Roma, 12 luglio 2026

Sanitari per Gaza in piazza davanti agli ospedali di Roma: «Ennesima violazione del diritto internazionale umanitario»

Mobilitazione nazionale di Sanitari per Gaza davanti a 60 ospedali italiani. Simona Mattia, chirurga d’urgenza al Policlinico Tor Vergata, denuncia l’esclusione di 37 Ong dalla Striscia

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
Sanitari per Gaza in piazza davanti agli ospedali di Roma: «Ennesima violazione del diritto internazionale umanitario»

Davanti agli ospedali di Roma e di altre città italiane tornano i camici bianchi di Sanitari per Gaza. La mobilitazione si è svolta davanti a 60 strutture sanitarie in tutta Italia, dal Policlinico Tor Vergata al San Giovanni, dal San Camillo allo Spallanzani, fino al Pertini, all’Al Goretti di Latina e a Velletri.

Tra i promotori Simona Mattia, attivista del movimento e in servizio alla chirurgia d’urgenza del Policlinico universitario Tor Vergata di Roma: «Oggi ci siamo trovati di nuovo davanti ai nostri ospedali - spiega -, davanti a 60 ospedali in tutta Italia, tanti anche qui a Roma, davanti al Policlinico di Torvergata, San Giovanni, San Camillo, Spallanzani, Pertini, Al Goretti di Latina e a Villetri, perché tra pochi giorni 37 ONG saranno escuse della striscia di Gaza, perché - precisa - hanno rifiutato di consegnare il nome del personale palestinese»,

«Un’ennesima violazione del diritto internazionale umanitario»

Al centro della protesta la decisione che, secondo i manifestanti, porterà all’esclusione di 37 Ong dalla Striscia di Gaza per il rifiuto di fornire alle autorità israeliane i nomi del personale palestinese. «Questo non è possibile perché trasformerebbe i palestinesi in certi bersagli», sostiene Mattia. Una scelta che «rappresenta l'ennesima violazione del diritto internazionale umanitario».

L’attivista richiama le conseguenze concrete sul sistema sanitario locale: «La fuoriuscita di Medici Senza Frontiere, della striscia di Gaza, risulterà in una strage annunciata perché Medici Senza Frontiere gestisce il 20% dei posti letto a Gaza, si occupa anche di distribuzione dell'acqua».

Nel corso della mobilitazione è stato ricordato che «a Gaza dal 7 ottobre 2023 circa 1.700 professionisti sanitari sono stati uccisi» e che «impedire alle ONG l'ingresso a Gaza significa privare centinaia di migliaia di gazawi di cure essenziali». Per i sanitari scesi in piazza «l'accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario».

«Manifestare non è un reato»

La protesta si è intrecciata anche con il dibattito politico italiano: «Oggi - ricorda Mattia - vogliamo esprimere tutto il nostro dissenso anche contro il nuovo pacchetto sicurezza, contro il "ddl antisemitismo", perché significa trasformare il dissenso in reato e questo non è accettabile: è incostituzionale».

Il ddl sull’antisemitismo, è stato adottato come testo base in Commissione al Senato, è quello della Lega a prima firma Massimiliano Romeo. Il provvedimento punta proprio a rafforzare il contrasto all’antisemitismo e si basa sulla definizione Ihra (L'International Holocaust Remembrance Alliance, l'organizzazione che unisce governi ed esperti per promuovere l'educazione, la ricerca e il ricordo dell'Olocausto).

È diventato un tema divisivo soprattutto nel centrosinistra. Tra i punti più controversi c’è la possibilità di vietare manifestazioni che possano sfociare in episodi antisemiti e il dibattito sull’inserimento del saluto romano tra le condotte da sanzionare.

Intanto Pd, M5s e Avs hanno votato contro l’adozione del testo base, chiedendo un percorso più condiviso e sostenendo che la legge Mancino già punisca i reati di odio. Restano divisioni sia nelle opposizioni sia nella maggioranza. L’auspicio istituzionale rimane arrivare a un testo il più possibile condiviso.

La Commissione Affari costituzionali del Senato ha intanto approvato diversi emendamenti al ddl: eliminata la norma che consentiva di vietare le manifestazioni e cancellata l’ipotesi di nuove disposizioni penali, mentre resta la definizione Ihra.

L’articolo che prevedeva il divieto di eventi pubblici in caso di rischio di atti antisemiti è stato abrogato su richiesta delle opposizioni e di Fdi. Bocciata anche la proposta di introdurre una norma penale aggiuntiva: «Le norme penali e repressive esistono già, la legge Mancino» ha spiegato la relatrice leghista Dasy Pirovano.

Il testo ora punta a rafforzare e coordinare strumenti già esistenti, come la Strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo e il ruolo del Coordinatore nazionale, con linee guida per scuola, sport e Pubblica amministrazione.

La leghista Pirovano in sede di voto auspica «l’unanimità» per dare «un segnale importante» al Paese. Sul punto Simona Mattia risponde e precisa: «Antisionismo non si gnifica antisemitismo, è il nostro obbligo morale, civile e umano contestare uno stato genocida. Antisionismo è un'altra cosa e stanno cercando gli antisemiti dalla parte sbagliata».

Nel corso del sit-in è stato ribadito che «manifestare non è un reato» e che «criticare le scelte di un governo non significa odiare un popolo, una religione».

La richiesta rivolta all’esecutivo italiano è chiara: «Noi nuovamente chiediamo con forza l'intervento del nostro governo perché si impegni ad esigere che Israele rispetti il diritto internazionale umanitario». Una mobilitazione che, assicurano i promotori, «continuerà nelle prossime settimane» con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su Gaza e sul ruolo fondamentale delle organizzazioni umanitarie.

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