
Una protesta pacifica ma determinata ha avuto luogo ieri sera, lunedì 13 gennaio, nella zona di Giardinetti. Circa 70 cittadini, molti dei quali anziani, si sono radunati in piazza contro l’installazione della nuova antenna 5G, situata a pochi passi dalle loro abitazioni, in merito alla quale era anche stata aperta un’interrogazione parlamentare. Nonostante il freddo, con temperature che sfioravano gli 8 gradi, i residenti si sono uniti con un forte senso civico e una preoccupazione comune: difendersi dall'elettrosmog.
Il gruppo di cittadini ha dato vita a una raccolta fondi per finanziare un ricorso al Tar del Lazio, contro quella che considerano una violazione di diverse normative. La stazione Rsb, infatti, è stata realizzata in un'area che, secondo i cittadini, non rispetta le disposizioni legali che regolano la distanza tra antenne e zone sensibili, come scuole o abitazioni.

L'antenna di Giardinetti
Tra le violazioni citate dai manifestanti ci sono L'uso obbligatorio da parte dei gestori di telefonia mobile delle aree preferenziali comunali. Il principio del co-siting previsto dall'Unione Europea, che impone la coesistenza di più antenne in un'unica area, per ridurre l'impatto ambientale. L'obbligo di camuffamento delle stazioni radio base, che rende meno invasivi questi impianti sul piano estetico e paesaggistico e infine il divieto di installazione di antenne a meno di 40 metri da siti sensibili, come scuole, ospedali e aree residenziali.
Alla manifestazione erano presenti anche membri di altri comitati di quartiere, come il comitato «No antenne a San Saba», residenti del quartiere nuovo Trastevere, nell'XI municipio e cittadini dei quartieri Castel di Leva e Torre Maura. Questi gruppi sono uniti nella lotta contro l’inquinamento da elettrosmog, che considerano una minaccia per la salute e la qualità della vita.
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