
«Siamo di fronte a una situazione non solo drammatica, ma inedita. Quello che non c’è è la pace». Con queste parole Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha inquadrato il clima che attraversa il conflitto venezuelano e le sue ripercussioni globali, intervenendo a piazza Barberini sullo scenario internazionale segnato, a suo avviso, da un attacco «messo in atto da Trump e dagli Stati Uniti» che rimette in discussione il diritto dei popoli a decidere del proprio destino.
Una situazione nuova, ha sottolineato Landini, soprattutto per chi la guerra non l’ha mai vissuta direttamente, ma che oggi impone di fare i conti con un’escalation senza precedenti.
È in questo contesto che si sono registrati momenti di forte tensione nel pomeriggio durante il presidio pubblico contro l’escalation in Venezuela. Alla manifestazione, convocata alle 17.30 con lo slogan «Il diritto internazionale ridotto a carta straccia», hanno partecipato associazioni pacifiste, sindacati e reti della società civile, insieme a cittadini venezuelani portatori di posizioni profondamente diverse sulla crisi politica del Paese.
Il presidio nasce da un appello che chiede la difesa del diritto internazionale e la solidarietà al popolo venezuelano, in seguito all’azione militare statunitense contro la Repubblica del Venezuela. Secondo i promotori, si tratta di «una palese e inaudita violazione della sovranità dei popoli», che segnerebbe una grave escalation bellica con potenziali ripercussioni sugli equilibri globali.
Dal palco i promotori hanno spiegato le ragioni della mobilitazione: «Siamo qui a Roma, in piazza Barberini, per condannare con fermezza l’estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati e l’ennesima gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela e dal rapimento del suo Presidente Nicolás Maduro e dei suoi familiari».
Un’azione definita senza mezzi termini «una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli, per la quale non esistono giustificazioni».
Nel corso dell’iniziativa sono emerse tensioni tra due cittadini venezuelani contrari al governo Maduro e le associazioni promotrici del presidio, accusate dai contestatori di sostenere un esecutivo ritenuto responsabile di repressione, crisi economica e violazioni dei diritti umani. Dal fronte opposto, le realtà pacifiste e sindacali hanno respinto le accuse, ribadendo che la mobilitazione non intende difendere un singolo governo, ma opporsi all’uso della forza militare e a ogni forma di ingerenza esterna.
Il dibattito acceso ha messo in luce la frattura che attraversa la diaspora venezuelana anche fuori dai confini nazionali, una spaccatura che si riflette inevitabilmente nelle piazze e che rende ancora più evidente, come sottolineato da Landini, l’assenza di pace e la gravità di una fase storica che appare «completamente nuova» per il mondo intero.
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