Roma, 5 giugno 2026
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Sequestrata per un debito di crack, tre arresti tra Roma e Palestrina

Operazione dei carabinieri di Frascati su delega della DDA di Roma. La vittima, una 30enne di Monte Compatri, sarebbe stata picchiata, minacciata con una pistola e costretta a spacciare

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 4'
Sequestrata per un debito di crack, tre arresti tra Roma e Palestrina

Tre persone, due uomini e una donna, sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dai carabinieri della Compagnia di Frascati su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma. Gli indagati sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, di sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni di una giovane donna residente a Monte Compatri.

L’indagine partita nel luglio 2025

L’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Frascati e avviata nel luglio 2025, ha ricostruito una vicenda maturata nel mercato degli stupefacenti.

Secondo il quadro indiziario raccolto, la vittima, una trentenne con problemi di tossicodipendenza, aveva accumulato un debito rilevante per l’acquisto continuativo di crack da una donna di 40 anni domiciliata a Monte Porzio Catone.

La prigionia tra Finocchio e Palestrina

Per costringerla a saldare quel debito, la giovane sarebbe stata più volte prelevata e trattenuta contro la propria volontà in due diversi luoghi: nella borgata romana di Finocchio e nel comune di Palestrina.

Durante i periodi di reclusione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la trentenne sarebbe stata ripetutamente picchiata, minacciata con una pistola e costretta a spacciare sostanze stupefacenti.

Gli accertamenti dei carabinieri si sono basati su attività tecniche, analisi dei tabulati telefonici e acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Elementi che hanno consentito agli investigatori di delineare un quadro indiziario ritenuto grave nei confronti dei tre destinatari della misura cautelare.

Gli immobili usati per trattenere la vittima

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero messo a disposizione i propri immobili per tenere prigioniera la donna. Una circostanza aggravata dal fatto che, all’epoca degli episodi contestati, gli stessi si trovavano già sottoposti alla misura degli arresti domiciliari per altre cause.

L’operazione eseguita oggi rappresenta lo sviluppo di un primo intervento scattato il 26 luglio 2025. In quella data la vittima era riuscita a fuggire dai suoi aguzzini e a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

Il fermo della quarantenne e il revolver sequestrato

Pochi giorni dopo, il 29 luglio 2025, i carabinieri avevano già sottoposto a fermo la quarantenne indicata come fornitrice del crack, mentre tentava di rendersi irreperibile.

Nel corso di quell’attività era stato rinvenuto e sequestrato anche un revolver calibro 38, ritenuto l’arma utilizzata per le minacce.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla DDA di Roma. Le contestazioni restano allo stato nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.

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