
Sono entrati nella fase di riabilitazione dermatologica avanzata i due agenti della Polizia di Stato rimasti gravemente ustionati lo scorso 4 luglio, in seguito allo scoppio di una cisterna presso un distributore di carburante in via dei Gordiani.
Il percorso è in corso presso il Policlinico Universitario Umberto I, dove i due poliziotti erano già stati ricoverati e trattati nella fase acuta nel reparto di chirurgia plastica diretto dal professor Diego Ribuffo. Superate le condizioni più critiche, possono ora affrontare una riabilitazione altamente specialistica basata sull’uso del laser.
A coordinare il percorso è il professor Steven Paul Nisticò, direttore della Scuola di Dermatologia della Sapienza Università di Roma, insieme al professor Giovanni Cannarozzo, tra i massimi esperti nazionali di laserterapia.
«La fase acuta – spiega Nisticò – comprende la medicazione delle ferite, la prevenzione delle infezioni e gli innesti cutanei. Successivamente il processo riparativo porta a cicatrici fibrotiche e sclerotiche, tipiche delle ustioni, in cui la pelle si retrae e perde elasticità».
Una condizione che, chiarisce l’esperto, non è solo estetica o psicologica:
«Queste cicatrici compromettono la funzionalità: i pazienti non riescono a stendere correttamente gli arti o a utilizzare le mani, con un impatto diretto sulla vita quotidiana e lavorativa».
È qui che interviene la dermatologia laser: «Sistemi molto moderni consentono di “sbrigliare” le cicatrici fibrotiche e di ripristinare progressivamente l’elasticità del tessuto. Non si torna al 100%, ma si migliora la funzionalità dell’arto e la capacità di movimento».
Nel caso dei due agenti, le ustioni hanno interessato braccia, ascelle, torace, mani, collo e viso, aree fondamentali per la mobilità.
Il protocollo prevede l’utilizzo combinato di due tipi di laser.
«Il primo è il laser CO₂, di tipo chirurgico – spiega Nisticò – che agisce in profondità stimolando il rinnovamento e la rigenerazione del tessuto cutaneo».
Il secondo è il Dye laser, con azione vascolare: «Interviene sull’eccesso di vascolarizzazione tipico delle cicatrici da ustione, migliorando microcircolo e funzionalità complessiva del tessuto».
Secondo studi scientifici, questi trattamenti favoriscono anche il rilascio di citochine riparative, molecole fondamentali nei processi di rigenerazione.
Non esiste un numero fisso di sedute. «Ogni paziente viene valutato singolarmente – sottolinea Nisticò – in base a estensione, profondità e tipo di cicatrice». In media sono previste 3 o 4 sedute, della durata di 30-60 minuti, a cadenza mensile o bimestrale.
Il trattamento è generalmente ben tollerato: «Può dare qualche fastidio, per questo utilizziamo anestesia locale o bendaggi a freddo per garantire il massimo comfort».
Diverso, al momento, il quadro per le numerose persone rimaste ustionate nell’incendio di Crans-Montana.
«Sono ancora nella fase acuta – conclude Nisticò – ricoverate nei reparti di chirurgia plastica e pronto soccorso, dove la priorità è prevenire infezioni e danni secondari. Tutto ciò che riguarda la riabilitazione verrà valutato nel tempo: l’esito cicatriziale è estremamente soggettivo e varia da persona a persona».
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