Roma, 19 agosto 2026
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Avrebbero provocato presunti borseggiatori sulla metro per fare visualizzazioni: sei denunciati

Quattro youtuber del collettivo DJEMedia e due minorenni sono stati denunciati per rissa aggravata dopo lo scontro del 13 luglio sulla linea A. Secondo i carabinieri, i creator avrebbero cercato deliberatamente una reazione da filmare: il video ha superato i 5 milioni di visualizzazioni

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
Avrebbero provocato presunti borseggiatori sulla metro per fare visualizzazioni: sei denunciati

Avrebbero provocato due presunti borseggiatori sulla metro A di Roma per ottenere una reazione violenta da riprendere con gli smartphone e trasformare in un video per i social. È quanto emerge dalle indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, che hanno denunciato in stato di libertà sei persone per rissa aggravata: quattro content creator stranieri e i due minorenni coinvolti nello scontro.

L'episodio risale al 13 luglio ed è avvenuto su un convoglio della linea A, nel tratto tra le stazioni Barberini e Repubblica. Le immagini della rissa sono poi finite online e hanno raggiunto complessivamente oltre 5 milioni di visualizzazioni sulle diverse piattaforme.

La rissa sulla metro A e le indagini

Nel filmato si vedono i momenti di tensione tra il gruppo di creator e i due ragazzi, indicati dagli youtuber come presunti borseggiatori, fino alla colluttazione all'interno del vagone. Per ricostruire quanto accaduto, i carabinieri non si sono fermati alle immagini montate e pubblicate online: gli investigatori hanno confrontato i contenuti diffusi sui social con i filmati degli impianti di videosorveglianza della metropolitana.

Secondo la ricostruzione investigativa, i quattro youtuber avrebbero assunto un atteggiamento deliberatamente provocatorio nei confronti dei due minorenni, contribuendo ad esasperare la situazione fino allo scontro fisico. L'ipotesi degli investigatori è che la ricerca della reazione fosse funzionale proprio alla realizzazione di un contenuto capace di ottenere visualizzazioni sui social.

Le responsabilità individuali dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento: al momento si tratta di persone denunciate e non condannate.

Il gruppo di creator è riconducibile a DJEMedia, collettivo che realizza video in diverse città europee intervenendo contro persone indicate come presunti autori di furti e borseggi. Secondo Fanpage, il video girato a Roma è stato pubblicato il 20 luglio e mostra i creator mentre si muovono anche nel centro della Capitale e sulla linea A alla ricerca di presunti borseggiatori.

Chi sono le sei persone denunciate

I quattro content creator denunciati sono due cittadini filippini di 43 e 44 anni, un cittadino britannico di 35 anni e un francese di 38 anni. Con loro sono stati denunciati anche i due ragazzi coinvolti nella rissa, un cittadino romeno e uno bosniaco, entrambi minorenni e indicati nelle ricostruzioni come presunti borseggiatori.

Gli atti sono stati quindi trasmessi sia all'autorità giudiziaria ordinaria sia a quella minorile. Per tutti e sei i coinvolti i carabinieri proporranno inoltre l'applicazione del Dacur, il provvedimento amministrativo comunemente indicato come «Daspo urbano», con l'obiettivo di impedirne la frequentazione di determinate aree della metropolitana romana. La misura, allo stato, è stata proposta e non risulta ancora applicata.

I «vigilantes del web» e la ricerca delle visualizzazioni

L'indagine punta l'attenzione anche su un fenomeno che va oltre la singola rissa: quello dei cosiddetti «vigilantes del web», creator che documentano presunti episodi di criminalità urbana intervenendo direttamente nei confronti delle persone riprese.

Nel caso della metro A, secondo gli investigatori, non si sarebbe trattato soltanto di documentare una situazione già in corso. L'elemento su cui si concentra l'accertamento è proprio la presunta provocazione dei due ragazzi per innescare una reazione violenta da trasformare in contenuto social.

Il video ha poi prodotto migliaia di interazioni e, secondo quanto riferito nelle ricostruzioni dell'indagine, anche numerosi commenti d'odio e messaggi di esaltazione della giustizia fai da te.

Un meccanismo che rischia di trasformare spazi pubblici molto frequentati, come i vagoni e le stazioni della metropolitana, in set nei quali la ricerca di immagini virali si sovrappone a situazioni potenzialmente pericolose per passeggeri e persone estranee ai fatti.

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