
Bruno Manzi, presidente di AMA SpA, all'evento "Roma, il futuro si infrastruttura" organizzato da La Capitale
Quattro nuovi impianti per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti, con una capacità complessiva di 400mila tonnellate all'anno, e l'obiettivo di portare al 77% entro il 2028 la quota di rifiuti trattati internamente.
È il percorso illustrato da AMA in occasione di «Roma, il futuro si infrastruttura», l'evento organizzato da La Capitale il 20 ottobre nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma.
A delineare le prospettive di sviluppo del sistema impiantistico cittadino è stato Bruno Manzi, presidente di AMA S.p.A., intervenuto nel panel «Infrastrutture per i cittadini», dedicato alle reti e ai servizi essenziali per il funzionamento della Capitale.
Il rafforzamento dell'autonomia impiantistica rappresenta uno degli obiettivi centrali del percorso di trasformazione industriale di AMA. L'azienda sta lavorando alla realizzazione di quattro nuovi impianti destinati al trattamento della frazione organica, della carta e della plastica, con l'obiettivo di ridurre progressivamente il ricorso a strutture esterne per la gestione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata.
Secondo il programma illustrato dalla società, l'entrata in funzione delle nuove strutture è prevista all'inizio del 2027. Un passaggio che dovrebbe consentire ad AMA di gestire direttamente un quantitativo di rifiuti pari a 400mila tonnellate annue, aumentando la capacità di trattamento della Capitale.
«AMA sta portando avanti un percorso di radicale trasformazione operativa, gestionale e tecnologica di tutto il servizio di igiene urbana. Una delle principali direttrici su cui ci stiamo muovendo con il supporto di Roma Capitale è quella di una vera e propria svolta in senso industriale nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Ad inizio 2027 infatti entreranno in funzione i 4 nuovi impianti per il trattamento e la valorizzazione dei materiali organici oltre che di carta e plastica, dal prossimo anno dunque saremo in grado di gestire in totale autonomia 400 mila tonnellate di rifiuti all’anno.
L’obiettivo su cui noi e l’Amministrazione Capitolina siamo concentrati è quello di fare di Roma una capitale ed un modello di economia circolare e di sostenibilità ambientale, puntando all’autonomia nella filiera impiantistica attraverso un processo che ci porterà progressivamente dall’attuale 13% al 77%, fissato al 2028, dei rifiuti prodotti dalla città trattati ‘in house’», ha dichiarato Bruno Manzi, presidente di AMA S.p.A.
Il programma di potenziamento della capacità impiantistica si articola in quattro strutture distribuite sul territorio romano, con funzioni differenti ma complementari nella gestione dei rifiuti.
Due sono i biodigestori anaerobici di Cesano e Casal Selce, progettati per trattare complessivamente 200mila tonnellate annue di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata.
Gli impianti permetteranno di trasformare gli scarti alimentari e la frazione organica in biometano e compost, recuperando materia ed energia da materiali che attualmente devono essere in parte conferiti a strutture esterne al territorio romano.
Il progetto prevede inoltre due impianti per la selezione e valorizzazione delle frazioni secche, nei poli AMA di Ponte Malnome e Rocca Cencia. Le strutture saranno dedicate al trattamento di carta, cartone, plastica e altri materiali provenienti dalla raccolta differenziata, con una capacità complessiva prevista di 200mila tonnellate all'anno.
Il percorso di realizzazione delle nuove infrastrutture era già stato approfondito da La Capitale attraverso un'intervista al direttore generale di AMA, Alessandro Filippi, che aveva indicato entro la fine del 2026 il completamento dei cantieri dei biodigestori di Cesano e Casal Selce.
Il potenziamento delle infrastrutture si inserisce in una strategia più ampia che punta a rendere Roma progressivamente autonoma nella gestione del proprio ciclo dei rifiuti.
Secondo quanto indicato dal presidente Manzi, l'obiettivo di AMA e dell'amministrazione capitolina è passare dall'attuale 13% al 77% dei rifiuti prodotti in città trattati internamente entro il 2028.
Il rafforzamento della filiera impiantistica consentirebbe di ridurre il ricorso a impianti esterni, una delle principali criticità che hanno caratterizzato negli anni il sistema romano di gestione dei rifiuti.
La dipendenza da strutture collocate in altre regioni comporta infatti costi di trasporto e trattamento, oltre a esporre il servizio alle conseguenze di eventuali indisponibilità degli impianti utilizzati.
Una criticità emersa anche nel maggio 2026, quando il sindaco Roberto Gualtieri aveva firmato tre ordinanze per garantire la continuità della raccolta dei rifiuti, a seguito delle difficoltà legate alla temporanea indisponibilità di alcune strutture di trattamento.
In questo contesto, l'entrata in funzione dei nuovi impianti rappresenta un passaggio della trasformazione industriale di AMA, orientata a recuperare materia, valorizzare i rifiuti e rafforzare la capacità di gestione autonoma della Capitale.
Il tema dell'autonomia impiantistica è stato affrontato nel panel «Infrastrutture per i cittadini», nell'ambito dell'evento «Roma, il futuro si infrastruttura», che ha visto AMA tra gli event partner insieme ad Acea, Unidata e Banca del Fucino.
Al confronto hanno partecipato, oltre a Bruno Manzi, Marco Salis, presidente di Acea Ato 2, e Andrea Benso, membro del Consiglio direttivo della Consulta Roma Smart City Lab, per l'ambito Smart Mobility.
Il dibattito ha affrontato il ruolo delle infrastrutture essenziali nella trasformazione della Capitale, dalla sicurezza idrica alla mobilità intelligente, fino alla gestione del ciclo dei rifiuti.
Un tema ripreso anche dal sindaco Roberto Gualtieri, intervistato dal direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, che ha richiamato il ruolo dei nuovi impianti, dei biodigestori e del termovalorizzatore nel percorso di rafforzamento dell'autonomia della città.
Per AMA, la sfida dei prossimi anni sarà dunque trasformare il programma di investimenti in una maggiore capacità di trattamento dei rifiuti, riducendo il ricorso agli impianti esterni e accompagnando il passaggio verso un modello di gestione fondato sull'economia circolare.
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