
La Lazio si ferma all’ultimo ostacolo. Nella finale di Coppa Italia giocata allo stadio Olimpico, i biancocelesti perdono 2-0 contro l’Inter e vedono sfumare il trofeo che avrebbe potuto cambiare il giudizio sulla stagione.
Per la squadra di Maurizio Sarri, squalificato e costretto a seguire la gara dalla tribuna, la serata si chiude con una sconfitta netta. I biancocelesti restano anche fuori dall’Europa, al termine di una stagione attraversata da difficoltà e conclusa senza l’obiettivo che la finale avrebbe potuto riaprire.
L’Inter, più solida e più continua per tutta la partita, conquista invece la Coppa Italia e completa la doppietta con lo Scudetto. I nerazzurri vincono grazie all’autogol di Marusic nel primo tempo e al raddoppio di Lautaro Martinez.
Sarri sceglie Motta in porta. Davanti a lui ci sono Marusic, Gila, Romagnoli e Tavares. A centrocampo spazio a Basic, Patric e Taylor, con Isaksen, Noslin e Zaccagni nel tridente offensivo.
L’avvio è bloccato, con ritmi bassi e poche occasioni. La prima vera iniziativa arriva dall’Inter, con un colpo di testa di Lautaro su cross di Barella che termina di poco fuori.
Al 14’ la partita cambia. Su calcio d’angolo battuto da Dimarco e sfiorato da Thuram, Marusic devia di testa nella propria porta. È l’episodio che indirizza la finale e costringe la Lazio a rincorrere quasi subito.
La reazione biancoceleste fatica però a concretizzarsi. L’Inter gestisce possesso e ritmo senza concedere spazi, mentre la Lazio non riesce a costruire una pressione continua.
Dopo il vantaggio nerazzurro, la Lazio rischia ancora. Dumfries va vicino al raddoppio con un destro al volo dall’interno dell’area, ma Tavares salva in spaccata il pallone diretto verso l’angolino.
Pochi minuti dopo, però, proprio da una palla persa dal portoghese nasce il secondo gol dell’Inter. Dumfries serve Lautaro Martinez, che al 35’ firma il 2-0. Per l’attaccante argentino è il terzo gol in carriera in una finale di Coppa Italia.
Nel finale del primo tempo Motta respinge un mancino dalla distanza di Zielinski. La Lazio prova ad affacciarsi con Isaksen, che dalla destra calcia a incrociare: il pallone termina di poco a lato.
È il segnale di una reazione più nervosa che continua. La squadra di Sarri va all’intervallo sotto di due gol, con la finale già fortemente compromessa.
All’inizio della ripresa Sarri cambia: fuori Patric, dentro Rovella. La Lazio prova ad alzare il baricentro, spinta anche dai propri tifosi, ma non riesce a mettere davvero in difficoltà l’Inter.
I nerazzurri restano in controllo e quando ripartono creano ancora pericoli, prima con Barella e poi con Dimarco per Lautaro. La Lazio prova a riaprire la partita con il cuore e sfiora il gol con Noslin, che calcia di destro dal centro dell’area ma manda il pallone di poco fuori.
Arrivano poi altri cambi. Nella Lazio entra Cancellieri per Isaksen, mentre nell’Inter Chivu inserisce Mkhitaryan per Sucic e Luis Henrique per Dumfries. Proprio l’esterno brasiliano ha subito la chance per il 3-0, ma calcia alto su assist di Dimarco.
Sarri si gioca anche la carta Dia, che ha l’occasione migliore per rimettere in partita i biancocelesti. L’attaccante si presenta davanti a Martinez, ma il portiere dell’Inter esce bene e chiude lo spazio.
Nel finale cresce il nervosismo, con un accenno di parapiglia tra Dimarco e il neo entrato Pedro. L’Inter sfiora ancora il terzo gol con Zielinski, che conclude di esterno destro dopo una percussione di Thuram, mandando il pallone di poco fuori.
In pieno recupero è ancora Dia a provarci di testa, ma Martinez para. È l’ultima occasione di una partita in cui la Lazio riesce a creare troppo poco per riaprire davvero la finale.
All’Olimpico, davanti a 68mila spettatori e con il record di incasso, la serata si chiude con la festa dell’Inter e con la delusione biancoceleste. Per Sarri arriva la seconda sconfitta in altrettante finali di Coppa Italia. Per la Lazio resta il peso di una finale persa senza attenuanti e di una stagione chiusa fuori dalle competizioni europee.
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