
«La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia». È questa l'intercettazione chiave che ha guidato i carabinieri verso i quattro presunti esecutori dell'attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto a Torvaianica il 16 ottobre scorso.
Nelle prime ore della mattina i carabinieri hanno arrestato 4 persone, tre portate in carcere e una ai arresti domiciliari, tra le province di Napoli e Avellino.
Le accuse formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma vanno dal danneggiamento all'uso di esplosivi, con l'aggravante del metodo mafioso. L'esplosione, che ha distrutto le due auto del conduttore di «Report» e danneggiato l'esterno della sua abitazione, si era consumata in pieno centro urbano, mettendo a serio rischio l'incolumità dei residenti.
L'attentato era avvenuto precisamente a Campo Ascolano, una frazione di Torvaianica (Pomezia), sul litorale romano. Erano circa le 22:15 quando un boato violentissimo scuote l'intero quartiere.
Qualcuno aveva piazzato un ordigno proprio davanti al cancello della villetta dove Ranucci vive con la sua famiglia. L'esplosione era stata devastante: aveva investito in pieno le due auto di famiglia parcheggiate in strada — quella del giornalista e quella della figlia —, distruggendole completamente, e squarcia il muro perimetrale della casa.
Secondo gli inquirenti i quattro arrestati fossero dei semplici esecutori, dei «corrieri della bomba» che hanno agito su commissione in cambio di poche migliaia di euro. Chi ha ordinato l'attacco si è preso cura di loro fino all'ultimo, pagando avvocati, fornendo SIM segrete e pianificando persino una fuga all'estero.
Per identificare il gruppo, gli investigatori hanno incrociato le immagini delle telecamere di sicurezza con il traffico delle celle telefoniche. Questo ha reso possibile ricostruire il percorso dell'auto. Una telecamera posizionata sulla Strada Statale 148 «Pontina» ha isolato il passaggio di una Fiat 500 X presa a noleggio in Campania, tracciandone il viaggio verso il litorale romano prima del delitto e il rapido rientro subito dopo.
I dati dei ripetitori poi hanno dimostrato che i telefoni degli indagati si muovevano in perfetta concomitanza con la vettura. La sovrapposizione dei dati ha rivelato che il commando aveva effettuato anche un precedente sopralluogo nella zona di Torvaianica.
Dagli elementi raccolti emerge che il commando non avrebbe agito per motivi personali, ma su specifico mandato e dietro compenso economico. Come ammesso da uno degli stessi indagati nelle intercettazioni, il contatto sarebbe avvenuto tramite un intermediario non ancora identificato.
I magistrati della DDA ipotizzano l'esistenza di una rete di supporto che ha garantito agli esecutori fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e la pianificazione di una fuga all'estero. Nelle settimane successive all'attentato, gli indagati avrebbero cercato di ostacolare le indagini effettuando bonifiche elettroniche alla ricerca di microspie e distruggendo le vecchie SIM.
Raggiunto telefonicamente dalla trasmissione di Rai 3 «Agorà Estate», Sigfrido Ranucci ha espresso il proprio ringraziamento alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria, sottolineando l'importanza dei prossimi passi investigativi: «Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli».
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