
La palazzina di via Ugento 33
Cinquecentoquarantasei giorni. È il tempo esatto trascorso da quando il Quarticciolo è stato inserito all'interno del Decreto legge Caivano bis. Un provvedimento straordinario che, sulla carta, doveva tradursi in una pioggia di investimenti. Ben 85 milioni di euro stanziati congiuntamente da Governo, Regione Lazio e comune di Roma per garantire sicurezza, riqualificazione urbana e la fine del degrado. Ma la realtà tra i lotti di questa periferia racconta tutta un'altra storia.
A guidare la protesta è il Comitato di Quartiere del Quarticciolo che ha deciso di accendere i riflettori su via Ugento 33. Qui ci sono due palazzine che da decenni attendono di essere rimesse a posto.
A spiegare la situazione è Michele, del comitato di quartiere: «Questa mattina abbiamo deciso di segnalare la palazzina di via Ugento dove non sono ancora iniziati i lavori attesi da cinque anni. Una palazzina che rappresenta un luogo di abbandono, di degrado e di insicurezza per il nostro quartiere. La palazzina accanto, che invece è stata ristrutturata, ormai completata da diversi mesi, resta chiusa e non si hanno notizie sull'assegnazione delle case. Queste due palazzine sono un simbolo della lotta del comitato perché per decenni sono stati un progetto incompiuto».
Nel 2019, grazie alle mobilitazioni popolari che avevano ottenuto dei finanziamenti per la riqualificazione, le famiglie che occupavano quegli stabili fatiscenti erano state trasferite provvisoriamente in altri alloggi, con la promessa di una rapida regolarizzazione.
Dopo cinque anni metà del progetto è un'incompiuta diroccata e l'altra metà è una scatola vuota e inaccessibile, blindata alle centinaia di persone in piena emergenza abitativa.
A dare forza alla denuncia del comitato sono le storie di chi il quartiere lo vive sulla propria pelle ogni giorno, scontrandosi con l'assenza cronica degli enti gestori. È il caso di Marica, madre di quattro bambini e residente nella borgata da oltre un decennio.
«Sono un'abitante del Quarticciolo, mi chiamo Marica, ho quattro bambini, vivo nel quartiere da all'incirca 10-15 anni», racconta. «La domanda che io mi pongo, in base a quello che è stato già detto, è dove è l'Ater? Si fa presente solamente perché chiede i soldi della morosità per continuare a fare denunce per le occupazioni, anche se ci sono occupanti che vivono nelle case già da dieci anni e vorrebbero regolarizzarsi. E dov'è quando uno gli viene incontro? Parlano tanto del quartiere, fanno gli interventi spot, foto, video propagandistici, ma poi al sunto della questione, quando ci sono gli eventi, dovrebbero parlare per dire quello che succede veramente in quartiere».
La questione edilizia al Quarticciolo non è un solo un problema di decoro urbano, ma emergenza sanitaria e sociale.
Le palazzine in cui piove dentro sono ovunque e il comitato denuncia da tempo i rischi per la salute della popolazione: «A Quarticciolo sono tantissime le palazzine dove si vive insicuri, dove si rischia di prendere malattie più di altri quartieri perché nelle case c'è l'amianto, perché nelle case ci sono sostanze nocive».
Il censimento autogestito dalle realtà sociali è impietoso. Nella borgata si contano circa 170 case vuote che attendono di essere assegnate, sanatorie Ater lasciate a metà e condomini sprovvisti di ascensori, una condizione drammatica che costringe anziani e persone invalide a vivere agli «arresti domiciliari a vita» dentro le proprie abitazioni.
Mentre le istituzioni latitano, il Quarticciolo è finito continuamente sulle pagine della cronaca locale e nazionale, denunciano i residenti, come terreno di scontro elettorale e propaganda sui canali social dei rappresentanti istituzionali. Proprio nei giorni scorsi, un video del governatore del Lazio, Francesco Rocca, annunciava l'inizio dei lavori al complesso Morandi di Tor Sapienza. «Ne siamo felici — replicano dal comitato —, ma chiediamo a gran voce: dove sono finiti i soldi, gli annunci e gli interventi su Quarticciolo?».
A cambiare la quotidianità della borgata, per ora, è solo l'associazionismo. Il Polo Civico, che riunisce le diverse realtà del territorio, continua a tessere una rete di protezione sociale alternativa ai modelli calati dall'alto. Se lo Stato non risponde, i cittadini si organizzano.
Grazie all'impegno incessante e alla collaborazione con la squadra di calcio popolare Borgata Gordiani, a settembre verrà finalmente riaperto il campo sportivo di via Prenestina, abbandonato da anni. Lo stesso vale per il parchetto Modesto di Veglia, uno spazio interamente riqualificato e strappato all'incuria grazie alla lotta del quartiere, che proprio in questi giorni di fine giugno ospita tre giornate di attività sociali e laboratori educativi per i bambini.
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