
È un gesto antico, carico di silenzio e di significato, a segnare la conclusione del Giubileo: la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. A compierlo, nella mattina dell’Epifania, è stato Papa Leone XIV, al termine della messa solenne che ha raccolto fedeli, pellegrini e autorità civili nella basilica vaticana.
«Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi», ha detto il Pontefice nell’omelia, tracciando il senso di un anno che, più che chiudersi, lascia una consegna aperta. Non una fine, ma un passaggio: Dio – ha spiegato – «non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo».
Parole pronunciate subito dopo il rito che ha chiuso l’ultima Porta Santa delle basiliche papali, dopo quelle di Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura. Un percorso che ha attraversato simbolicamente Roma, trasformandola ancora una volta nel cuore pulsante della cristianità.
Accanto al Papa, a testimoniare il legame tra la dimensione spirituale e quella civile, c’erano le più alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha assistito alla celebrazione insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri e al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Presenti anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente della Camera Lorenzo Fontana.
Ma è stato ancora una volta il Papa a spostare il baricentro, con un’omelia che ha scelto toni netti e immagini forti. Leone XIV ha invitato a «resistere alle lusinghe dei potenti» e ai «deliri di onnipotenza», ricordando che le vie del Signore «non possono essere bloccate dai violenti né dai poteri del mondo». Un messaggio che ha risuonato dentro una basilica gremita, ma anche fuori, in una città che per mesi ha sostenuto il peso organizzativo e simbolico del Giubileo.
«È bello diventare pellegrini di speranza, ed è bello continuare a esserlo insieme», ha detto ancora il Pontefice, chiedendo che le chiese non diventino monumenti e che le comunità restino case vive. Un appello che chiama in causa anche Roma, capitale attraversata da milioni di fedeli e chiamata ora a fare i conti con l’eredità di questo tempo straordinario.
Con la Porta Santa che si richiude, il Giubileo si consegna alla memoria. Ma le parole del Papa restano come una traccia: non un evento da archiviare, bensì un invito a ripartire, senza clamore, «come una generazione dell’aurora».
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