
All’indomani del brutale pestaggio del funzionario 57enne del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nei pressi della stazione Termini, la sicurezza dell’area torna al centro del confronto politico e istituzionale.
La polizia ha avviato un maxi blitz che ha portato al fermo di quattro persone, mentre prosegue la caccia agli altri componenti del gruppo che avrebbe partecipato all’aggressione.
Il tema sarà oggi all’ordine del giorno del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in Prefettura. Il vertice, che arriva dopo l’aggressione al funzionario e la tentata rapina a un rider nella stessa zona, riporta in primo piano la questione della sicurezza attorno allo scalo ferroviario più importante della Capitale e nel vicino quartiere Esquilino, dove i commercianti denunciano una situazione ormai difficile da sostenere.
L'obiettivo dell'incontro è quelli di trovare ulteriori contromisure oltre a quelle già adottate per la sicurezza nella ‘zona rossa’, termine inquadrato dal governo per identificare quei luoghi nel Paese al centro dell'attenzione per controlli e maggiore sicurezza.
Proprio la zona di Termini era stata identificata come tale dalla fine del 2024, a cui si è aggiunta poco dopo l'area attorno alla stazione di Valle Aurelia.
Accanto agli interventi delle istituzioni, si muovono anche gli esercenti. Lo scorso 23 dicembre, 45 attività tra hotel, ristoranti, bar e negozi hanno partecipato a un incontro con le forze dell’ordine per avviare un sistema di videosorveglianza condiviso, collegato a una sala operativa comune. Il progetto potrebbe partire a breve. Alcuni commercianti stanno valutando anche l’impiego di vigilanza privata durante gli orari di apertura.
Sulla vicenda è intervenuta la presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli, che ha sottolineato come l’aggressione «riporti con forza l’attenzione sulla situazione di uno dei principali snodi della città, attraversato ogni giorno da migliaia di persone».
Celli ha ricordato che Roma Capitale «sta facendo e continuerà a fare tutto ciò che rientra nelle proprie prerogative», attraverso Polizia Locale, decoro urbano, illuminazione, collaborazione con il Terzo settore e azioni di prevenzione sociale, ma ha ribadito che «l’ordine pubblico e il contrasto alla criminalità restano competenze dello Stato».
Per questo, ha aggiunto, è «indispensabile che il Governo intensifichi le misure di deterrenza e controllo nell’area della stazione Termini, rafforzando in modo strutturale la presenza delle forze dell’ordine».
Sulla stessa linea l’assessore capitolino alle Periferie Pino Battaglia, che parla di «allarme sulla sicurezza in uno dei luoghi più delicati e strategici della città». Secondo Battaglia, «la stazione Termini non è solo la porta d’accesso a Roma ma, in quanto capitale, all’intero Paese» e per questo «è interesse dello Stato e del Governo garantire che questo luogo possa essere vissuto e attraversato in sicurezza».
L’assessore sottolinea che «le politiche esclusivamente securitarie, che si dimostrano inefficaci in molte zone della città dove servirebbe molto altro, risultano paradossalmente assenti proprio dove sarebbe necessario un presidio permanente».
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