
Il lungo contenzioso tra Meta e gli Stati americani sui possibili (e probabili) effetti dei social network sulla salute e sul comportamento di bambini e adolescenti si chiude con un accordo miliardario. Il procedimento avviato a Oakland, che coinvolgeva 29 Stati, non è arrivato a una decisione definitiva sulla responsabilità dell’azienda guidata da Mark Zuckerberg.
L’intesa consente dunque a Meta di evitare una sentenza e non prevede un’ammissione di colpa. In cambio, il gruppo dovrà affrontare un esborso economico molto consistente e modificare in maniera significativa alcune caratteristiche delle proprie piattaforme quando vengono utilizzate dagli utenti più giovani.
Il valore complessivo dell’intesa viene indicato in circa 17 miliardi di dollari. Una parte, pari a circa 10 miliardi, sarebbe garantita, mentre la quota restante dipenderebbe dal verificarsi di determinate condizioni.
Per Meta si tratta di un costo enorme, ma l’accordo permette alla società di ridurre il rischio legato a una possibile condanna e di evitare un processo destinato a concentrarsi ancora più a lungo sulle responsabilità delle piattaforme nei confronti dei minorenni. Un condono all’italiana, coprendo di soldi le proprie responsabilità penali.
Anche Zuckerberg evita così di comparire in aula per una testimonianza.
Uno degli elementi centrali dell’intesa riguarda gli adolescenti. Per gli utenti tra i 13 e i 17 anni saranno previste impostazioni di sicurezza più restrittive già attive automaticamente.
Tra le misure figurano limiti al tempo trascorso sulle piattaforme, con un tetto indicativo di due ore quotidiane, oltre a una sospensione dell’accesso durante la notte. Sono previste inoltre restrizioni nelle fasce dedicate alle lezioni e pause obbligatorie dopo periodi prolungati di utilizzo.
Le impostazioni potranno essere modificate soltanto attraverso l’intervento dei genitori, rafforzando così il controllo familiare sull’esperienza digitale dei ragazzi.
L’accordo interviene anche sui meccanismi pensati per mantenere alta l’attenzione degli utenti. Per gli adolescenti dovrebbero sparire dalla visualizzazione i numeri relativi a like e visualizzazioni, mentre il sistema potrà proporre messaggi che invitano a interrompere la navigazione già dopo un breve periodo.
Un’altra novità riguarda i filtri estetici. Per i minorenni saranno eliminati quelli che modificano pesantemente l’aspetto fisico simulando risultati associabili alla chirurgia estetica.
Grande attenzione sarà dedicata anche all’accertamento dell’età. Meta dovrà rafforzare gli strumenti capaci di individuare gli utenti che non hanno ancora compiuto 13 anni e verificare con maggiore precisione le dichiarazioni anagrafiche degli iscritti.
Questa soluzione, però, apre un’altra questione: la tutela della privacy. Sistemi più sofisticati per determinare l’età potrebbero infatti richiedere un trattamento più articolato delle informazioni personali.
Tra gli aspetti più discussi rimane quello relativo agli algoritmi di raccomandazione. L’accordo non comporterebbe una revisione sostanziale dei sistemi che selezionano e propongono automaticamente i contenuti agli utenti.
È proprio questo uno dei punti sui quali si concentra da tempo il dibattito sull’impatto dei social sui più giovani. Per questo la chiusura del procedimento di Oakland non rappresenta la fine delle controversie: negli Stati Uniti resta aperta la questione più ampia delle responsabilità delle grandi piattaforme digitali nei confronti dei minori.
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