Roma, 24 gennaio 2026
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«Chi vuole la fine delle edicole?»: La resistenza di Andrea di Silvio dietro la sua «casa di carta»

A Roma, nel quartiere Pineta Sacchetti, Andrea di Silvio difende la sua edicola aperta nel 1986. Tra digitale, crisi strutturale e silenzi istituzionali, la storia di un presidio sociale che rischia di scomparire

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 2 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 3'

Chi vuole la fine delle edicole? La stessa domanda, giorno dopo giorno, Andrea la pone a tutti quelli che passano di fronte la sua attività. A sessant’anni resiste dietro il suo bancone immerso tra i giornali, mentre il mondo fuori legge ormai quasi solamente dagli schermi.

Era il 1986 quando aprì con suo fratello Gianni . E oggi, quarant’anni dopo, va avanti grazie ai suoi clienti: anziani, bambini, abitanti del quartiere che lo scelgono quotidianamente. E non smette di fare la stessa domanda.

Un’edicola nata come punto di riferimento del quartiere

L’edicola di Andrea di Silvio nasce come tante altre, quando la carta stampata era il principale strumento di informazione. Insieme al fratello Gianni, Andrea costruisce un lavoro che diventa anche un presidio sociale. Con il tempo Gianni va in pensione e Andrea resta solo a fronteggiare una crisi sempre più profonda, fatta di vendite in calo e costi in costante aumento.

Lo striscione come atto di denuncia

Davanti alla sua edicola, nel quartiere di Pineta Sacchetti, compare uno striscione con una scritta che non passa inosservata: «Chi vuole la fine delle edicole?». Andrea spiega che «lo striscione è venuto fuori proprio per sollecitare l'opinione pubblica delle riflessioni», perché non riesce a spiegarsi come mai un’attività che vende informazione cartacea, quotidiani, magazine e riviste, debba scomparire «come se fosse solo un cambio dei tempi».

Digitale sì, ma non solo

Andrea riconosce che «non è un cambio dei tempi, è sicuramente dovuto alle nuove tecnologie», perché l’informazione oggi non viaggia più soltanto sulla carta. Tuttavia precisa che la stampa non è affatto sparita, ricordando che «si vendono più di un milione di copie al giorno ancora di quotidiani». A suo giudizio il problema è strutturale: contratti fermi da vent’anni, resi anticipati che riducono i margini, bollette sempre più pesanti e nessun adeguamento alle nuove condizioni del mercato.

I numeri di una crisi che non fa rumore

In quindici anni, racconta Andrea, «su 43.000 punti hanno chiuso più di 35.000 punti vendita». Un crollo che ha avuto effetti devastanti anche sull’occupazione: «abbiamo perso minimo 70.000 posti di lavoro», considerando che ogni edicola dava lavoro ad almeno due persone. Dati che spiegano perché oggi molti edicolanti abbiano già abbassato definitivamente la serranda.

Il sostegno della comunità e il silenzio delle istituzioni

A tenere in piedi l’edicola di Andrea è soprattutto l’affetto del quartiere. I clienti cercano di sostenerlo con firme, parole di incoraggiamento e piccoli aiuti economici. Andrea continua per necessità, ma anche per amore del suo lavoro, ma allo stesso tempo lamenta l’assenza di risposte istituzionali e sindacali.

La sua domanda resta lì, appesa allo striscione, come un interrogativo che riguarda non solo il futuro delle edicole, ma anche quello dell’informazione e della vita del suo quartiere.

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