Roma, 28 ottobre 2026
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Torna a scorrere l'acqua nella fontana di Massimo Fagioli a Porta Portese: la Scultura Gialla ritrova la sua essenza

A Roma torna in funzione la Scultura Gialla di Massimo Fagioli a largo Ettore Rolli. La fontana, a lungo criticata, rinasce nel cuore di Porta Portese.

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
Torna a scorrere l'acqua nella fontana di Massimo Fagioli a Porta Portese: la Scultura Gialla ritrova la sua essenza

Un grande arco metallico giallo, dalle forme insolite, rimasto quasi sempre senz'acqua. Per anni è stata considerata una delle fontane più brutte di Roma. A guardarla oggi, però, nel pieno del mercato domenicale di Porta Portese, la Scultura Gialla di largo Ettore Rolli sembra trasformata, e ha tutto un altro fascino. L'acqua che scorre lungo le coppe trasparenti restituisce movimento e leggerezza a un'opera che, come il suo ideatore, Massimo Fagioli, celebre psicanalista antifreudiano, non ha mai smesso di dividere e far discutere.

È stata rinaugurata lunedì 19 ottobre, dopo gli interventi di revisione e pulizia. La fontana è tornata ufficialmente in funzione - anche grazie al contributo della Fondazione Massimo Fagioli e alla collaborazione con Roma Capitale e il Municipio XII - mostrando finalmente quella componente essenziale, l'acqua, senza la quale era difficile comprenderne appieno il disegno.

La fontana di Massimo Fagioli a Porta Portese: un'opera discussa

A progettare l'opera fu un gruppo di architetti, su idee e disegni di Massimo Fagioli: Daniela Gualdi, Corrado Landi e Francesco Mirone, con l'ingegnere Alfonso Posati per le strutture e la direzione dei lavori dell'architetto Giovanni Francesco Velli del Comune di Roma.

Realizzata tra il 1996 e il 2000 nell'ambito del programma Cento Piazze, la fontana doveva diventare uno degli elementi caratterizzanti della riqualificazione di largo Ettore Rolli, alle porte di Trastevere.

Fin dalla sua comparsa, però, la Scultura Gialla ha suscitato giudizi contrastanti. C'è chi l'ha considerata un intervento architettonico originale e chi, al contrario, l'ha liquidata come un'opera brutta, estranea al paesaggio urbano circostante.

Una percezione alla quale ha probabilmente contribuito anche il suo lungo inutilizzo. Dopo aver funzionato soltanto per un breve periodo successivo all'inaugurazione del 2000, la fontana è rimasta spenta per anni, trasformandosi agli occhi di molti passanti in una struttura metallica di difficile interpretazione. Neppure il recupero del 2021 aveva garantito una soluzione duratura.

Oggi, con l'acqua nuovamente in movimento, cambia anche il modo di osservarla. Le coppe trasparenti acquistano significato, la struttura si alleggerisce e il rapporto tra la scultura e lo spazio pubblico diventa più evidente.

La Lupa Capitolina nascosta nella Scultura Gialla

Dietro le forme apparentemente astratte della fontana si nasconde un riferimento a uno dei simboli più antichi di Roma: la Lupa Capitolina.

Fu lo storico dell'architettura Giorgio Muratore a riconoscere nell'arco metallico ideato da Fagioli una reinterpretazione essenziale e contemporanea della celebre scultura.

Le coppe trasparenti attraverso le quali scorre l'acqua alludono alle mammelle della lupa, mentre la loro disposizione riprende il motivo della scala d'acqua, frequente nelle fontane e nei giardini storici romani.

Anche la piccola vasca alla base della struttura si inserisce nella tradizione delle fontane della Capitale, richiamando soluzioni architettoniche presenti nella Barcaccia di piazza di Spagna e nella Fontana della Navicella al Celio.

Il progetto dialoga inoltre con l'architettura del Novecento. Il tema del grande arco monumentale era già stato affrontato da Adalberto Libera per l'Esposizione universale del 1942 a Roma, mentre un altro celebre esempio è il Gateway Arch di Eero Saarinen, realizzato a St. Louis negli Stati Uniti.

Nell'opera di Fagioli, tuttavia, l'arco assume il significato di una porta urbana, collocata nel punto di passaggio tra la città più periferica e quella storica. Un segno architettonico che cerca di trasformare uno spazio di transito in un luogo d'incontro.

Dall'inaugurazione del 2000 al ritorno dell'acqua nel 2026

La storia della fontana è stata segnata soprattutto dalle difficoltà di manutenzione.

Dopo il completamento nel 2000, l'impianto ha funzionato per un periodo limitato, prima di essere abbandonato a un progressivo deterioramento. Una situazione che aveva suscitato anche una mobilitazione dei cittadini, con una petizione per chiederne il recupero.

Nel 2020 l'Assessorato all'Ambiente di Roma Capitale ha promosso un intervento di riqualificazione, culminato nella riattivazione del settembre 2021. I lavori avevano interessato il rifacimento della centrale degli impianti, la sostituzione delle vasche trasparenti, la riparazione delle parti in marmo e la pulitura della struttura metallica.

Il funzionamento non è stato però continuativo, rendendo necessari ulteriori interventi.

Il nuovo ripristino, avvenuto il 19 ottobre 2026, è il risultato anche dell'impegno della Fondazione Massimo Fagioli, che ha collaborato con l'amministrazione capitolina e con il Municipio XII, presieduto da Elio Tomassetti.

Una nuova vita nel cuore di Porta Portese

La riattivazione della fontana riapre una riflessione più ampia sulla conservazione dell'arte pubblica a Roma, dove numerose opere sono spesso compromesse dalla mancanza di manutenzione e dalle difficoltà amministrative.

Ma nel caso della Scultura Gialla il recupero assume anche un significato artistico. L'acqua è parte dell'opera, ne definisce le forme, il movimento e il rapporto con lo spazio circostante.

Ed è forse proprio questo il particolare che per anni è mancato al giudizio di molti romani. Una fontana progettata per vivere attraverso l'acqua, ma conosciuta soprattutto nella sua versione immobile e silenziosa.

Ora, nel viavai domenicale di Porta Portese, tra il mercato e la città che si muove intorno, la Scultura Gialla torna finalmente a mostrarsi nella sua forma originaria. Non necessariamente destinata a piacere a tutti, ma certamente diversa da quella che per anni i passanti hanno conosciuto.

Un'opera insolita, discussa e divisiva, proprio come il suo ideatore. E forse anche per questo, oggi, capace di esercitare un nuovo fascino.

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