Roma, 6 maggio 2026
ultime notizie
Politica

Nodo ferroviario di Roma a rischio con il taglio dei fondi: Patanè lancia l’allarme sul definanziamento e teme un collasso della mobilità

L’assessore capitolino alla Mobilità denuncia in audizione alla Camera il drastico ridimensionamento delle risorse per il nodo ferroviario della Capitale, scese da 6 a 1,6 miliardi, e segnala criticità su Fiumicino, nuove stazioni e infrastrutture strategiche

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 3'
Nodo ferroviario di Roma a rischio con il taglio dei fondi: Patanè lancia l’allarme sul definanziamento e teme un collasso della mobilità

Il nodo ferroviario di Roma rischia di entrare in forte difficoltà a causa del definanziamento delle risorse previste per il suo potenziamento. È l’allarme lanciato dall’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè, intervenuto in audizione alla commissione Trasporti della Camera nell’ambito dell’esame del documento strategico sulla mobilità ferroviaria. «Quello che ci lascia più perplessi è il metodo con cui sono state individuate le risorse destinate ai singoli nodi», ha dichiarato Patanè, evidenziando come il finanziamento per Roma sia passato da circa 6 miliardi, considerati il minimo indispensabile per l’ammodernamento, a circa 1,6 miliardi.

Disparità tra città e risorse ridotte

Una riduzione che, secondo l’assessore, appare difficilmente giustificabile anche nel confronto con altre città: «Non si comprende come realtà infinitamente più piccole si ritrovino con finanziamenti superiori: il doppio rispetto a Roma, tre volte Milano, dieci volte Napoli».

Rischi per Fiumicino e saturazione della rete

Patanè ha sottolineato come il nodo ferroviario della Capitale sia già oggi in condizioni di saturazione e come il taglio delle risorse rischi di intrecciarsi anche con lo sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino. Con l’aumento dei passeggeri, ha spiegato, senza un adeguato potenziamento della rete ferroviaria si rischia un collasso del sistema: «Ci troveremo a dire che mancano i taxi, quando in realtà non si sarà investito per servire la nuova capacità dello scalo».

Il nodo delle nuove stazioni

Un ulteriore punto critico riguarda le infrastrutture sul territorio. A fronte di un fabbisogno stimato in circa 40 nuove stazioni, Roma avrebbe ottenuto finanziamenti soltanto per una, quella del Divino Amore, ha evidenziato Patanè.

Metro C e mozioni in Assemblea Capitolina

Nel frattempo, in Assemblea Capitolina sono state approvate due mozioni che chiedono il trasferimento del cantiere della Metro C da piazza Celimontana e il ripristino del Giardino della Pace. Le proposte sono state votate anche da opposizioni come M5s e Forza Italia, oltre che dalla maggioranza guidata dal Partito Democratico.

Il caso Celio e la riqualificazione dell’area

I consiglieri dem Riccardo Corbucci e Antonella Melito hanno definito il risultato «un obiettivo chiaro: restituire ai cittadini del Celio un’area verde utilizzata da oltre tredici anni per consentire la realizzazione di un’infrastruttura fondamentale come il prolungamento della Metro C».

Servizi e organizzazione dei cantieri

Nel dibattito è emersa anche la questione logistica legata ai cantieri, con l’osservazione che, una volta spostati i lavori, anche i servizi di supporto ai lavoratori dovrebbero essere adeguati alla nuova organizzazione delle attività.

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2025 - Made by Semplice