
Nel Roseto comunale di Roma è comparsa una nuova rosa, non punge ma può essere tagliente e non ha nulla di profumato. Si chiama «Quel che resta» ed è la nuova installazione pubblica di Francesca Leone, artista e scultrice romana. Figlia del grande Sergio, da anni è impegnata in una ricerca che trasforma materiali di scarto e superfici segnate dal tempo in opere cariche di memoria.
L’opera, inaugurata il 22 maggio, nasce dalle lamiere recuperate nel Parco di Centocelle, area della periferia est della Capitale segnata dagli incendi legati agli autodemolitori abusivi. Per qualcuno, simbolo di una Roma che non c'è più; per altri, poesia in forma di rosa.
La rosa metallica emerge da una massa irregolare di travertino romano. Il dialogo tra pietra e metallo tiene insieme memoria architettonica e ferite urbane: le bruciature, le ossidazioni e le deformazioni provocate dal fuoco non vengono cancellate ma diventano parte dell’opera.
Più che nascondere il degrado, «Quel che resta» lo espone e lo trasforma in linguaggio visivo. Leone spiega così la nascita del progetto:
«L'opera è nata quando io ho visto che stavano per smantellare questo parco di Centocelle da queste lamiere che erano bruciate, arrugginite, che avevano subito un incendio enorme».
L’artista racconta che l’idea prese forma durante un confronto con Sabrina Alfonsi, assessora capitolina all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti:
«Con l'assessora Sabrina Alfonsi parlai di questo progetto che mi era venuto in mente e cioè recuperare quel materiale che era un materiale arrugginito, "ferito", che probabilmente avrebbe perso l'uso nella vita».
Da lì, continua Leone, nacque il desiderio «di farlo rinascere in qualche modo e quindi di creare una scultura che potesse invece essere restituita a Roma in un'altra veste».
Il progetto è inserito nel programma «Roma Circolare-Da rifiuti a risorse», dedicato al riuso e all’economia circolare applicata alla cultura.
Alfonsi collega direttamente l’opera alla trasformazione del parco:
«Quel che resta è un'opera di Francesca Leone donata alla città di Roma e quindi un'opera pubblica che ha una storia bellissima perché queste lamiere che compongono la rosa sono delle lamiere che vengono dagli autodemolitori di Centocelle».
E aggiunge:
«Mentre si realizza il parco con quegli scarti c'è un'opera potente che parla appunto di rigenerazione, che parla di riuso, che parla di bellezza. L'arte e le opere ci aiutano nelle grandi trasformazioni urbane».
Leone attribuisce proprio al sostegno istituzionale la possibilità di realizzare il progetto:
«L'assesora Alfonsi ha amato questo progetto, l'ha sposato e grazie a lei si è riuscita a far sì che quest'opera fosse messa qui al Roseto».
La scelta del travertino non è casuale:
«Volevo che la rosa nascesse da una base che non è una base, in realtà è una roccia di travertino»
spiega l’artista.
«Il travertino è la pietra di Roma e fa parte della città, quindi questa rosa ferrosa che nasce da una ferita della città sopra una pietra millenaria della città stessa è sbocciata». Per Leone, «è in qualche modo una rinascita».
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi