetto semplice: «Roma ha bisogno di me». E per decenni è stato vero. Senza i cancelli di Malagrotta aperti, la Capitale rischiava di gestire in modo pessimo i suoi rifiuti. E mentre il processo d’Appello cerca di andare avanti per le altre figure coinvolte, Malagrotta rimane lì. Un mostro di terra e rifiuti che continua a far paura. Tra roghi misteriosi e bonifiche che procedono a rilento, l’eredità del «Supremo» è un conto aperto che la città di Roma dovrà pagare ancora per molto tempo.

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