
Sei nuove linee tranviarie per un investimento complessivo di 1,8 miliardi di euro. Il comune di Roma ha definito i tracciati e sviluppato i progetti, ma i finanziamenti del Governo non sono arrivati.
Quello della Capitale non è un caso isolato. In tutta Italia le amministrazioni locali hanno presentato interventi sul trasporto pubblico per un valore complessivo di circa 18 miliardi. Progetti che, al momento, non trovano copertura: il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha spostato parte delle risorse destinate agli autobus, alle metropolitane, ai tram, sulle strade e sulle grandi infrastrutture.
Almeno per il momento, quindi, non ci sono fondi per realizzare le linee tranviarie previste a Roma: a partire dal collegamento tra Ponte Mammolo e la stazione Tiburtina, e quello tra Anagnina, Tor Vergata e Torre Angela. Non viene finanziata la tranvia Giardinetti-Tor Vergata-scambiatore A1 sud e nemmeno la tangenziale tranviaria da Trastevere a Laurentina passando per viale Marconi. Stessa situazione per il prolungamento tra Laurentina e Subaugusta, connesso alla linea esistente su viale Palmiro Togliatti.
Bisognerà attendere anche per il tram da piazza Mancini a Vigna Clara che consentirebbe di avvicinare i quartieri Vigna Clara, Fleming, Farnesina, Ponte Milvio e Villaggio Olimpico alla rete metropolitana e ferroviaria riducendo il traffico e migliorando la qualità dell'aria. Una zona del XV municipio in cui la cittadinanza attende da tempo un intervento sul trasporto pubblico e dove è stato avviato un lungo processo di partecipazione per la realizzazione del tram.
Nella richiesta inviata dal Comune al Ministero rientrano anche altri interventi: la sostituzione dei tornelli nelle 75 stazioni della metropolitana con nuovi dispositivi anti-evasione – alti almeno 1,8 metri e dotati di telecamere e sistemi di conteggio dei passeggeri – l’acquisto dei nuovi mezzi e la realizzazione di un deposito-officina nell’area di Tor Vergata. Anche per questi bisognerà attendere.
Una situazione denunciata dalle opposizioni in Parlamento anche tramite una mozione presentata in Aula martedì 14 aprile da Pd, Avs, +Europa e M5s.
«Questo Governo ha tagliato i fondi in termini assoluti, aprendo di nuovo una guerra tra poveri sui criteri di ripartizione», ha commentato il primo firmatario Andrea Casu, deputato del Pd. «Possibile che Fontana e Rocca non si siano accorti che sono proprio Lazio e Lombardia a pagare il conto?», ha chiesto Casu.
Le risorse per il trasporto pubblico sono sempre meno. Secondo le stime del Pd, il Lazio passerà da circa 655 milioni di euro nel 2025 a poco più di 634 milioni nel 2026. Un calo che si inserisce in una dinamica più ampia: dal 2009 a oggi il fondo nazionale per il trasporto pubblico locale ha perso il 38 per cento del suo valore.
«Il trasporto pubblico locale non è un tema esclusivamente tecnico», sottolinea Antonio Casella, coordinatore nazionale dei circoli trasporti Pd. «È una questione profondamente politica, perché incide sulla vita quotidiana delle persone: mobilità, accesso al lavoro, qualità della vita e riduzione delle disuguaglianze territoriali».
Per Casella, il mancato accoglimento della proposta «rischia di trasferire ulteriori difficoltà su Regioni ed enti locali, con possibili ricadute dirette sui cittadini, in termini di minore offerta o incremento delle tariffe».
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