Roma, 24 gennaio 2026
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Il nuovo ritratto di Papa Leone XIV nella Basilica di San Paolo fuori le Mura

L’opera rappresenta l’ultimo tassello di una tradizione secolare che aggiunge alla basilica romana il nuovo ritratto musivo del Papa regnante

di Gianluca DoderoULTIMO AGGIORNAMENTO 2 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 4'

Nella splendida Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, uno degli elementi che maggiormente colpiscono visitatori e pellegrini è la galleria di tondi raffiguranti i papi della Chiesa Cattolica: da San Pietro, primo successore dell’Apostolo e simbolo della continuità apostolica, fino alla figura dell’attuale pontefice. Questa sequenza di volti, ricordando antichi clipei di epoca romana, ritratti a cui lo scudo che li racchiude serve cioè da cornice sia in pittura che in scultura, è una caratteristica unica di questo straordinario luogo di culto, e rappresenta un motivo in più per visitarla e scoprirne i segreti.

Proprio in questi giorni, Papa Leone XIV ha visionato il nuovo mosaico con il suo ritratto, il cosiddetto clipeo che verrà collocato nella navata destra della basilica accanto al ritratto di Papa Francesco. Il tondo musivo, realizzato dallo Studio del Mosaico Vaticano della Fabbrica di San Pietro, ha un diametro di circa 137 cm e nasce dalla trasposizione in mosaico di un bozzetto pittorico preparato dal maestro Rodolfo Papa. La tecnica utilizzata è quella antica del mosaico tagliato con smalti vetrosi e ori fissati con la tradizionale malta oleosa, per circa 15 mila tessere di elevato pregio che compongono il volto del pontefice. L’opera rappresenta l’ultimo tassello di una tradizione secolare che, dopo ogni elezione pontificia, aggiunge alla basilica romana il nuovo ritratto musivo del Papa regnante.

Una tradizione millenaria tra storia e simbologia

I tondi che circondano il vasto perimetro interno della basilica, posti sopra i capitelli delle colonne, sopravvissero all’incendio devastante del 1823, che distrusse gran parte della struttura originale risalente al IV–V secolo d.C. Per volere di Papa Leone XII, la ricostruzione non avrebbe introdotto innovazioni nelle forme, nelle proporzioni o negli ornamenti dell’edificio rinato, conservando così intatta quella continuità artistica e spirituale che ancora oggi ammiriamo.

Questi ritratti – con la loro linea ininterrotta – non sono solo opere d’arte: per molti, custodiscono un valore simbolico legato alla storia stessa della Chiesa e di Roma. Ed è qui che tra visitatori e guide si intrecciano narrazioni e leggende popolari che, seppure non documentate dalla storiografia ufficiale, solleticano l’immaginario collettivo da secoli.

La fake news dei tondi e la fine dei tempi

Secondo una delle storie più suggestive legate a San Paolo fuori le Mura, la galleria di ritratti papali – la cui tradizione risale addirittura a Papa Leone Magno nel V secolo – sarebbe destinata a terminare quando non ci sarà più spazio “fisico” per nuovi pontefici. In quell’istante, narra la leggenda, potrebbe concludersi anche il papato, la Chiesa Cattolica e la stessa Roma. Nel medioevo, infatti, si credeva spesso che la fine di una grande città coincidesse con la fine del mondo civilizzato: lo stesso Beda il Venerabile profetizzò che, se fosse crollato il Colosseo, la Città Eterna e il mondo sarebbero scomparsi.

Un’altra narrazione lega questi ritratti alla cosiddetta profezia di San Malachia, un testo attribuito al monaco irlandese del XII secolo, Malachia di Armagh, che avrebbe stilato una lista di 112 brevi motti latini, ciascuno riferito a un pontefice futuro, a partire da Celestino II, eletto nel 1143.

Secondo questa interpretazione, ogni Papa sarebbe identificato da una formula simbolica, spesso oscura, talvolta sorprendentemente calzante. Uno degli esempi più citati è proprio quello di Celestino II, descritto come Ex castro Tiberis (“da un castello sul Tevere”): il pontefice, infatti, proveniva da Città di Castello, centro umbro attraversato dal fiume Tevere. Alcuni motti successivi sembrano adattarsi sommariamente a eventi storici, stemmi, nomi di nascita o luoghi d’origine dei papi, alimentando nei secoli la fama profetica del testo.

Secondo Malachia, dopo il 112° Papa non ci sarebbero stati più pontefici, e una figura enigmatica chiamata “Petrus Romanus”, Pietro Romano, avrebbe regnato durante un periodo di grandi tribolazioni per la Chiesa e assisterebbe alla distruzione di Roma. Il testo recita: In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit (“Regnerà durante l’ultima persecuzione della Santa Chiesa Romana”).

Oltre al fatto che fisicamente ci sono molti altri spazi per ospitare nuovi ritratti di futuri pontefici, la profezia è semplicemente un falso storico, essendo stata scritta 450 anni dopo la morte di Malachia. Una fake news che comunque attrae molti turisti curiosi, che chiedono ai monaci benedettini presenti a San Paolo conferma sulla ovviamente inesistente veridicità del tutto.

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