
«Ho lavorato lì per oltre vent’anni. Ho commesso degli errori ma non per quegli ammanchi che vengono ipotizzati». Si difende così l’ex cassiera della Coin della Stazione Termini, finita al centro dell’inchiesta su un presunto giro di furti nel negozio della stazione.
Davanti al giudice per le indagini preliminari, la donna licenziata un anno fa ha aggiunto: «In molti casi mi limitavo a fornire la mia tessera sconti», respingendo l’accusa di essere la regista del sistema.
L’indagine, coordinata dal pm Stefano Opilio, è partita dalla denuncia del direttore dello store dopo la scoperta di ammanchi prima superiori ai 100mila euro e poi, con l’inventario relativo al 2023, arrivati a oltre 180mila euro.
Secondo gli inquirenti, in circa tre mesi si sarebbero verificati 80 episodi di furto aggravato.
Per l’accusa, la cassiera avrebbe rimosso le placche antitaccheggio da capi di abbigliamento e altri articoli, permettendo l’uscita della merce attraverso transazioni di poche decine di euro che non sarebbero finite nel registratore di cassa.
In questo modo, sostengono gli investigatori, veniva acquistata merce di valore molto superiore al prezzo pagato.
Nell’inchiesta risultano indagate complessivamente 44 persone, tra cui 21 appartenenti alle forze dell’ordine — carabinieri e agenti della Polfer — accusati a vario titolo di concorso in furto aggravato. A ciascuno vengono contestati uno o due episodi.
Questa mattina quattro indagati, tra cui l’ex cassiera, sono comparsi davanti al gip per l’interrogatorio preventivo. La Procura ha chiesto per tutti la custodia cautelare in carcere. Il giudice si è riservato la decisione.
L’inchiesta resta aperta mentre la difesa della donna insiste: errori sì, ma «non per quegli ammanchi».
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