
Il nodo ferroviario di Roma rischia di entrare in forte difficoltà a causa del definanziamento delle risorse previste per il suo potenziamento. È l’allarme lanciato dall’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè, intervenuto in audizione alla commissione Trasporti della Camera nell’ambito dell’esame del documento strategico sulla mobilità ferroviaria. «Quello che ci lascia più perplessi è il metodo con cui sono state individuate le risorse destinate ai singoli nodi», ha dichiarato Patanè, evidenziando come il finanziamento per Roma sia passato da circa 6 miliardi, considerati il minimo indispensabile per l’ammodernamento, a circa 1,6 miliardi.
Una riduzione che, secondo l’assessore, appare difficilmente giustificabile anche nel confronto con altre città: «Non si comprende come realtà infinitamente più piccole si ritrovino con finanziamenti superiori: il doppio rispetto a Roma, tre volte Milano, dieci volte Napoli».
Patanè ha sottolineato come il nodo ferroviario della Capitale sia già oggi in condizioni di saturazione e come il taglio delle risorse rischi di intrecciarsi anche con lo sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino. Con l’aumento dei passeggeri, ha spiegato, senza un adeguato potenziamento della rete ferroviaria si rischia un collasso del sistema: «Ci troveremo a dire che mancano i taxi, quando in realtà non si sarà investito per servire la nuova capacità dello scalo».
Un ulteriore punto critico riguarda le infrastrutture sul territorio. A fronte di un fabbisogno stimato in circa 40 nuove stazioni, Roma avrebbe ottenuto finanziamenti soltanto per una, quella del Divino Amore, ha evidenziato Patanè.
Nel frattempo, in Assemblea Capitolina sono state approvate due mozioni che chiedono il trasferimento del cantiere della Metro C da piazza Celimontana e il ripristino del Giardino della Pace. Le proposte sono state votate anche da opposizioni come M5s e Forza Italia, oltre che dalla maggioranza guidata dal Partito Democratico.
I consiglieri dem Riccardo Corbucci e Antonella Melito hanno definito il risultato «un obiettivo chiaro: restituire ai cittadini del Celio un’area verde utilizzata da oltre tredici anni per consentire la realizzazione di un’infrastruttura fondamentale come il prolungamento della Metro C».
Nel dibattito è emersa anche la questione logistica legata ai cantieri, con l’osservazione che, una volta spostati i lavori, anche i servizi di supporto ai lavoratori dovrebbero essere adeguati alla nuova organizzazione delle attività.
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