Roma, 24 gennaio 2026
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«Lunedì», il ritorno di Tutti Fenomeni: un disco che ricomincia dal presente

«Lunedì» è il nuovo album di Tutti Fenomeni, in uscita per 42 Records/Epic Records Italy. Dieci brani tra ironia, maturità e nuove sonorità, prodotti da Giorgio Poi

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 1 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 2'

Un ritorno atteso, che arriva dopo tre anni di silenzio discografico e segna una tappa decisiva nel percorso dell’artista romano, al secolo Giorgio Quarzo Guarascio, in arte Tutti Fenomeni.

È uscito oggi, venerdì 23 gennaio, «Lunedì», il nuovo album di Tutti Fenomeni, pubblicato per 42 Records/Epic Records Italy.

Un ritorno dopo tre anni e due dischi diventati culto

«Lunedì» arriva dopo due album, «Merce Funebre» e «Privilegio Raro», diventati nel tempo piccoli grandi cult della scena indipendente italiana, e dopo il riuscito debutto cinematografico come attore nel film «Enea» di Pietro Castellitto. Anticipato dai singoli «Piazzale degli Eroi», «La ragazza di Vittorio» e «Vanagloria», il disco è prodotto, suonato e registrato da Giorgio Poi, in un sodalizio artistico capace di far dialogare mondi solo apparentemente lontani.

Un sound più luminoso e una scrittura che si apre

Rispetto ai lavori precedenti, «Lunedì» presenta un suono più morbido e arioso, più ricco e luminoso, a tratti orchestrale e a tratti rarefatto. Una cornice sonora che si avvicina alla forma canzone tradizionale, prendendo le distanze dal rap delle origini senza rinnegarlo, e muovendosi verso paesaggi musicali immediati ma raffinati, talvolta cinematografici.

Dentro questa nuova veste sonora si muove la penna acuta e inconfondibile di Tutti Fenomeni, che continua a osservare il presente con lucidità, cinismo e ironia pungente. I testi attraversano sesso, religione, riflessioni sociali e generazionali, fino a toccare corde più esistenziali, tra giochi di parole spietati, accostamenti spiazzanti e citazioni che vanno da Mozart a Berlusconi, da Nico a Elon Musk, da Mao a D’Annunzio, passando per Loredana Berté.

Dieci brani tra ironia, vita e vulnerabilità

Le dieci tracce di «Lunedì» mettono a nudo le contraddizioni del nostro tempo con sagacia e irriverenza, ma segnano anche un passo ulteriore nella maturazione dell’artista. Accanto alla consueta ironia caustica emerge una nuova apertura emotiva: la morte resta un tema centrale, esorcizzato fino a renderlo leggero, ma trova spazio anche la vita, con la nostalgia per il tempo che passa, l’ansia dei trent’anni e un amore raccontato con umorismo affilato, dolcezza e vulnerabilità.

Il disco si apre con «La ragazza di Vittorio», il brano più vicino al passato, e prosegue con «Col tuo nome», nata dopo la visione in anteprima del nuovo film di Susanna Nicchiarelli. Seguono la nostalgia di «Mao», l’ironia di «Morire vista mare», l’inno sentimentale di «Piazzale degli Eroi», l’analisi sociale de «La felicità del cane» e il grottesco politico di «Vanagloria». Le atmosfere eteree di «Formentera» lasciano spazio al beat di «29 febbraio», fino alla coralità finale di «Love is not enough».

Un disco di ripartenza

«Lunedì» è un album di salvezza e sopravvivenza, una ripartenza consapevole che evolve traccia dopo traccia insieme al suo autore. Come ogni lunedì, appunto. A completare il ritorno, anche due appuntamenti live: il 9 aprile all’Atlantico di Roma e il 22 maggio al Mi Ami Festival di Milano.

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