
Carcere di Rebibbia
C’è anche Roma, con 3 bambini costretti a vivere dietro le sbarre insieme alle loro madri, nel quadro dipinto oggi da Antigone. Nel suo ultimo rapporto l'associazione racconta che in appena un anno il numero dei bambini in carcere con le madri è più che raddoppiato in Italia, passando dagli 11 dell'aprile 2025 ai 26 registrati al 31 marzo 2026.
Un'impennata che gli operatori collegano agli effetti del decreto legge Sicurezza che ha cancellato l'obbligo del rinvio dell'esecuzione della pena per donne incinte o con prole inferiore a un anno di età.
E mentre la Capitale si trova a gestire questa presenza all'interno delle proprie strutture, le carceri romane, a partire dal Nuovo Complesso di Rebibbia, finiscono nel mirino anche per il blocco delle attività culturali e teatrali, specchio di un sistema penitenziario nazionale sempre più in affanno tra sovraffollamento e ricorsi per trattamenti inumani.
Al 31 marzo 2026, i bambini che scontano una pena indiretta insieme alle loro 22 madri detenute (11 delle quali straniere) sono 26.
La mappa vede Milano San Vittore con il numero più alto (8 bambini), seguita da Lauro (7), Torino (6), Roma (3), Milano Bollate (1) e Messina (1). Questo incremento repentino ha registrato una crescita costante nel corso dell'ultimo anno. Se ad aprile 2025 i minori erano solo 11, a metà del 2025 la quota aveva raggiunto le 19 unità, per poi toccare le 26 presenze alla fine dell'anno e stabilizzarsi nel primo trimestre del 2026.
«Era un dato che avevamo previsto — scrivono gli operatori di Antigone nel rapporto presentato oggi — in seguito all'emanazione del decreto legge sicurezza che aveva cancellato l'obbligo del rinvio dell'esecuzione della pena per donne incinte o con prole inferiore a un anno di età. Un passo indietro rispetto dei miglioramenti registrati negli ultimi anni, come se la sicurezza di un paese passasse da una manciata di donne».
Al 31 marzo 2026 le carceri italiane ospitavano in tutto 2.804 donne, pari al 4,4% della popolazione detenuta, un dato stabile se si guarda alle tendenze degli scorsi anni. A queste si aggiungono le 22 ragazze detenute nelle carceri minorili, equivalenti al 3,95% delle presenze totali negli Istituti Penali per Minorenni.
La gestione di questa quota di popolazione reclusa rivela però un'anomalia. Le sole tre carceri interamente femminili d'Italia (Roma, Venezia e Trani) ospitano complessivamente appena 501 donne, cioè meno di un quinto del totale. Il restante 80% delle detenute vive in sezioni femminili collocate all'interno di carceri a prevalenza maschile. In molti casi si tratta di reparti piccolissimi con la presenza di poche donne, che finiscono per vivere un secondo isolamento all'interno della struttura.
Secondo Antigone si tratta di «un'annosa questione che si risolverebbe con estrema facilità qualora il sistema penitenziario, superando antiquati e insensati divieti, permettesse l'organizzazione di attività diurne congiunte, quali classi scolastiche o corsi di formazione».
Oltre al problema della gestione della prole e degli spazi femminili, il rapporto di Antigone accende i riflettori sulla drastica riduzione delle attività trattamentali in tutta Italia. Da diverse regioni sono giunte notizie di progetti sociali e culturali improvvisamente interrotti a causa della mancanza del cosiddetto nulla-osta del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria).
A certificare lo stato di sofferenza della macchina penitenziaria sono i magistrati stessi. I tribunali di sorveglianza italiani, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024, hanno accolto oltre 30.000 ricorsi presentati da altrettante persone detenute, riconoscendo ufficialmente i trattamenti inumani o degradanti da loro subiti all'interno delle strutture dello Stato.
Questo dato cammina di pari passo con la crescita esponenziale del sovraffollamento, traducendosi principalmente nell'indisponibilità cronica dello spazio minimo vitale di 3 metri quadri a persona all'interno delle celle.
In questo contesto scende la percentuale di chi si trova in carcere in regime di custodia cautelare (in attesa di primo giudizio erano il 15,3% a fine 2024 e il 14,7% a fine 2025).
Al contrario, sono in aumento i condannati in via definitiva, che rappresentano ormai la grande maggioranza della popolazione carceraria (passando dal 74,8% al 75,4% dei presenti), a fronte di una quota complessiva di detenuti senza una sentenza definitiva che al 31 dicembre 2025 si attestava a 15.273 persone (il 24,1% del totale).
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