
Presentazione del secondo numero di Rinascita "Il campo e la bussola" all'Opificio. Roma, 27 ottobre 2026 (Foto La Capitale)
Rinata dalle ceneri di un glorioso passato come rivista digitale e trimestrale cartaceo, Rinascita torna a «far vibrare anche nel presente il nucleo di valori della sinistra» con la presentazione del suo secondo numero su carta: «Il campo e la bussola».
Sul palco dell'Opificio, nel pomeriggio di martedì 27 ottobre, gli ospiti hanno sintetizzato le aree tematiche della nuova uscita: il futuro del campo progressista, le sfide poste dalle destre in Italia e in Europa, il rapporto con le nuove generazioni e la possibilità di trasformare le città in luoghi di sperimentazione del cambiamento.
Ad affrontare questa discussione gli assessori di Roma Capitale Sabrina Alfonsi e Maurizio Veloccia e i due direttori della rivista, Federico Lobuono e Goffredo Bettini, moderati dalla giornalista Rai Giulia Di Stefano.
Mario Ciarla, capogruppo del Pd alla Regione Lazio, ha invece occupato lo spazio della presentazione, durante la quale ha fornito una riflessione sulla politica italiana ai cambiamenti internazionali, dal Brasile alla Spagna, passando per Israele e gli Stati Uniti.
Al centro della sua analisi, la capacità delle destre di costruire consenso attraverso un immaginario legato alla protezione e alla sicurezza, che secondo il capogruppo democratico contribuisce a spiegare la tenuta politica di Giorgia Meloni, anche al di là dei risultati dell'azione di governo. Una sfida alla quale il centrosinistra, nella sua lettura, deve rispondere con un progetto riconoscibile, capace di rimettere al centro pace e giustizia sociale.
È proprio sul terreno della giustizia sociale che il confronto si è spostato sul ruolo delle città, luoghi nei quali le disuguaglianze economiche e le conseguenze della crisi climatica si incontrano, rendendo necessario tradurre le proposte politiche in interventi concreti.
«La crisi climatica e i conflitti globali non sono emergenze distinte. Sono facce della stessa medaglia», ha osservato l'assessora all'Ambiente Sabrina Alfonsi, sottolineando come a pagare il prezzo delle crisi siano soprattutto le fasce più fragili della popolazione.
Una questione che l'assessora ha ricondotto anche alle scelte del governo nazionale, contestando la mancanza di risorse e strategie per le politiche climatiche.
Guardando alle amministrazioni locali, Alfonsi ha quindi richiamato il lavoro svolto a Roma con il Contratto climatico, che coinvolge circa 80 realtà pubbliche e private e comprende, secondo i dati illustrati dall'assessora, 16 miliardi di euro di investimenti e 493 azioni. Un programma che punta a trasformare la transizione ecologica in un piano industriale per la città, attraverso interventi sul verde, sulla depavimentazione e sull'adattamento climatico.
Ma se l'ambiente rappresenta una delle sfide decisive, è nell'urbanistica che il cambiamento assume una dimensione esplicitamente politica. È il ragionamento sviluppato dall'assessore Maurizio Veloccia, per il quale le città costituiscono il terreno sul quale la sinistra può dimostrare la propria capacità di tenere insieme sviluppo e redistribuzione della ricchezza.
«Qui non c'è niente di tecnico, c'è il cambio delle regole dello sviluppo urbano», ha sottolineato Veloccia, rivendicando il significato politico delle scelte urbanistiche e la necessità di superare un approccio che considera ogni trasformazione un rischio.
Una posizione che l'assessore ha contrapposto all'immobilismo urbanistico che, nella sua lettura, ha segnato a lungo la Capitale: «L'immobilismo di questa città, in realtà, non ha protetto chi ha di meno, ha protetto chi ha».
Da qui la centralità del Piano casa, degli investimenti nell'edilizia pubblica e della trasformazione delle periferie, inseriti in una visione che non separa la crescita economica dalla sua distribuzione.
Per Veloccia, infatti, la sfida di un'amministrazione progressista non è soltanto redistribuire la ricchezza, ma intervenire anche sulle condizioni che permettono di crearla, evitando che lo sviluppo urbano assuma un carattere predatorio.
Il rapporto tra passato e futuro, del resto, è rappresentato anche dalla stessa direzione di Rinascita. Da una parte Federico Lobuono, direttore responsabile a soli 25 anni, dall'altra Goffredo Bettini, direttore editoriale che ha attraversato una parte significativa della storia politica della sinistra italiana.
Due generazioni diverse, chiamate a confrontarsi sulla memoria di una rivista nata nell'esperienza del Partito comunista di Palmiro Togliatti e sul ruolo che può assumere oggi.
Lobuono ha portato sul palco le difficoltà di una generazione alle prese con un ascensore sociale sempre meno accessibile, il problema della casa e la necessità di rivendicare tanto il diritto a partire quanto quello a restare. Questioni che si intrecciano con le mobilitazioni giovanili e con la richiesta alla politica di ascoltarne le ragioni, senza ridurre il confronto a una contrapposizione tra generazioni.
Da questa riflessione ne esce anche una delle ragioni politiche legate al recupero di una rivista storica della sinistra italiana, ovvero interrogarsi su come i valori che l'hanno attraversata possano misurarsi con esigenze e linguaggi differenti.
Ambizione condivisa da Bettini, che ha affidato alle conclusioni il senso del ritorno di Rinascita: una rivista aperta al confronto e al contributo di sensibilità diverse, ma capace allo stesso tempo di prendere posizione, individuare gli errori del campo progressista e contribuire alla costruzione di un'alternativa.
Dopo «L'impero del disordine», dedicato alla crisi dell'ordine globale, «Il campo e la bussola» sposta così l'attenzione sulle condizioni politiche e culturali necessarie per affrontare il futuro. Una ricerca che, proprio nel confronto tra chi ha vissuto la storia della sinistra e chi prova oggi a immaginarne una nuova, trova uno dei suoi significati.
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