
Una villa con piscina all’Olgiata, Ferrari, Rolls Royce, Bentley, imbarcazioni e decine di orologi di lusso. Un patrimonio da oltre 47 milioni di euro è stato confiscato a un imprenditore romano residente all’estero, nell’ambito di un procedimento di prevenzione legato a presunte attività illecite di natura fiscale e contro il patrimonio. Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Roma su disposizione del Tribunale di Roma, Sezione specializzata Misure di prevenzione. La confisca arriva al termine del contraddittorio con l’imprenditore destinatario della misura e con i terzi interessati, dopo il sequestro eseguito nell’ottobre 2024 dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. Il decreto, adottato sulla base del Codice antimafia, non è ancora definitivo: i destinatari possono ancora avvalersi degli strumenti di impugnazione previsti dalla legge.
Tra i beni acquisiti spiccano immobili di pregio, veicoli storici e un’imbarcazione considerata particolarmente rara. Si tratta di un cutter aurico a vela del 1920, lungo 46,60 metri, descritto come il più grande al mondo nella sua categoria. Nel patrimonio confiscato figura anche una villa con piscina nel rinomato quartiere romano dell’Olgiata, oltre ad automobili d’epoca di marchi prestigiosi come Rolls Royce, Bentley e Ferrari. Il compendio comprende complessivamente 15 unità immobiliari, tra appartamenti, garage e terreni, distribuite tra Roma, Bracciano e Formello, nel Lazio, ma anche a Monte Argentario, in provincia di Grosseto, Olbia, in Sardegna, e Torgiano, in provincia di Perugia. A questi beni si aggiungono autoveicoli e motoveicoli d’epoca, imbarcazioni, 83 orologi di valore e diversi rapporti finanziari. La stima complessiva supera i 47 milioni di euro.
Una parte dei beni individuati durante le indagini è già stata venduta all’asta dall’amministrazione giudiziaria nominata dal Tribunale. Tra questi figura anche la storica imbarcazione a vela. Le vendite hanno consentito di ricavare oltre 2,5 milioni di euro. Con il provvedimento di confisca in corso di esecuzione, la somma transita nel patrimonio dello Stato. L’operazione si inserisce nella strategia della Guardia di Finanza volta a colpire i patrimoni ritenuti riconducibili ad attività illecite, sottraendo risorse economiche accumulate attraverso condotte criminali.
Alla base del provvedimento ci sono gli accertamenti patrimoniali ed economico-finanziari condotti dalle Fiamme gialle. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’imprenditore sarebbe stato abitualmente dedito, sin dal 1998, a reati fiscali e contro il patrimonio. Le attività contestate gli avrebbero garantito risorse economiche sufficienti a sostenere un tenore di vita giudicato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale rilevata dagli investigatori. Un elemento evidenziato dalla Guardia di Finanza è l’assenza di dichiarazioni fiscali presentate nell’ultimo decennio. Gli approfondimenti avrebbero inoltre permesso di ricondurre all’imprenditore la gestione e la titolarità di fatto, diretta o indiretta, di una vasta rete societaria. Si tratta di società ed entità giuridiche di diritto estero, con sedi anche in paradisi fiscali, formalmente intestate a prestanome. Secondo la ricostruzione investigativa, queste strutture sarebbero state utilizzate per commettere reati fiscali e realizzare operazioni di riciclaggio di proventi illeciti.
Il provvedimento è stato adottato ai sensi del decreto legislativo 159 del 2011, nell’ambito del procedimento di prevenzione patrimoniale. La confisca è il risultato della collaborazione tra l’autorità giudiziaria romana e la Guardia di Finanza, nell’ambito delle attività di contrasto alle più gravi forme di criminalità economico-finanziaria e organizzata. L’obiettivo è aggredire i patrimoni accumulati attraverso attività delittuose e tutelare la legalità del mercato, la libera concorrenza e le imprese che operano correttamente sul territorio. La misura, tuttavia, non ha ancora carattere definitivo. Il procedimento resta aperto alla possibilità di impugnazione da parte dei destinatari, secondo quanto previsto dalla legge.
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