
Potrebbe non esserci un verdetto finale, almeno non nel senso tradizionale, per l’uomo che per cinquant’anni ha deciso dove e come Roma dovesse smaltire i propri scarti.
Manlio Cerroni, il «Supremo» di Malagrotta, non è più in grado di stare in giudizio. A pochi mesi dal traguardo del secolo di vita, compirà 100 anni a novembre, la biologia ha presentato il conto prima della magistratura.
L’esito della perizia medica, illustrata oggi davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, parla chiaro perchè l’imprenditore è affetto da una «perdita totale delle funzioni cognitive». Non cammina più, non parla più. Secondo lo specialista nominato dai giudici, ci troviamo di fronte a una «situazione permanente» che può solo peggiorare. Il processo per il disastro ambientale della discarica più grande d’Europa, per quanto riguarda il suo protagonista principale, potrebbe essere a un binario morto.
Soltanto nel luglio del 2024, la Terza Corte d’Assise aveva condannato Cerroni a sei anni e quattro mesi di reclusione. Con lui era stato condannato a tre anni anche il suo storico braccio destro, l’ottantenne Francesco Rando. L’accusa era pesante come un macigno. Aver «cagionato un disastro ambientale consistente nell’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema».
I magistrati parlavano di una vera e propria «offesa alla pubblica incolumità», citando i 160 ettari di terreno della Valle Galeria compromessi da decenni di sversamenti. Un’area dove il suolo, il sottosuolo e la flora sono stati stravolti, con migliaia di cittadini esposti a rischi per la salute. Comune di Roma, Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente si erano costituiti parti civili, ottenendo il diritto al risarcimento dei danni. Ma ora, con lo stralcio della posizione di Cerroni chiesto dai legali Alessandro Diddi e Pier Gerardo Santoro, quel risarcimento e quella condanna restano sospesi nel limbo della burocrazia giudiziaria.
Cerroni ha gestito il ciclo dei rifiuti romano basandosi su un concetto semplice: «Roma ha bisogno di me». E per decenni è stato vero. Senza i cancelli di Malagrotta aperti, la Capitale rischiava di gestire in modo pessimo i suoi rifiuti. E mentre il processo d’Appello cerca di andare avanti per le altre figure coinvolte, Malagrotta rimane lì. Un mostro di terra e rifiuti che continua a far paura. Tra roghi misteriosi e bonifiche che procedono a rilento, l’eredità del «Supremo» è un conto aperto che la città di Roma dovrà pagare ancora per molto tempo.
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