
Sei miliardi di litri d’acqua, pari a circa 6 milioni di metri cubi, risparmiati nel corso di un mandato di cinque anni. È l’obiettivo indicato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri intervenendo al Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in corso al centro congressi La Nuvola all’Eur. Il risultato, ha spiegato il primo cittadino, dovrebbe arrivare dagli interventi di ammodernamento della rete idrica della Capitale, attraverso digitalizzazione, distrettualizzazione, gestione delle pressioni e una più rapida individuazione delle perdite. «Non possiamo più pensare all’acqua semplicemente come a una materia prima da estrarre, distribuire e consumare», ha detto Gualtieri, sottolineando la necessità di considerarla anche come «un’infrastruttura naturale» fondamentale per ripensare città e territori, ridurre gli sprechi, rendere le reti più resilienti, proteggere dalle inondazioni, favorire il riutilizzo e salvaguardare la qualità dell’acqua.
Il sindaco ha ricordato che nel gennaio 2025 Roma ha approvato la sua prima strategia di adattamento climatico, elaborata insieme alla comunità scientifica e con la questione idrica al centro. «In collaborazione con Acea - ha spiegato Gualtieri - la Capitale sta intervenendo sulla rete attraverso nuove tecnologie e una maggiore capacità di individuare rapidamente le dispersioni». Entro la fine del 2025, ha aggiunto, la distrettualizzazione è stata completata sui 2.827 chilometri interessati dal programma finanziato attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Un altro capitolo riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento idrico. Roma «sta investendo circa 1,5 miliardi di euro» per il raddoppio e il potenziamento del tratto superiore dell’acquedotto del Peschiera, ha spiegato Gualtieri. L’intervento prevede una nuova infrastruttura acquedottistica lunga circa 27 chilometri, con un contributo di 850 milioni di euro del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’ambito della strategia per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento idrico della Capitale.
La sfida, secondo il sindaco, non riguarda soltanto la disponibilità d’acqua nei periodi di scarsità, ma anche la capacità di affrontare precipitazioni sempre più concentrate e intense. «Nel Mediterraneo il cambiamento climatico sta trasformando il nostro rapporto con l’acqua. Dobbiamo prepararci sia a poca acqua sia a troppa acqua», ha detto Gualtieri. Per Roma questo significa intervenire anche sui sistemi di drenaggio urbano, sui collettori, sulle reti fognarie e sulla manutenzione del territorio. «Con circa 7.800 chilometri di strade e 330 mila caditoie, per Roma la questione va ben oltre la manutenzione ordinaria», ha sottolineato il sindaco. Roma Capitale, Ama e Acea stanno quindi collaborando alla mappatura, pulizia e monitoraggio del sistema di drenaggio, parallelamente alla realizzazione di opere di protezione dalle inondazioni, tra cui il collettore della Farnesina. «Scarsità idrica e precipitazioni concentrate rappresentano le due facce dello stesso piano di trasformazione e impongono un nuovo approccio alla gestione dell’acqua e alla pianificazione urbana», ha affermato Gualtieri.
Tra gli obiettivi indicati dal sindaco c’è anche quello di riportare il Tevere al centro della pianificazione urbana, migliorandone la qualità delle acque e lavorando alla possibilità di renderlo balneabile sul modello di Parigi. Attraverso il Piano strategico e operativo per il Tevere del 2025, Roma considera i circa 75 chilometri del corso del fiume fino a Ostia Antica come «una grande infrastruttura verde e blu», capace di collegare tutela ambientale, mobilità sostenibile, spazi pubblici e rigenerazione urbana. «Stiamo anche lavorando per migliorare la qualità dell’acqua e rendere possibile la balneazione nel fiume, seguendo l’esempio di Parigi», ha aggiunto il sindaco.
Il fronte indicato come più urgente da Gualtieri è però quello del riuso delle acque reflue depurate. Nel 2025, ha spiegato, nell’area del servizio idrico romano sono stati trattati oltre 575 milioni di metri cubi di acque reflue. Una parte dell’acqua recuperata viene già riutilizzata, ma «il potenziale è molto maggiore». Ha detto il sindaco: «Dobbiamo passare da un modello lineare basato su prelievo, utilizzo, trattamento e scarico a un modello circolare nel quale l’acqua venga recuperata e riutilizzata ogni volta che sia possibile». Tra gli utilizzi indicati ci sono parchi e giardini, agricoltura, industria e altre attività che non richiedono acqua potabile. Sono già in corso progetti per l’impiego di acqua trattata a Ostia per l’agricoltura e interventi collegati all’area industriale Tiburtina e al depuratore di Sette Camini.
«Roma ha un rapporto con l’acqua che dura da migliaia di anni. I suoi acquedotti, le terme, le fontane e il Tevere raccontano la storia di una civiltà che ha fondato parte della propria grandezza sulla gestione dell’acqua», ha sottolineato Gualtieri. «Oggi dobbiamo sviluppare una capacità all’altezza delle sfide del XXI secolo». Il sindaco ha infine richiamato la dimensione euromediterranea della sfida: «Nessuna città, regione o Paese può affrontare da solo questa sfida: da qui l’importanza della dimensione euromediterranea del Forum, della condivisione di conoscenze e tecnologie, del rafforzamento della cooperazione istituzionale e della mobilitazione di investimenti adeguati nelle infrastrutture idriche e climatiche». Infine ha concluso il primo cittadino: «L’acqua è forse l’esempio più evidente di come adattarsi ai cambiamenti climatici significhi imparare a cooperare. Roma intende fare pienamente la sua parte, condividendo la propria esperienza e imparando dagli altri».
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