Roma, 18 luglio 2026
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Lago Albano, l’allarme di Legambiente: «Fermare il consumo di suolo per salvare la falda»

Goletta dei Laghi 2026 denuncia l’abbassamento di 7,5 metri del Lago Albano e chiede meno cemento, prelievi idrici ridotti e tutela della falda.

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Lago Albano, l’allarme di Legambiente: «Fermare il consumo di suolo per salvare la falda»

Fermare il consumo di suolo e l’espansione edilizia nei Comuni dei Castelli Romani per consentire alla pioggia di infiltrarsi nel terreno e alimentare la falda del Vulcano Laziale. È l’appello lanciato da Goletta dei Laghi, la campagna nazionale di Legambiente dedicata al monitoraggio e alla tutela degli ecosistemi lacustri, durante la tappa sul Lago Albano, uno degli specchi d’acqua più importanti del Lazio.

Il Lago Albano è un bacino di origine vulcanica e non riceve acqua da fiumi o torrenti. La sua alimentazione dipende interamente dalla falda sotterranea del Vulcano Laziale, che si ricarica attraverso le precipitazioni sull’intero territorio dei Castelli Romani.

Negli ultimi decenni, però, l’impermeabilizzazione del terreno provocata dall’urbanizzazione, i prelievi idrici superiori alla capacità naturale di ricarica e gli effetti della crisi climatica hanno alterato questo equilibrio. Il livello del lago si è abbassato di circa 7,5 metri, modificando il paesaggio e mettendo a rischio un ecosistema di rilevante valore ambientale e naturalistico.

L’appello ai Comuni dei Castelli Romani

Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, sottolinea il legame tra nuove costruzioni, impermeabilizzazione del suolo e riduzione dell’acqua disponibile nella falda.

«Il Lago Albano ci ricorda che il consumo di suolo non distrugge soltanto il paesaggio, ma compromette anche il ciclo naturale dell’acqua. Ogni nuovo ettaro di terreno coperto da asfalto e cemento è un ettaro in meno capace di assorbire la pioggia e restituirla lentamente alla falda che alimenta il lago»

Ai Comuni dei Castelli, Sacchi chiedere quindi «di fermare l’espansione edilizia e mettere al centro la tutela del suolo, insieme a una forte riduzione dei prelievi idrici».

«Solo così - conclude - sarà possibile invertire una tendenza che oggi appare sempre più preoccupante».

L’abbassamento delle acque non rappresenta soltanto un problema paesaggistico. Il progressivo ritiro del lago ha fatto emergere gran parte del primo terrazzo sommerso. Secondo Legambiente, qualora il fenomeno proseguisse, l’acqua potrebbe raggiungere le pareti più ripide del cratere vulcanico, aumentando il rischio di instabilità dei fondali e producendo conseguenze sugli ecosistemi acquatici, sulla navigazione e sul patrimonio archeologico.

Il pilone delle Olimpiadi come monumento alla crisi climatica

Durante la tappa di Goletta dei Laghi, l’associazione ambientalista ha rilanciato anche una proposta simbolica: conservare l’ultimo pilone delle strutture costruite per le Olimpiadi di Roma del 1960, oggi completamente emerso, e trasformarlo in un monumento permanente al cambiamento climatico e alla crisi idrica.

Mirko Laurenti, presidente del Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio, richiama l’attenzione anche sui rischi per la sicurezza delle coste:

«L’abbassamento del lago è un tema non solo di perdita di biodiversità ma anche di sicurezza. Dove sessant’anni fa c’era acqua, oggi c’è solo sabbia, il che mette a rischio tutte le coste che, senza la pressione esercitata dal lago, rischiano lo smottamento»

La richiesta alle amministrazione dei Comuni che affacciano sul lago di Albano è quella di «di istituire un tavolo urgente che metta al centro il dissesto idrogeologico con l’obiettivo di mettere in campo tutti gli strumenti atti a prevenirlo».

Laurenti ha inoltre contestato il progetto del termovalorizzatore di Roma, sostenendo che l’impianto potrebbe aggravare la pressione sulla falda dei Castelli Romani:

«In questo contesto, segnaliamo l’urgenza di contrastare lo scellerato progetto del termovalorizzatore di Roma che non farà altro che peggiorare il già critico livello di captazione dalla falda dei Castelli Romani da cui l’impianto dovrebbe attingere per il suo funzionamento».

La richiesta di ridurre i consumi idrici del 30%

Roberto Salustri, esponente del Coordinamento Ambientalista Castelli Romani, ha indicato nella riduzione dei consumi idrici una delle misure più urgenti per proteggere i laghi del territorio:

«Per salvare i laghi dei Castelli Romani è necessario ridurre urgentemente i consumi idrici di almeno il 30%. D’altra parte queste zone umide hanno 50 milioni di metri cubi di acqua in meno rispetto al 1984, anno in cui c’è stato l’inizio dell’abbassamento a causa del boom della speculazione edilizia nei 22 Comuni circostanti»
«È dunque fondamentale - sottolinea Salustri - fermare il consumo di suolo per permettere ai laghi di continuare a ricaricare la propria falda, scongiurando così - chiosa - un danno irreversibile alla biodiversità che già ora soffre di una riduzione critica dell’ossigeno disciolto nell’acqua».

Le misure proposte per salvare il Lago Albano

Per Legambiente, la strategia deve prevedere lo stop al consumo di suolo, una consistente riduzione dei prelievi e dei consumi idrici, la protezione dei boschi e delle aree naturali che favoriscono la ricarica della falda e una pianificazione urbanistica collegata alla reale disponibilità d’acqua.

L’associazione chiede inoltre di ridurre il traffico veicolare, indicato come un’ulteriore fonte di inquinamento per il territorio. Il futuro del Lago Albano, conclude Legambiente, non dipenderà soltanto dalle precipitazioni e dalla crisi climatica, ma anche dalle decisioni che le amministrazioni adotteranno nei prossimi anni sull’intera area del Vulcano Laziale.

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