
La protesta studentesca continua a estendersi nelle scuole di Roma. Nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 ottobre è stato occupato il liceo scientifico Gullace, mentre gli studenti del Giorgio Ambrosoli di Centocelle hanno preso possesso della sede centrale e della succursale. Nel corso della mattinata di lunedì gli studenti hanno occupati anche il Plinio Seniore. Tre nuovi istituti si aggiungono così al movimento di occupazioni che sta attraversando la Capitale dopo le manifestazioni di venerdì 16 ottobre, con gli studenti che guardano già al prossimo appuntamento del 30 ottobre, quando è stato annunciato uno sciopero generale. Al centro della mobilitazione ci sono le condizioni degli edifici scolastici, la contestazione delle politiche del governo Meloni e la contrarietà alle risorse destinate all’industria bellica. Le occupazioni, nelle intenzioni dei promotori, vogliono diventare uno spazio di confronto sui problemi della scuola e sulle prospettive delle nuove generazioni.
La situazione al Gullace presenta però una particolarità: alcuni studenti, tra cui rappresentanti d’istituto, hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso rispetto alla decisione di occupare la scuola. Pur dichiarando di condividere le ragioni della protesta, contestano il metodo con cui è stata avviata. «Non si tratta di una decisione condivisa dalla comunità studentesca né di un’iniziativa nata da un confronto collettivo», scrivono nella loro lettera. E aggiungono: «È la scelta di un gruppo ristretto di persone che non deve essere fatta passare per la volontà di tutta la scuola». Gli studenti firmatari sottolineano quindi la propria estraneità all’occupazione, prendendo le distanze da un’iniziativa che, a loro avviso, non rappresenta l’intera comunità scolastica. La vicenda riporta l’attenzione anche sulla storia recente dell’istituto: nel 2024, durante una precedente occupazione, il Gullace era stato interessato da un grave incendio, che aveva richiesto interventi per oltre due milioni di euro da parte della Città metropolitana di Roma.
Al liceo Giorgio Ambrosoli di Centocelle, invece, l’occupazione riguarda sia la sede centrale sia la succursale. Gli studenti hanno motivato la protesta con le condizioni degli edifici scolastici e con la contestazione delle scelte del governo. «Non ne possiamo più di scuole che cadono a pezzi mentre il governo continua a investire soldi nell’industria bellica», affermano nel comunicato diffuso per annunciare l’iniziativa. Nella succursale è stata organizzata un’assemblea studentesca con centinaia di partecipanti, chiamati a discutere delle criticità vissute quotidianamente a scuola, del carovita e delle prospettive per il futuro. Gli studenti contestano inoltre un modello scolastico che definiscono «scuola-caserma» e rilanciano l’obiettivo di una mobilitazione condivisa con il mondo del lavoro.
Le nuove occupazioni si inseriscono in una mobilitazione che nei giorni scorsi ha già coinvolto diversi istituti romani. Tra le scuole interessate figurano i licei Cavour, Newton, Machiavelli, Enzo Rossi, Levi Civita e Di Vittorio-Lattanzio. La protesta ha raggiunto anche il liceo Morgagni, dove gli studenti hanno rilanciato la convocazione dello sciopero generale del 30 ottobre, e il Rossellini, dove durante l’occupazione sono state segnalate tensioni legate a un tentativo di sgombero. Il movimento punta ora a trasformare le iniziative nei singoli istituti in una mobilitazione più ampia, coinvolgendo studenti e lavoratori. «Le manifestazioni oceaniche di venerdì 16 sono state solo una tappa di un intenso autunno di lotta», sostengono gli studenti dell’Ambrosoli, indicando nel 30 ottobre il prossimo momento di convergenza. L’obiettivo dichiarato è portare in piazza le rivendicazioni sulla scuola pubblica, il lavoro e il costo della vita, contestando le priorità economiche del governo. Il messaggio lanciato dagli studenti è esplicito: «Occupiamole tutte».
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