Roma, 31 agosto 2026
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Il Gip parla di tortura su 12 detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo

Inchiesta su presunte violenze nell’Ipm di Casal del Marmo a Roma: il Gip parla di tortura e interdice tre agenti per un anno. Antigone: «Esposto già nel 2025»

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Carcere minorile "Casal del Marmo", Roma (La Capitale)

Carcere minorile "Casal del Marmo", Roma (La Capitale)

Dodici ragazzi detenuti nell’Ipm di Casal del Marmo, a Roma, sarebbero stati vittime di violenze da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria. Nell’inchiesta della Procura capitolina il Gip parla esplicitamente di tortura e ha disposto per tre agenti l’interdizione dal servizio per un anno.

Sulla vicenda interviene Antigone, associazione che si occupa della tutela dei diritti delle persone detenute, annunciando l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento. L’organizzazione sostiene inoltre di aver ricevuto segnalazioni su possibili violenze all’interno dell’istituto e di aver presentato un esposto alla Procura già nel luglio 2025.

Casal del Marmo, l’inchiesta sulle presunte violenze

Secondo quanto emerge dal procedimento, le condotte contestate avrebbero riguardato dodici giovani detenuti nell’istituto penale minorile romano. Nell’ordinanza con cui sono state adottate le misure interdittive nei confronti di tre agenti, il giudice per le indagini preliminari avrebbe qualificato i fatti come tortura.

L’ordinanza richiama anche le condizioni di degrado in cui si trovava l’istituto, sottolineando tuttavia che il contesto non potrebbe giustificare le condotte contestate.

«Quello che emerge oggi dalle carte della magistratura è di una gravità inaudita. Antigone aveva ricevuto - anche da alcuni operatori - segnalazioni su possibili violenze all’interno di Casal del Marmo e, sulla base di quelle informazioni, già nel luglio 2025 aveva presentato un esposto alla Procura», afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Gonnella aggiunge che l’associazione aveva segnalato quanto emerso anche alle autorità istituzionali, compreso il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità.

Antigone: «Non basta sospendere alcuni agenti»

Per l’associazione la vicenda non può però essere affrontata soltanto sul piano giudiziario. Casal del Marmo arriva dopo l’inchiesta sulle presunte violenze nell’Ipm Beccaria di Milano e, secondo Antigone, riporta al centro il tema delle condizioni degli istituti penali minorili e dei sistemi di controllo.

«Se un giudice arriva a scrivere che dei ragazzi minorenni sono stati torturati, la risposta non può essere limitata alla sospensione di alcuni agenti e all’attesa del processo», afferma Gonnella.

Il presidente di Antigone chiede un intervento sulle condizioni degli istituti, sulla formazione degli operatori e sui meccanismi di prevenzione e controllo degli abusi.

«C’è una responsabilità politica e istituzionale che deve essere affrontata. Bisogna intervenire immediatamente sugli istituti penali per minorenni, sulle condizioni di lavoro degli operatori, sulla formazione, sui meccanismi di controllo e soprattutto sulla cultura della pena».

Antigone pronta a costituirsi parte civile

Nell’ambito del procedimento, Antigone annuncia l’intenzione di costituirsi parte civile, come già avvenuto in altri casi riguardanti presunte violazioni dei diritti delle persone detenute.

L’associazione sollecita inoltre una discussione parlamentare sulle condizioni di vita negli Ipm e chiede alle istituzioni, tra cui Governo, garanti competenti e Sindaco di Roma, di valutare la costituzione di parte civile.

Al centro delle richieste c’è anche la necessità di riportare la funzione educativa al centro del sistema penale minorile.

Gli Stati Generali della Giustizia Minorile

A intervenire è anche Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’Osservatorio minori di Antigone, che richiama il lavoro avviato dall’associazione insieme a Defence for Children Italia e Libera con gli Stati Generali della Giustizia Minorile.

«Non possiamo continuare a parlare di emergenza. Da mesi diciamo che la giustizia minorile ha bisogno di un cambio di paradigma», afferma Marietti.

Ai lavori, riferisce Antigone, hanno aderito circa 500 persone tra magistrati, avvocati, operatori, educatori, ricercatori e organizzazioni della società civile.

«In tutti i tavoli di lavoro è emersa la necessità di rafforzare la dimensione educativa e di ripensare il sistema, non di renderlo semplicemente più punitivo».

I risultati degli Stati Generali saranno presentati il 26 novembre a Roma, con l’obiettivo dichiarato di mettere a disposizione delle istituzioni proposte per una riforma della giustizia minorile.

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