Roma, 31 luglio 2026
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Politica divisa sul futuro di Spin Time: Rocca dice no al rientro, il Comune punta all’edilizia popolare

Dopo l’incendio e il sequestro dello stabile dell’Esquilino, centinaia di persone restano fuori dall’edificio. Zevi: «Vogliamo salvaguardare questa esperienza». Dal centrodestra la richiesta di ripristinare la legalità

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
L'ingresso di Spin Time nella notte del 30 luglio 2026 (La Capitale)

L'ingresso di Spin Time nella notte del 30 luglio 2026 (La Capitale)

È previsto per le 13 di oggi, venerdì 31 luglio, un nuovo incontro sul futuro dello Spin Time, il palazzo occupato nel 2013 di via Santa Croce in Gerusalemme sgomberato dopo il principio d’incendio divampato nella notte tra mercoledì e giovedì.

Il confronto dovrebbe fornire maggiori dettagli sulle condizioni dell’immobile, sulla possibilità di un eventuale rientro e sulle sistemazioni da garantire alle centinaia di persone rimaste fuori dallo stabile.

Il palazzo resta sotto sequestro giudiziario e presidiato dalle forze dell’ordine. Al momento non risulta disposto un nuovo sgombero definitivo, ma il rientro degli abitanti è escluso fino al completamento degli accertamenti tecnici e alle successive decisioni dell’autorità giudiziaria e della Prefettura.

Sul futuro dell’edificio si è intanto aperto uno scontro politico. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, chiede che gli occupanti non siano autorizzati a tornare nello stabile. Il Campidoglio vuole invece raggiungere un accordo con la proprietà per trasformare il palazzo in edilizia residenziale pubblica e salvaguardare l’esperienza sociale sviluppata al suo interno.

Alle 13 un nuovo confronto sul futuro di Spin Time

Il nuovo incontro previsto per le 13 dovrà chiarire quali siano le condizioni effettive dell’edificio e quali interventi siano necessari per una sua eventuale messa in sicurezza.

Dovranno essere affrontati anche il destino delle circa 400 persone che vivevano nello Spin Time e la possibilità di raggiungere un’intesa tra le istituzioni e la proprietà.

Un primo vertice si è già svolto il 30 luglio in Prefettura. Alla riunione hanno partecipato il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il sindaco Roberto Gualtieri, il questore Roberto Massucci, il vicario generale della Diocesi di Roma monsignor Baldo Reina, l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà.

Al termine del confronto, il Campidoglio ha riferito che erano state valutate tutte le possibili opzioni e che la proprietà aveva manifestato la disponibilità a collaborare per individuare una soluzione condivisa.

La linea della Regione segue quella del governo Meloni

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha chiesto alle autorità di non permettere agli abitanti di rientrare nello stabile.

«La sicurezza delle persone viene prima di tutto. Proprio per questo non è accettabile che uomini, donne e bambini continuino a vivere in un immobile occupato e privo delle necessarie condizioni di sicurezza», ha dichiarato il presidente della Regione.

Rocca ha invitato il sindaco Gualtieri e le autorità competenti ad assumere decisioni chiare, garantendo una sistemazione dignitosa alle persone che ne hanno diritto e ripristinando la legalità nell’edificio.

«Fondamentale, infine, non consentire il rientro degli occupanti», ha concluso. Una posizione che si inserisce nella linea adottata dal governo nazionale sul tema delle occupazioni abusive.

Inoltre, il dossier Spin Time era entrato da tempo nei programmi del Viminale. Nel 2022, quando Piantedosi era prefetto di Roma, l’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme era stato inserito tra i 29 edifici occupati indicati nel piano degli sgomberi.

La volontà di procedere alla liberazione dello stabile è stata successivamente confermata anche dopo l’arrivo di Piantedosi al ministero dell’Interno. La sentenza civile pronunciata nel dicembre 2025 ricorda infatti che l’immobile era presente nel piano della Prefettura proprio su impulso dell’attuale ministro.

Il Comune tratta per trasformare il palazzo in case popolari

La posizione del Campidoglio è differente. Durante l’assemblea organizzata davanti allo Spin Time nel pomeriggio di ieri, l’assessore Tobia Zevi ha ribadito che l’esperienza abitativa e sociale sviluppata nel palazzo deve essere salvaguardata.

«Crediamo che lo Spin Time possa essere un modello», ha dichiarato Zevi, criticando l’ipotesi di lasciare in strada famiglie e bambini durante l’emergenza.

L’obiettivo indicato dall’assessore è trasformare l’immobile in un edificio residenziale con finalità di edilizia pubblica. Per procedere è però necessario il consenso della proprietà, oltre al superamento dei vincoli determinati dai due sequestri.

«Lo Spin Time deve essere trasformato in un edificio residenziale con finalità Erp. Ma su questo la proprietà deve essere d’accordo. Inoltre l’immobile è sottoposto a due sequestri, uno per l’occupazione e uno per l’incendio. C’è un dialogo aperto», ha spiegato Zevi.

Il riferimento utilizzato dall’assessore come possibile modello è quello di Porto Fluviale, l’ex caserma occupata trasformata attraverso un progetto di rigenerazione e destinata anche a edilizia residenziale pubblica.

La vicenda giudiziaria legata a Spin Time

Sullo sfondo resta la vicenda giudiziaria che accompagna da anni l’occupazione.

Con una sentenza emessa il 18 dicembre 2025, il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a versare oltre 20 milioni di euro a InvestiRE Sgr per la mancata esecuzione del provvedimento di sequestro e la conseguente mancata liberazione dell’immobile, occupato dal 2013.

InvestiRE Sgr gestisce il fondo immobiliare al quale fa capo lo stabile e partecipa, attraverso i propri rappresentanti, al confronto aperto con le istituzioni.

Il giudice ha inoltre stabilito il pagamento di oltre 200 mila euro per ogni mese successivo al dicembre 2025, fino alla liberazione dell’edificio, oltre ad altre somme per il mancato guadagno e alle spese processuali.

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