
Da maggio ad agosto Roma ha registrato 77 giornate classificate ad alto rischio per le lavoratrici e i lavoratori esposti al calore estremo: 2 a maggio, 14 a giugno, 30 a luglio e tutte le 31 giornate di agosto. Numeri pesanti anche nel resto del Lazio: a Latina le giornate a rischio sono state 70, a Frosinone 64, a Viterbo 50 e a Rieti 49.
«Numeri che dimostrano come non siamo più di fronte a una questione emergenziale, ma a una condizione strutturale che caratterizza ormai gran parte della stagione estiva», ha commentato Natale Di Cola, Segretario Generale della Cgil di Roma e Lazio.
A fotografare la tendenza è un recente report di Greenpeace, secondo cui nel biennio 2021-2022 le giornate classificate con rischio caldo alto erano 22. Nel biennio 2024-2025 sono salite a 35, con un incremento del 60% nell’arco di pochi anni.
La crescita riguarda tutti i mesi estivi, ma è particolarmente marcata ad agosto, dove i giorni a rischio sono quasi raddoppiati, passando da 8 a 15. Anche luglio registra un aumento, da 10 a 14 giornate, mentre a giugno si sale da 4 a 7 giorni ad alto rischio.
La quota maggiore di lavoratori esposti si concentra nel settore delle costruzioni. Seguono a stretto giro trasporto merci, logistica e riders, manutenzione del verde e servizi per edifici, agricoltura e silvicoltura. Dal punto di vista territoriale, la città metropolitana di Roma guida la classifica per numero di lavoratori potenzialmente a rischio ogni giorno durante l’estate, con oltre 213 mila persone coinvolte, seguita dalla città metropolitana di Milano con 165 mila. Valori elevati si registrano anche nei territori di Napoli (57 mila), Torino (48 mila), Bologna (37 mila) e Bari (33 mila).
Per il sindacato, l’ordinanza regionale che sospende le attività nelle ore più calde per alcuni settori ha rappresentato «uno strumento importante». Per questo la Cgil ne chiede l’estensione, visto il perdurare del caldo, oltre la data del 15 settembre.
«Ma non è più sufficiente. Quando le cosiddette ondate di calore non sono limitate nel tempo ma si protraggono per settimane consecutive, non si può continuare a intervenire soltanto con misure di carattere emergenziale», ha aggiunto Di Cola.
Il sindacato fa sapere di aver ricevuto numerose segnalazioni e richieste di assistenza al numero verde «800.772.322», anche in merito al mancato rispetto delle misure previste dalle ordinanze. Per questo propone «regole strutturali», più ampie e uniformi, capaci di tutelare tutte le lavoratrici e i lavoratori esposti alle alte temperature, insieme a controlli più efficaci e capillari e a strumenti di sostegno al reddito.
«Ci aspettiamo che la Regione Lazio e il Comune di Roma riprendano subito il confronto con le organizzazioni sindacali e agiscano nei confronti del Governo affinché venga costruito un sistema permanente di prevenzione e tutela dal rischio caldo, anche per quei comparti fino ad oggi non inclusi nelle ordinanze», ha auspicato Di Cola.
«Occorre un quadro normativo adeguato a quanto sta già avvenendo, i cui effetti sulle persone, sul lavoro e sull’ambiente sono ormai evidenti», ha concluso il sindacato.
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