Roma, 28 marzo 2026
ultime notizie
Cultura

"Il problema siamo noi, tra stupidità umana e intelligenza artificiale": intervista a Danilo Broggi

Questioni aperte sul rapporto tra umanità e IA: il vero "problema" è la macchina o la qualità delle decisioni umane?

di Rosa Chiara ScaglioneULTIMO AGGIORNAMENTO 5 ore fa - TEMPO DI LETTURA 7'
"Il problema siamo noi, tra stupidità umana e intelligenza artificiale": intervista a Danilo Broggi

Il tema dell’intelligenza artificiale sta suscitando un grandissimo interesse e un dibattito sempre più acceso che coinvolge tecnologia, economia, politica e società. Ma la vera domanda, oggi, non è solo cosa potrà fare l’intelligenza artificiale, bensì chi la governa, con quali obiettivi e con quali responsabilità.

E soprattutto: l’intelligenza artificiale sta andando verso una capacità di interferenza nelle decisioni umane? È già in grado di desumere dai risultati e orientare le scelte? Da queste domande parte la riflessione di Danilo Broggi nel suo libro “Il problema siamo noi. Tra stupidità umana e intelligenza artificiale”.

La questione tecnologica e la dimensione umana

Il problema siamo noi” è un titolo che può apparire provocatorio. Perché questa scelta per il suo nuovo libro?

“Il problema siamo noi” è un titolo che può apparire provocatorio, ma che indica con precisione il punto di partenza del libro.
In un momento storico in cui il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo salvifico e timore apocalittico, il volume propone una prospettiva diversa: riportare la questione tecnologica alla sua dimensione profondamente umana.
Il nodo decisivo non è ciò che le macchine potranno fare, ma ciò che noi decideremo di farne e di fare.

Lei insiste molto sulla velocità dell’evoluzione tecnologica. È questo il vero elemento di rottura rispetto al passato?

Ciò che distingue la rivoluzione tecnologica in atto da quelle passate non è solo la potenza degli strumenti, ma la straordinaria velocità con cui evolvono.
L’intelligenza artificiale migliora assai rapidamente, iterazione dopo iterazione. È questo ritmo incessante a rendere il presente diverso dal passato.

Il volume propone una prospettiva diversa: riportare la questione tecnologica alla sua dimensione profondamente umana

Si parla di “sviluppo incontrollabile”, così definito in un paper (Predictability and Surprise in LGM) pubblicato nel 2022 da Anthropic che, con una calibrata metafora, ben fa capire come stiamo affrontando il tema: “In un certo senso stiamo costruendo l’aereo mentre sta decollando”.
Questione posta da Nick Bostrom nel suo libro “Superintelligent” già nel 2014. Siamo certi che riusciremo a governare senza problemi una AI super intelligente dopo che l’avremo costruita?

Mitologie fuorvianti e neutralità

E qui si apre una domanda decisiva: chi governa davvero l’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale è oggi al centro di una narrazione fortemente polarizzata.
Da un lato viene descritta come una super intelligenza destinata a risolvere problemi strutturali dell’umanità; dall’altro come una tecnologia capace di sfuggire al controllo umano, alterando equilibri economici, sociali e politici.
Entrambe queste rappresentazioni rischiano di alimentare una mitologia fuorviante. L’AI non è un oracolo né un demone, ma il risultato di uno straordinario – e per molti versi inedito – processo di innovazione tecnologica.
È una tappa ulteriore di quella trasformazione che, dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione digitale, ha progressivamente ridefinito il rapporto tra lavoro, capitale e conoscenza.

L’AI però oggi non si limita più a eseguire: analizza, prevede, suggerisce decisioni. Sta andando verso una capacità di interferenza? È già in grado di desumere dai risultati?

Nel corso degli ultimi decenni le tecnologie digitali hanno modificato radicalmente le modalità di produzione, di comunicazione e di accesso alle informazioni.
L’intelligenza artificiale rappresenta oggi un salto ulteriore in questo processo, perché introduce una velocità e una capacità di elaborazione dei dati che non hanno precedenti nella storia delle società umane.

L’AI non è un oracolo né un demone, ma il risultato di uno straordinario – e per molti versi inedito – processo di innovazione tecnologica

I sistemi basati sull’AI sono in grado di analizzare enormi quantità di dati, formulare previsioni, individuare correlazioni e automatizzare processi decisionali in tempi estremamente ridotti.
Questa potenza computazionale apre possibilità straordinarie in campi molto diversi: dalla medicina alla ricerca scientifica, dalla gestione delle città alla tutela ambientale, fino all’organizzazione del lavoro e alla produzione industriale.
Ma proprio questa straordinaria capacità rende ancora più evidente una questione fondamentale: la tecnologia non è mai neutrale rispetto alle scelte e alle responsabilità delle società che la producono.

Le responsabilità delle scelte umane

Quindi dietro ogni algoritmo c’è sempre una scelta umana?

Ogni sistema tecnologico incorpora visioni del mondo, interessi economici, modelli culturali e rapporti di potere. Dietro ogni algoritmo vi è una scelta, dietro ogni sistema automatizzato una decisione, dietro ogni innovazione una responsabilità collettiva.
È su questo terreno che si collocano i contributi raccolti nel volume. Gli scritti qui riuniti nascono lungo un arco di diversi anni e attraversano ambiti differenti – dal lavoro alla politica, dall’economia alla salute, fino alle trasformazioni ambientali e sociali – ma condividono una medesima domanda di fondo: che cosa accade quando strumenti tecnologici sempre più sofisticati incontrano le fragilità cognitive e culturali delle società contemporanee?

Quindi il vero problema non è la macchina ma la qualità delle decisioni umane?

Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni che tende a confondere quantità e conoscenza, velocità e comprensione, connessione e relazione.
La disponibilità immediata di dati e contenuti non coincide necessariamente con una maggiore capacità di interpretarli.
In questo scenario il rischio non è semplicemente quello di delegare troppo alle tecnologie, ma di perdere progressivamente la capacità critica necessaria per orientarne l’uso.
La tecnologia può amplificare le capacità umane, ma può anche amplificare le debolezze delle società che la adottano.

Il titolo del libro allora è anche un richiamo alla responsabilità collettiva?

Il titolo del libro rimanda proprio a questa responsabilità. Se strumenti sempre più potenti vengono utilizzati senza una visione culturale e sociale adeguata, l’intelligenza artificiale rischia di amplificare non tanto le nostre capacità quanto le nostre debolezze: la superficialità delle decisioni, la difficoltà di distinguere tra informazione e conoscenza, la tentazione di sostituire la comprensione con scorciatoie tecnologiche.
Ma la stessa tecnologia può diventare anche uno strumento per rafforzare l’intelligenza collettiva, se inserita in contesti in cui cooperazione, responsabilità e conoscenza condivisa assumono un ruolo centrale.

In conclusione, la vera domanda non è cosa farà l’AI, ma cosa faremo noi? E se saremo ancora in tempo?

Le trasformazioni tecnologiche non avvengono mai in un vuoto sociale.
Esse si intrecciano sempre con mutamenti economici, geopolitici e culturali che ridefiniscono continuamente l’equilibrio delle società.
“Il problema siamo noi”, dunque, non è una formula pessimistica. È piuttosto un invito a rovesciare la prospettiva dominante: non sono le macchine a determinare il futuro delle società, ma la qualità dell’intelligenza umana che le progetta, le utilizza e le governa.
Perché la vera questione non è se l’intelligenza artificiale diventerà più potente, ma se l’intelligenza umana saprà diventare più consapevole, più critica e più socialmente responsabile.
E anche se saremo ancora in tempo.

Il libro “Il problema siamo noi. Tra stupidità umana e intelligenza artificiale” è disponibile nelle librerie.

Chi è Danilo Broggi

Danilo Broggi, nato a Milano nel 1960, imprenditore e startupper, manager pubblico e privato, già presidente nazionale di Confapi (Confederazione italiana della piccola e media industria), amministratore delegato di Consip e Atac, presidente di Retelit e PosteAssicura, consigliere di amministrazione di aziende private di diversi settori (banche e finanza, assicurazioni, industria e servizi), presidente in carica del Centro per la Cultura di Impresa.

Ha pubblicato Diario di bordo. Tra innovazione e cambiamento (2018), Connessi e confusi. Orientarsi nell’oceano dell’innovazione (2022). Consip: il significato di un'esperienza. Teoria e pratica tra e-Procurement e e-Government (2008)

In questo scenario il rischio non è semplicemente quello di delegare troppo alle tecnologie, ma di perdere progressivamente la capacità critica necessaria per orientarne l’uso

Ma la stessa tecnologia può diventare anche uno strumento per rafforzare l’intelligenza collettiva, se inserita in contesti in cui cooperazione, responsabilità e conoscenza condivisa assumono un ruolo centrale.

In conclusione, la vera domanda non è cosa farà l’AI, ma cosa faremo noi? E se saremo ancora in tempo?

Le trasformazioni tecnologiche non avvengono mai in un vuoto sociale. Esse si intrecciano sempre con mutamenti economici, geopolitici e culturali che ridefiniscono continuamente l’equilibrio delle società.
“Il problema siamo noi”, dunque, non è una formula pessimistica. È piuttosto un invito a rovesciare la prospettiva dominante: non sono le macchine a determinare il futuro delle società, ma la qualità dell’intelligenza umana che le progetta, le utilizza e le governa.
Perché la vera questione non è se l’intelligenza artificiale diventerà più potente, ma se l’intelligenza umana saprà diventare più consapevole, più critica e più socialmente responsabile.
E anche se saremo ancora in tempo.

Il libro “Il problema siamo noi. Tra stupidità umana e intelligenza artificiale” è disponibile nelle librerie.

Chi è Danilo Broggi

Danilo Broggi, nato a Milano nel 1960, imprenditore e startupper, manager pubblico e privato, già presidente nazionale di Confapi (Confederazione italiana della piccola e media industria), amministratore delegato di Consip e Atac, presidente di Retelit e PosteAssicura, consigliere di amministrazione di aziende private di diversi settori (banche e finanza, assicurazioni, industria e servizi), presidente in carica del Centro per la Cultura di Impresa.

Ha pubblicato Diario di bordo. Tra innovazione e cambiamento (2018), Connessi e confusi. Orientarsi nell’oceano dell’innovazione (2022). Consip: il significato di un'esperienza. Teoria e pratica tra e-Procurement e e-Government (2008)

CONDIVIDI ARTICOLO

La Capitale, il nuovo giornale online di Roma

La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024

DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi

SEDE LEGALE

Via Giuseppe Gioacchino Belli, 86
Roma - 00193

FOLLOW US
ORA EDITORIALE SRL P.IVA 17596711006© Copyright 2025 - Made by Semplice