Roma, 26 febbraio 2026
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Sanitari per Gaza in piazza davanti agli ospedali di Roma: «Ennesima violazione del diritto internazionale umanitario»

Mobilitazione nazionale di Sanitari per Gaza davanti a 60 ospedali italiani. Simona Mattia, chirurga d’urgenza al Policlinico Tor Vergata, denuncia l’esclusione di 37 Ong dalla Striscia

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 5 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Sanitari per Gaza in piazza davanti agli ospedali di Roma: «Ennesima violazione del diritto internazionale umanitario»

Davanti agli ospedali di Roma e di altre città italiane tornano i camici bianchi di Sanitari per Gaza. La mobilitazione si è svolta davanti a 60 strutture sanitarie in tutta Italia, dal Policlinico Tor Vergata al San Giovanni, dal San Camillo allo Spallanzani, fino al Pertini, all’Al Goretti di Latina e a Velletri.

Tra i promotori Simona Mattia, attivista del movimento e in servizio alla chirurgia d’urgenza del Policlinico universitario Tor Vergata di Roma: «Oggi ci siamo trovati di nuovo davanti ai nostri ospedali - spiega -, davanti a 60 ospedali in tutta Italia, tanti anche qui a Roma, davanti al Policlinico di Torvergata, San Giovanni, San Camillo, Spallanzani, Pertini, Al Goretti di Latina e a Villetri, perché tra pochi giorni 37 ONG saranno escuse della striscia di Gaza, perché - precisa - hanno rifiutato di consegnare il nome del personale palestinese»,

«Un’ennesima violazione del diritto internazionale umanitario»

Al centro della protesta la decisione che, secondo i manifestanti, porterà all’esclusione di 37 Ong dalla Striscia di Gaza per il rifiuto di fornire alle autorità israeliane i nomi del personale palestinese. «Questo non è possibile perché trasformerebbe i palestinesi in certi bersagli», sostiene Mattia. Una scelta che «rappresenta l'ennesima violazione del diritto internazionale umanitario».

L’attivista richiama le conseguenze concrete sul sistema sanitario locale: «La fuoriuscita di Medici Senza Frontiere, della striscia di Gaza, risulterà in una strage annunciata perché Medici Senza Frontiere gestisce il 20% dei posti letto a Gaza, si occupa anche di distribuzione dell'acqua».

Nel corso della mobilitazione è stato ricordato che «a Gaza dal 7 ottobre 2023 circa 1.700 professionisti sanitari sono stati uccisi» e che «impedire alle ONG l'ingresso a Gaza significa privare centinaia di migliaia di gazawi di cure essenziali». Per i sanitari scesi in piazza «l'accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario».

«Manifestare non è un reato»

La protesta si è intrecciata anche con il dibattito politico italiano: «Oggi - ricorda Mattia - vogliamo esprimere tutto il nostro dissenso anche contro il nuovo pacchetto sicurezza, contro il "ddl antisemitismo", perché significa trasformare il dissenso in reato e questo non è accettabile: è incostituzionale».

Il ddl sull’antisemitismo, è stato adottato come testo base in Commissione al Senato, è quello della Lega a prima firma Massimiliano Romeo. Il provvedimento punta proprio a rafforzare il contrasto all’antisemitismo e si basa sulla definizione Ihra (L'International Holocaust Remembrance Alliance, l'organizzazione che unisce governi ed esperti per promuovere l'educazione, la ricerca e il ricordo dell'Olocausto).

È diventato un tema divisivo soprattutto nel centrosinistra. Tra i punti più controversi c’è la possibilità di vietare manifestazioni che possano sfociare in episodi antisemiti e il dibattito sull’inserimento del saluto romano tra le condotte da sanzionare.

Intanto Pd, M5s e Avs hanno votato contro l’adozione del testo base, chiedendo un percorso più condiviso e sostenendo che la legge Mancino già punisca i reati di odio. Restano divisioni sia nelle opposizioni sia nella maggioranza. L’auspicio istituzionale rimane arrivare a un testo il più possibile condiviso.

La Commissione Affari costituzionali del Senato ha intanto approvato diversi emendamenti al ddl: eliminata la norma che consentiva di vietare le manifestazioni e cancellata l’ipotesi di nuove disposizioni penali, mentre resta la definizione Ihra.

L’articolo che prevedeva il divieto di eventi pubblici in caso di rischio di atti antisemiti è stato abrogato su richiesta delle opposizioni e di Fdi. Bocciata anche la proposta di introdurre una norma penale aggiuntiva: «Le norme penali e repressive esistono già, la legge Mancino» ha spiegato la relatrice leghista Dasy Pirovano.

Il testo ora punta a rafforzare e coordinare strumenti già esistenti, come la Strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo e il ruolo del Coordinatore nazionale, con linee guida per scuola, sport e Pubblica amministrazione.

La leghista Pirovano in sede di voto auspica «l’unanimità» per dare «un segnale importante» al Paese. Sul punto Simona Mattia risponde e precisa: «Antisionismo non si gnifica antisemitismo, è il nostro obbligo morale, civile e umano contestare uno stato genocida. Antisionismo è un'altra cosa e stanno cercando gli antisemiti dalla parte sbagliata».

Nel corso del sit-in è stato ribadito che «manifestare non è un reato» e che «criticare le scelte di un governo non significa odiare un popolo, una religione».

La richiesta rivolta all’esecutivo italiano è chiara: «Noi nuovamente chiediamo con forza l'intervento del nostro governo perché si impegni ad esigere che Israele rispetti il diritto internazionale umanitario». Una mobilitazione che, assicurano i promotori, «continuerà nelle prossime settimane» con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su Gaza e sul ruolo fondamentale delle organizzazioni umanitarie.

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