
Ancora qualche giorno per vedere «Cartier e il mito ai Musei Capitolini», l’esposizione ospitata a Palazzo Nuovo che, dalla sua inaugurazione del 14 novembre, ha già superato i 170mila visitatori. Romani e turisti avranno tempo fino a domenica 15 marzo per scoprire un percorso espositivo che mette in dialogo le creazioni della Maison Cartier con le sculture e i reperti dell’antichità classica custoditi nei Musei Capitolini.
La mostra propone un incontro tra gioielleria d’autore e patrimonio archeologico, accostando pezzi provenienti in gran parte dalla Cartier Collection con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani, nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo. A queste si affiancano reperti provenienti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, da istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private.
Il progetto, ospitato per la prima volta negli spazi di Palazzo Nuovo destinati a una mostra temporanea, ha attirato fin dai primi giorni un grande interesse del pubblico grazie a una selezione di opere e gioielli rara e inedita.
L'esposizione esplora il rapporto tra la Maison Cartier e il mondo classico. Dalla metà dell’Ottocento a oggi, infatti, la maison ha studiato e reinterpretato il repertorio estetico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi e simboli millenari in creazioni contemporanee.
Il percorso espositivo ricostruisce l’evoluzione di questo dialogo attraverso diverse epoche, mostrando come l’immaginario legato all’antichità abbia influenzato l’arte della gioielleria tra Ottocento e Novecento. Un’attenzione particolare è dedicata al rapporto tra Cartier e l’Italia, soprattutto con Roma.
Le collezioni permanenti di Palazzo Nuovo, l’originario Museo Capitolino istituito nel 1733 da Clemente XII Corsini, sono composte quasi esclusivamente da sculture in marmo, molte delle quali provenienti dalla collezione del cardinale Albani. Proprio queste opere hanno rappresentato modelli fondamentali per la formazione del linguaggio artistico europeo.
L’esposizione approfondisce anche l’uso del repertorio antico nella gioielleria, dai «pastiches» dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, allo stile Neoclassico Garland. Il percorso prosegue con le creazioni del secondo dopoguerra ispirate a Jean Cocteau fino alle interpretazioni contemporanee dell’antichità.
Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con richiami all’età romana. Il viaggio continua attraverso le suggestioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dal XX secolo a oggi.
Nel percorso, le creazioni della Maison sono messe a confronto con le divinità presenti nelle sale di Palazzo Nuovo, tra cui Afrodite, Dioniso, Apollo, Eracle, Zeus e Demetra, invitando i visitatori a riscoprire i modelli antichi che hanno ispirato i gioielli.
La mostra è curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello, dall’archeologo Stéphane Verger e dal Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce. È promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con la Maison Cartier e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il progetto di allestimento è firmato da Sylvain Roca con il contributo creativo del maestro Dante Ferretti.
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