
Dopo oltre un decennio di gelo seguito allo scoppio della guerra civile, la Siria si appresta a riaprire ufficialmente la propria ambasciata a Roma. A guidare la missione sarà Hussein Sabbagh, figura chiave di questo delicato processo di riavvicinamento tra i due Paesi.
L’annuncio è arrivato attraverso i canali ufficiali e confermato dall’ambasciatore d'Italia a Damasco, Stefano Ravagnan. Quest'ultimo ha reso noto di aver incontrato Sabbagh proprio alla vigilia della sua partenza per la capitale italiana, esprimendo un forte auspicio per il futuro delle relazioni bilaterali.
In un messaggio condiviso sulla piattaforma X, Ravagnan ha sottolineato il valore simbolico e politico di questa riapertura, definendo il passaggio come un momento fondamentale per il processo di ricollegamento completo tra le due nazioni. Il ritorno di una rappresentanza diplomatica siriana in Italia non segna solo una ripresa dei rapporti diretti, ma posiziona Roma come uno dei principali interlocutori europei in una fase di lenta normalizzazione dei rapporti con Damasco.
La scelta del nuovo capo missione ricade su un diplomatico di lungo corso con una storia personale complessa. Nei primi anni del conflitto siriano, Sabbagh si era allontanato dal regime di Bashar al Assad in segno di protesta contro la repressione dei manifestanti, ma negli ultimi mesi è stato ufficialmente reintegrato dal governo di Damasco. Oltre a guidare l’ambasciata in Italia, Sabbagh ricoprirà anche il ruolo di rappresentante permanente presso le organizzazioni delle Nazioni Unite con sede a Roma, come FAO, IFAD e PAM.
La chiusura della sede diplomatica risaliva ai momenti più critici del conflitto, quando la comunità internazionale aveva isolato la Siria in risposta alle violenze interne.
La decisione odierna riflette un mutamento degli equilibri regionali e la volontà di ristabilire canali di comunicazione formali per gestire dossier cruciali come la sicurezza e la cooperazione internazionale.
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