
La Lazio conquista la finale di Coppa Italia al termine di una sfida lunghissima e ad altissima tensione, piegando l’Atalanta solo ai calci di rigore dopo l’1-1 maturato tra tempi regolamentari e supplementari.
A prendersi la scena è soprattutto Edoardo Motta, portiere biancoceleste classe 2005, protagonista assoluto della serata. Il giovane estremo difensore para infatti quattro rigori consecutivi nella serie finale e regala alla squadra di Maurizio Sarri il pass per l’ultimo atto della competizione, dove ad attendere la Lazio ci sarà l’Inter.
Dopo il 2-2 dell’andata, la gara di ritorno resta in equilibrio per quasi tutta la sua durata.
La partita si accende soltanto nel finale dei tempi regolamentari, quando la Lazio trova il vantaggio con Romagnoli al 39’ della ripresa. L’Atalanta, però, reagisce subito e ristabilisce la parità con Pasalic, che firma l’1-1 e prolunga la sfida ai supplementari.
Anche nell’extra time il confronto resta apertissimo, tra occasioni, episodi e continui ribaltamenti di fronte. Alla fine serve la lotteria dei rigori per decidere il nome della seconda finalista.
Dal dischetto emerge tutta la freddezza della Lazio, ma soprattutto il talento del suo giovane portiere.
Su nove rigori complessivi, soltanto tre vengono trasformati. Per i biancocelesti segnano Isaksen e Taylor, mentre per l’Atalanta va a segno Raspadori. A quel punto sale in cattedra Motta, che chiude la porta davanti ai tentativi di Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere, risultando decisivo nella qualificazione.
Per il portiere cossatese è una notte da ricordare. Oltre alla serie dal dischetto, Motta si era già distinto durante i supplementari con un intervento di grande livello su un tentativo ravvicinato di Scamacca, confermando personalità e riflessi in uno dei momenti più delicati della partita.
Sul piano del gioco, l’Atalanta costruisce di più e prova a comandare la partita per lunghi tratti, con pressione alta, intensità nei duelli e una manovra insistita soprattutto sulle corsie laterali.
La Lazio, invece, resta più attendista, ma sa rendersi pericolosa quando riesce a ripartire. Noslin offre riferimenti offensivi credibili, mentre Gila regge bene la linea difensiva nei momenti di maggiore sofferenza.
Nel primo tempo i bergamaschi controllano maggiormente il ritmo, pur senza trovare il guizzo decisivo. Nella ripresa la gara si apre definitivamente, diventando più spezzata e spettacolare, fino al botta e risposta che trascina tutto oltre il novantesimo.
Con questo successo la Lazio si prende la finale di Coppa Italia e si giocherà il trofeo contro l’Inter.
Per i biancocelesti è un risultato pesante, costruito al termine di una partita di sacrificio, equilibrio e resistenza mentale. Per l’Atalanta resta invece l’amarezza di una sfida giocata a lungo alla pari, con maggiore produzione offensiva ma senza la necessaria concretezza nei momenti chiave.
A decidere tutto, alla fine, è stato il volto più inatteso e più luminoso della serata: Edoardo Motta, che con quattro parate ai rigori ha trasformato una semifinale tiratissima in una notte da sogno per la Lazio.
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