
Potrebbe essere stata impugnata da entrambi quella pistola. È lo scenario che emerge dai primi esiti autoptici sulla strage familiare consumatasi a Pietralata, dove sono stati trovati senza vita Luca Abbasciano, 42 anni, la moglie Valentina Pambianco, 41, e la piccola Bianca, la figlia di appena 5 anni affetta da una grave disabilità dalla nascita.
Sulle mani di entrambi i coniugi sono state rilevate tracce di polvere da sparo, un dato che non consente più di escludere che sia stato Abbasciano sia Pambianco a maneggiare la Glock regolarmente detenuta dall'uomo.
Tre colpi, tre ferite
Gli accertamenti condotti dall'équipe del medico legale hanno accertato complessivamente tre ferite da arma da fuoco. Uno solo dei due genitori presenta un colpo alla tempia. L'altro adulto e la piccola Bianca sono stati raggiunti in altri punti della testa. Non sono stati riscontrati segni di colluttazione, elemento che porterebbe già a escludere una lotta prima degli spari.
I tre corpi sono stati trovati adagiati sul letto matrimoniale, con la bambina posta al centro, tra il padre e la madre. Resta ancora da chiarire, invece, la sequenza temporale con cui sono stati esplosi i tre colpi, elemento decisivo per stabilire l'esatta dinamica della strage e l'identità di chi, tra i due genitori, abbia materialmente sparato.
Gli inquirenti attendono ora l'esito degli esami tossicologici, che dovranno chiarire se la piccola Bianca fosse addormentata al momento dei fatti e se vi fossero tracce di farmaci nel suo organismo, oltre a fare piena luce sull'eventuale ruolo attivo della madre. Nel frattempo i carabinieri proseguono le verifiche su cellulari, computer e conti correnti della famiglia, per ricostruire il contesto — segnato dalle difficoltà legate alle cure della bambina e dalle spese sostenute anche per terapie all'estero — in cui è maturata la tragedia.
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